Attacco aereo della Coalizione fa strage di civili a Qa’im

Iraq. Un portavoce ha spiegato che il raid aveva come obiettivo basi dell’Isis ma ha colpito anche abitazioni civili. Almeno 30 i morti, tra cui donne e bambini, 17 i feriti

Michele Giorgio, il manifesto • 4/8/2016 • Copertina, Guerre, Armi & Terrorismi • 565 Viste

Rapporto Onu a due anni fa dall’assalto dello Stato Islamico a Sinjar, inizio dello sterminio degli Yazidi

La conferma dell’ennesima strage di civili iracheni è arrivata nel pomeriggio da Mohammed Farhan, portavoce del Consiglio del Governatorato della provincia occidentale di al Anbar. «Aerei da guerra non identificati, probabilmente appartenenti alla Coalizione internazionale (a guida americana, ndr), hanno bombardato un certo numero di case della città Qa’im sul confine siriano», ha detto Farhan. «Il bombardamento – ha aggiunto il portavoce – ha colpito il sobborgo di Sanjek causando numerose vittime. Aveva come obiettivo basi dell’Isis ma ha colpito anche abitazioni civili». L’ennesimo “danno collaterale” della lotta al terrorismo ha causato la morte di 30 persone, tra cui donne e bambini, e il ferimento di altre 17. Si aggiunge a quello, persino più grave, compiuto nei giorni scorsi da velivoli americani nei pressi della città siriana di Manbij. Morti che non hanno raccolto l’attenzione dei media occidentali, sempre pronti invece a dare ampio risalto alle vittime civili dei bombardamenti russi e dell’aviazione siriana su Aleppo e altre aree della Siria dove si combatte.

Da giorni si ripetono gli attacchi dal cielo della Coalizione e dell’aviazione irachena nella zona di al Qaim, sulla frontiera con la Siria e bastione dell’Isis. Ieri gli F-16 di Baghdad hanno o avrebbero distrutto un presunto laboratorio dell’Isis per la costruzione di bombe ad alto potenziale. Il fine dell’offensiva aerea è quello di interrompere le linee di collegamento e di rifornimento tra lo Stato islamico in Iraq e quello del nord della Siria e di impedire la fuga di membri del Califfato in vista dell’attacco finale delle forze armate irachene e delle milizie sciite per la riconquista di Mosul. È di ieri l’annuncio di una nuova sconfitta importante subita dall’Isis al valico di al Walid, nel distretto di al Rutba, sulla frontiera con la Siria, caduto nelle mani dei jihadisti nel 2015. All’Isis resta ormai solo il valico di al Qaim, dove, appunto, si stanno concentrando i raid governativi e della Coalizione con conseguenze devastanti anche per la popolazione civile.

L’ultima strage di innocenti in Iraq è stata giudicata dai mezzi d’informazione internazionali meno importante di un altro bombardamento, eseguito tre giorni fa da aerei della Royal Air Force (Raf), l’aviazione di sua maestà, contro un palazzo di Mosul dell’ex presidente iracheno Saddam Hussein, ora usato dall’Isis come centro di addestramento. Il ministero della difesa britannico, ha diffuso immagini del raid compiuto con bombe a guida laser. Il ministro Michael Fallon ha riferito compiaciuto di «attacchi aerei insistenti» ed espresso grande soddisfazione per la preparazione messa in mostra dai top gun britannici. Più stimolante del massacro di civili a Qa’im è stata giudicata anche la “Pizza Isis”, che verrebbe offerta dal “Ristorante al Fataer” sul versante siriano della frontiera con l’Iraq, nel “Welayat al Furat”, provincia dello Stato Islamico sul confine tra l’Iraq e la Siria. Ne ha riferito, con un servizio fotografico, “Telegram”, social media frequentato dagli internauti islamisti. Quattordici fotografie che mostrano come si fa l’impasto, come si stende la pasta, si prepara il condimento e si inforna la pizza, che hanno reso felice un’agenzia di stampa italiana convinta di aver diffuso la notizia del giorno.

Più spazio avrebbe meritato anche il rapporto della commissione d’indagine dell’Onu nel secondo anniversario del tentato genocidio della minoranza Yazidi da parte dell’Isis. Due anni dopo le uccisioni di massa, gli stupri, i sequestri di persona, migliaia di Yazidi sono ancora in mano degli uomini del califfato che costringono le donne alla schiavitù sessuale e i bambini a combattere. La commissione dell’Onu ricorda che «dall’attacco sferrato sulla città Sinjar il 3 agosto 2014, l’Isis prosegue a perpetrare uno sterminio di massa nei confronti degli yazidi». Gran parte degli ostaggi, sottolinea il rapporto, sono stati portati in Siria dove «le donne restano in stato schiavitù sessuale e i ragazzi sono sfruttati nelle operazioni di guerra». Circa 3.200 donne yazidi sono prigioniere dell’Isis mentre sono scomparsi migliaia di uomini e adolescenti.

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