Sen: «I miei giorni con Spinelli sul lago a parlare di Europa Quanta passione avevano in quegli anni al confino»

Il premio Nobel per l’economia: quanta passione c’era in quegli anni al confino. Sono molto ottimista per la UE, anche se sono stati fatti errori enormi

Alessandra Muglia, Corriere della Sera • 22/8/2016 • Europa • 767 Viste

«Sono molto ottimista per l’Europa, anche se sono stati fatti errori enormi». Amartya Sen contempla il mare sorseggiando un Gavi, uno dei suoi vini preferiti. È seduto al tavolo del più bell’hotel di Sabaudia, dove da anni trascorre le sue vacanze estive. Al suo fianco la moglie Emma Rothschild, pantaloni e camicione amaranto e nessun gioiello, raffinata ed elegante nella sua sobrietà. L’ultima luce del giorno sta cedendo il posto a una luna piena che ammalia. Sul piatto, un tripudio di fichi tanto per iniziare. Ventotene è vicina e non soltanto quanto a chilometri. Per rilanciare l’Europa del dopo Brexit, si torna all’isola dove Altiero Spinelli, lì confinato dai fascisti, scrisse con Ernesto Rossi e Ursula Hirschmann, il famoso Manifesto per un’Europa libera e unita poi pubblicato da Eugenio Colorni.

A Ventotene 75 anni dopo, l’Europa dei muri e dell’austerità si confronta con il progetto di chi questa Europa l’aveva sognata diversa. Un segnale di buon auspicio per il Nobel indiano dell’economia che aveva frequentato a lungo Spinelli proprio qui a Sabaudia. «Dal 1973 alla sua morte sono stato in stretto contatto con Altiero», dice il professore di Harvard gustandosi dei semplici spaghetti al pomodoro chiesti espressamente con parmigiano. L’economista e filosofo bengalese aveva sposato la figliastra di Spinelli, Eva Colorni, rimasta orfana di padre a soli tre anni: «Suo papà Eugenio è stato ucciso dai fascisti a due giorni dalla liberazione di Roma da parte degli americani» ricorda. «Con Eva e i nostri due figli, Indrani e Kabir, passavo un mese o due d’estate a Sabaudia da mia suocera Ursula. Quel periodo di vacanze era molto atteso da tutti noi. Una tradizione che si è rinnovata fino al 1984 quando Eva si ammalò di cancro e morì», rievoca facendosi per un attimo scuro in viso. Emma, al suo fianco ormai da 25 anni, lo guarda e ascolta. «Con Altiero andavamo spesso in gommone sul lago dietro casa». È stato Spinelli a fargli conoscere e amare questi posti. Ed è qui che con lui Sen si è confrontato per anni su quale Europa costruire. «Con Altiero si parlava di qualsiasi cosa, era un uomo dotato di grande senso dello humour. Certo il tema più ricorrente era quello dell’importanza dell’unità europea a partire dall’integrazione politica, premessa per arrivare all’unione fiscale», ricorda.

«Spesso raccontava dei suoi giorni a Ventotene con Rossi e Colorni: tra loro raggiunsero una straordinaria convergenza di vedute sostenuta da una grande passione. Volevano unire l’Europa per metterla al riparo dalle guerre terribili che l’avevano dilaniata. Luigi Einaudi ebbe contatti con loro, iniziando a parlare anche di unione monetaria, ma come passo successivo».

Le cose invece sono andate diversamente, il programma di Spinelli e compagni è stato disatteso. «La priorità di Ventotene era costruire un’unione politica e promuovere coesione sociale. Questi obiettivi avrebbero dovuto precedere sia l’euro che una condivisa politica di austerità: né l’una né l’altra sono state di aiuto per l’Europa. La necessità di riforme economiche, che sono importanti, viene spesso confusa con il bisogno di austerity, che invece porta a penalizzare soprattutto i poveri». Annuisce Emma, londinese doc, docente di storia a Harvard ma anche nella Cambridge inglese, amareggiata per la Brexit: «L’uscita dall’Ue avrà conseguenze disastrose anche per le università britanniche per la perdita dei finanziamenti europei, ma soprattutto degli scambi aperti tra studenti, professori e ricercatori» si rammarica cercando di non farsi andare di traverso il delizioso trancio di salmone al limone servito nel frattempo. I due professori adorano la cucina italiana. Sen ha iniziato ad apprezzarla già da ragazzo, durante il suo primo viaggio in autostop lungo lo Stivale. «Ha avuto una vita avventurosa, esilarante», sorride lei. Da nomade. Più stanziali i soggiorni a Sabaudia. «Con Altiero di solito si mangiava a casa. La sera avevamo spesso visite e tante discussioni politiche» dice Sen rievocando la Sabaudia di allora frequentata da molti intellettuali di sinistra che avevano casa sul lungomare. «Era il ritrovo di una seconda generazione di famiglie anti fasciste, sui quarant’anni, come me in quel periodo». Sognavano un’Europa unita e aperta al mondo, istituzioni democratiche e riforme sociali avanzate. Se l’Europa riparte davvero da qui c’è da essere ottimisti, conclude quando è ormai ora di gustarsi il dessert.

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