Espulsioni facili, la stretta tedesca

Germania. Il ministro dell’interno de Maizière presenta, in tv, il suo pacchetto anti-terrorismo. Più controlli e sorveglianza, dalle strade al web, arresti ed espulsioni più facili

Sebastiano Canetta, il manifesto • 12/8/2016 • Copertina, Europa, Guerre, Armi & Terrorismi, Immigrati & Rifugiati • 700 Viste

BERLINO Il ministro dell’interno tedesco, il cristiano-democratico Thomas de Maizière promette tolleranza zero. Nella conferenza stampa di ieri a Berlino, trasmessa in diretta tv, ha illustrato le sue proposte contro il radicalismo islamico contenute nel pacchetto-sicurezza che porterà davanti all’esecutivo (il 18 agosto) e ai colleghi degli altri stati Ue alla fine del mese, sull’onda degli attacchi del 18 e del 24 luglio, sul treno per Wuerzburg e ad Ansbach.

Più controlli e sorveglianza, dalle strade al web, arresti ed espulsioni più facili: «Voglio inasprire il diritto di soggiorno per gli stranieri che hanno commesso reati o che rappresentano una minaccia per la sicurezza pubblica – ha detto il ministro – Per legge vogliamo introdurre anche un nuovo motivo di arresto: la minaccia per la sicurezza pubblica», con la possibilità di «applicare l’obbligo di espulsione anche in questi casi». Per gli immigrati le cui richieste di soggiorno siano state negate, se per esempio hanno fornito dati falsi sulla propria identità, il periodo di permanenza nel paese dovrà essere abbreviato, ha aggiunto, «nessuna tolleranza come finora».
Ancora; la Corte europea dei diritti dell’Uomo in una decisione del 2014 «convalida» il divieto al velo integrale ma solo se diretto a «garantire la convivenza della società». Significa che se l’abbigliamento religioso non crea problemi o disagi ai cittadini la messa al bando non si può applicare.Sull’introduzione del divieto di burqa è reticente: il caso è «problematico a livello di diritto costituzionale», ma su questo punto i ministri dell’interno regionali del suo partito, (Cdu-Csu), potrebbero invece insistere. Dal 2012 un rapporto dell’Ufficio scientifico del Bundestag chiarisce che il divieto di indossare burqa o niqab è anticostituzionale in quanto «contrario al principio di neutralità della Legge fondamentale». Le eccezioni sono rare e misurate: non si può entrare velati allo stadio – come prevedono peraltro le norme sul travisamento – e in Baviera è proibito l’ingresso a scuola per chi si presenta in modo irriconoscibile, dopo la sentenza del tribunale amministrativo di Monaco. In pratica si può vietare il burqa solo per «proteggere altri articoli costituzionali».

Fin qui la teoria. Nella pratica in Germania le dinamiche fanno storia a sé. Sintomatico il recente caso di una cliente musulmana «molto coperta» entrata in una cassa di risparmio del Nord Reno-Vestfalia. I dipendenti l’avrebbero anche ricevuta ma la guarda giurata «non per motivi religiosi ma di sicurezza» le ha imposto di uscire.

La questione della revoca della doppia cittadinanza spaventa i partner socialdemocratici della grande coalizione. L’Spd non vorrebbe mettere mano alla legge, de Maizière ha annunciato che si tratta della revoca di quella tedesca per gli stranieri con due passaporti che combattono coi jihadisti all’estero.

Il provvedimento più contestato riguarda però l’abolizione del segreto professionale dei medici per i pazienti a rischio terrorismo. «Una misura avventata», ha commentato il presidente della Bundesärztekammer(l’Associazione dei medici). Mercoledì il ministro del governo Merkel aveva annunciato la schedatura dei «casi clinici» sensibili, a partire dai profughi che manifestano inclinazioni al suicidio o l’intenzione di compiere un attentato. Di fatto, è la fine dei dati riservati negli ospedali e l’inizio dell’assistenza sanitaria sorvegliata dalla polizia. «Faremo in modo che i medici possano segnalare alle autorità i casi sospetti» spiegava 48 ore fa de Maizière, scontando l’opposizione dell’Spd ma molto meno la rivolta dell’(influente) Associazione dei medici.

«La tensione sulla sicurezza interna non giustifica in alcun modo l’inserimento di provvedimenti politici e legali avventati» è la risposta secca di Frank Ulrich Montgomery, presidente della Bundesärztekammer, alla proposta del governo. Radiologo, classe 1952, figlio di un militare britannico, è a capo di un organo che conta oltre 470 mila iscritti: un dettaglio che a Berlino non si scorda facilmente.
Ma lo stop di Montgomery è in linea con il Diritto.

Come in Italia anche in Germania il «portatore del segreto professionale» (geheimnisträger) è tutelato dalla legge e tenuto alla riservatezza dei dati confidenziali. In più nella Bundesrepublik la divulgazione di dati privati è un reato penale particolarmente rilevante. Da qui l’effettiva impossibilità della misura annunciata da de Maizière. Anche perché entro la fine della legislatura (2017) sarà impossibile far approvare dal Bundestag una norma che risulta già indigesta all’Spd, ovvero a metà della Grande coalizione.

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