Ttip: «L’accordo è impossibile»

Europa. «Non esiste alcuna possibilità di una firma entro la fine dell’amministrazione Obama», ha detto il viceministro francese Fekl. E intanto il trattato tra Ue e Canada sarà vagliato dai singoli parlamenti

Simone Pieranni, il manifesto • 6/7/2016 • Ambiente, Territorio e Beni comuni, Copertina, Europa • 567 Viste

Da parte di una scettica Francia è arrivato un macigno sui negoziati del Ttip a pochi giorni dall’inizio di un nuovo round di trattative (il quattordicesimo). Secondo il vice ministro francese Matthias Fekl «Non esiste assolutamente alcuna possibilità che si arrivi a un accordo entro la fine dell’amministrazione Obama».

Il vice ministro ha detto che l’Europa ha aspettato a lungo dei segnali che non sono arrivati. Si tratta di un primo risultato della Brexit, con il grande sponsor dell’accordo fuori dai giochi, cui ha risposto a stretto giro la commissaria Ue al commercio Cecilia Malmstroem che ha dato l’altra importante notizia di giornata: l’accordo di libero scambio Ue-Canada, il Ceta, è legalmente attivo, parlando di esclusiva competenza Ue, ma «sapendo che alcuni stati membri non sono d’accordo» la Commissione Ue ha proposto una ratifica a competenza mista con il coinvolgimento dei parlamenti nazionali.

Nelle settimane precedenti la Germania aveva espresso la sua ostilità a una ratifica solo Ue. Ora «l’invito agli stati membri è che firmino rapidamente», e che l’accordo commerciale entri in vigore in modo provvisorio «come da tradizione» una volta ottenuto l’ok del Consiglio e del Parlamento Ue.
Sin dal primo giorno della sua applicazione verranno azzerati quasi tutti i dazi commerciali; l’accordo prevede inoltre la protezione di 40 prodotti con l’indicazione d’origine. L’obiettivo è arrivare alla firma formale al vertice Ue-Canada di ottobre.

«Il grande rischio» che può portare alla «fine della politica commerciale Ue come la conosciamo» viene dagli stati membri, che «contagiano questo dibattito confondendo il contenuto degli accordi commerciali con il sentimento di malessere e antiglobalizzazione dei cittadini», ha detto la commissaria Ue al commercio Cecilia Malmstroem, attaccando i 28 che «anziché affrontare queste preoccupazioni dei cittadini usano il Ceta e altri accordi commerciali come il Ttip che stiamo negoziando per alimentare questi sentimenti e non mostrare invece una leadership adeguata».

Proprio per questo la Commissione ha deciso di far ratificare l’accordo di libero scambio con il Canada anche dai parlamenti nazionali.
Notizia contemporanea alla quasi certa morte delle trattative per il Ttip, sottolineata anche, in modo negativo, dal ministro dello sviluppo economico Carlo Calenda.

Il ministro prima ha sostenuto che se il Ttip «salta è perché siamo andati lunghi con la negoziazione», e non per la Brexit, poi si è espresso anche sul Ceta: «Ora il trattato deve essere ratificato da tutti i parlamenti in Europa e basta la mancata ratifica di uno a far cadere tutto. Questo fa morire la politica commerciale dell’Unione europea».

Calenda ha chiesto almeno l’applicazione provvisoria di parte dell’accordo: «Chi mai si siederà più al tavolo con noi?», si è domandato il ministro, ricordando come per arrivare all’accordo sul Ceta ci siano voluti otto anni di negoziati.

Buoni segni, invece, per Eleonora Forenza – eurodeputata de L’Altra Europa con Tsipras – gruppo Gue/Ngl che al manifesto ha spiegato: «La lettura politica è che dopo le dichiarazioni della Francia, sono cambiate le posizioni e siamo in una fase in cui è cominciato uno smottamento, dovuto sia alla pressione dell’opinione pubblica, sia probabilmente per il risultato della Brexit. Stiamo assistendo a un cambiamento, è chiaro. Tutto questo non avviene solo nella direzione che vorremmo ma ci si è posti il problema del consenso. Qualcosa si è incrinato, rispetto alla sollecitudine precedente».
Forenza ieri è stata anche la promotrice di un importante rapporto approvato dal parlamento europeo sulle politiche commerciali dell’Ue e le norme sociali e ambientali, i diritti umani e la responsabilità delle imprese.

«Il rapporto – ha spiegato Forenza – è un forte monito del Parlamento europeo che chiede che sia giuridicamente vincolante il rispetto dei diritti umani, sociali e dell’ambiente, negli accordi commerciali internazionali dell’Ue».

Previsto anche che i paesi firmatari degli accordi commerciali con l’Unione Europea debbano essere obbligati anche a ratificare e attuare le convenzioni fondamentali del lavoro dell’Oil, e sulla necessità di mantenere e rafforzare il ruolo dell’Oil, nel corso dei negoziati per gli accordi commerciali. Ttip e Tisa, eventualmente, compresi.

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