La calda estate dei docenti schiavi dell’algoritmo Miur

A Napoli schierata la polizia, a Palermo occupato il provveditorato. La protesta contro l’«esodo forzato» dal Sud al Nord imposto dalla “Buona Scuola”. La protesta contro gli errori della formula a cui è appesa la vita di migliaia di persone

Roberto Ciccarelli, il manifesto • 5/8/2016 • Copertina, DIRITTI ECONOMICI, Istruzione & Saperi • 730 Viste

Adriana M. insegna da 23 anni a scuola. Precaria una vita, per ottenere un posto ha dovuto accettare il ricatto di Renzi: trasferirsi all’età di 53 anni ad Alessandria, poi dirottare in Emilia Romagna. Qualche merito lo ha accumulato, Adriana: il suo punteggio – così si ragiona nella «Buona Scuola» di Renzi-Giannini – è piuttosto alto: 84 punti. Stando alle regole, e al buon senso, avrebbe dovuto scegliere l’istituto più vicino a casa sua dove insegnare quest’anno. Lei vive a Salerno, dunque una sede scolastica in Campania. Così non è stato.

Questa è la situazione di decine di migliaia di docenti della scuola primaria . Dopo la rabbia, l’umiliazione, è arrivato il giorno della protesta. Ieri Adriana è andata in piazza Plebiscito a Napoli. Trenta gradi all’ombra, a protestare, a alzare cartelli, mostrare striscioni contro la riforma più odiata del governo Renzi, forse ancora prima del Jobs Act.

Non solo viene imposto un esodo forzato a chi lavora precariamente da anni, ma viene compiuta un’ingiustizia anche rispetto ai parametri imposti dal ministero dell’Istruzione (Miur). Mentre una delegazione dei docenti veniva ricevuta dal Prefetto, i toni salgono. L’afa non impedisce l’esplosione della rabbia. La calca, la pressione verso l’ingresso della Prefettura, celerini e carabinieri non hanno i manganelli ma indossano i caschi. Come si fa nelle manifestazioni quando volano petardi o pietre. Adriana sviene, viene soccorsa. Sostiene che un agente l’abbia spinta. Intende sporgere denuncia. Le immagini fanno il giro del web, l’indignazione diventa valanga sui social.

La Questura di Napoli cerca di trovare un rimedio e parla di «situazione effervescente che degenera in un momento di tensione maggiore». Si sostiene che la docente caduta sia stata aiutata ad alzarsi dalla polizia e i poliziotti «sono stati invitati a togliersi i caschi per dimostrare che non c’era accanimento».Solidarietà ai manifestanti è arrivata dal sindaco di Napoli Luigi De Magistris. L’assessore all’Istruzione Annamaria Palmieri denuncia lo scandalo di «docenti con punteggi altissimi assegnati ad ambiti territoriali del Nord, mentre restano vacanti o sono assegnate a docenti con punteggi minori sedi più vicine. Siamo davanti a un paradosso».

A Palermo stessa rabbia contro gli errori nei trasferimenti. Il provveditorato è stato occupato: «vogliamo trasparenza nei criteri utilizzati dal sistema informatico del Miur e l’annullamento della procedura per gli insegnanti delle scuole superiori di secondo grado, la cui pubblicazione è prevista il 13 agosto» sostiene Usb scuola.

I pasticci, e le ingiustizie, sono il prodotto della riforma di Renzi. Il bilancio è provvisorio, ma rende l’idea: a Napoli e provincia, la piazza «calda» di ieri, sono stati denunciati numerosi «errori» dell’algoritmo al quale è stata affidata la vita dei docenti: su 1176 trasferimenti nelle scuole primarie della provincia ne sono stati segnalati 476 che riguardano le attribuzioni di sedi. Claudio Menga, segretario Flc-Cgil della Puglia, parla di «una vera e propria ecatombe». «Con buona pace del sarcasmo di Renzi sull’esodo dei docenti pugliesi, il numero dei fuoriusciti della primaria sommati a quello della secondario di primo grado sale a 1710 unità. L’unica possibilità per rimediare a questo disastro è ritirare le tabelle della mobilità già pubblicate, reimpostare l’algoritmo e rinviare di un anno le fasi non indispensabili per avviare l’anno scolastico».
«Nessuno dei 337 docenti catanesi assunti per la scuola primaria resterà in Sicilia – sostiene Antonella Di Stefano, segretaria provinciale Flc-Cgil – Senza ontare che circa 7 mila docenti, non più giovanissimi, saranno sradicati dalla loro terra e costretti ad andare al Nord a ricominciare». Questa situazione ha un significato preciso: con stipendi da 1300/1400 euro dovranno mantenere la famiglia e pagarsi un secondo affitto, oltre il mutuo. La «Buona Scuola» crea anche docenti indebitati.

La ministra dell’Istruzione Giannini ha fatto sapere che i «trasferimenti sono regolari». Il suo sottosegretario Faraone non ha alcuna intenzione di rifare l’algoritmo. Il dispositivo «Buona scuola» s’impone con l’arroganza ormai riconosciuta al governo del Pd. Un dossier accurato della Flc-Cgil smentisce, ancora una volta, le valutazione del ministero più contestato del paese. Dalla vastissima casistica (oltre mille casi) emerge che la procedura non rispetta il contratto integrativo sul punteggio e l’ordine delle preferenze. E non basterà correggere l’errore per singolo aspirante. L’unica soluzione è solo «il rifacimento delle operazioni».

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