Così i braccianti sono stati lasciati soli “Soldi finiti, non possiamo aiutarvi”

Così i braccianti sono stati lasciati soli “Soldi finiti, non possiamo aiutarvi”

NARDÒ. Il ponte di Ferragosto non ferma i caporali. Il calendario dello sfruttamento non conosce tregua nelle campagne del Salento. Qui non esistono giorni rossi. L’unico rosso che scandisce il lavoro massacrante nei campi è quello di pomodori e angurie. Se è color vivo si devono raccogliere.
A Nardò cinquecento uomini vivono nelle due tendopoli. Una è stata allestita da Prefettura e Comune, con le tende del ministero dell’Interno. Ci sono docce e bagni chimici. E brandine come quelle che si vedono nelle scene post terremoto. L’altra è la baraccopoli abusiva. Tende e baracche gestite direttamente dai caporali nell’area di una falegnameria occupata. All’interno c’è un bar, un ristorante africano e l’angolo della prostituzione. Una piccola Las Vegas, scherzano i braccianti. Messa in piedi apposta per sottrarre loro il poco che guadagnano. Poco più di venti euro al giorno ai quali vanno sottratti i soldi per il trasporto nei campi (5 euro) e due pasti al giorno. I soldi distribuiti a fine giornata dai caporali, rientrano rapidamente nelle loro tasche.

I due campi sono separati da un chilometro. Ma non c’è troppa distinzione. All’alba i furgoni parcheggiano a poca distanza dalle tende blu con il simbolo della Repubblica Italiana. Autorizzato e illecito, diritti e sfruttamento sono concetti che si mescolano facilmente in questa campagna sulla provinciale per Lecce. E le istituzioni ci mettono del proprio. A marcare la differenza lo scorso anno c’era lo sportello per i migranti. Un servizio di tutela sanitaria, legale e previdenziale accessibile tutti i giorni, anche quelli rossi, per otto ore. «Ma eravamo anche un piccolo presidio di legalità, in un mare di sfruttamento » racconta la cooperatrice internazionale, Fiorenza Fonte.
Dopo due anni, però, il Comune di Nardò ha deciso di non rinnovare la convenzione con la cooperativa Rinascita. Quest’anno il servizio è stato disabilitato. E i container dove lo scorso anno i migranti potevano trovare il supporto di un mediatore culturale quest’estate restano quasi sempre chiusi. Aprono solo tre ore al giorno, dal lunedì al venerdì. L’Asl di Lecce ha continuato a credere nello strumento e ha firmato un protocollo con la cooperativa per garantire la salute dei braccianti di Nardò. Gli operatori della cooperativa che accompagnano i medici arrivano a bordo di un camper. Lo stesso che nel 2015 era utilizzato per fornire un supporto agli ospiti dell’altro campo. Quello abusivo. «In quello non mettiamo più piede — spiegano gli operatori — non osiamo immaginare cosa succeda. La situazione è nettamente peggiorata». La chiusura dello sportello è stata decisa dal nuovo sindaco Pippi Mellone, esponente di estrema destra che ha raggiunto la ribalta nazionale con l’ordinanza che vieta il lavoro nei campi nelle ore più calde. Un provvedimento che non ha prodotto neanche una sanzione. In primo luogo perché Nardò è un hub del caporalato: da qui i pulmini partono per raggiungere anche terreni fuori dalla Puglia mentre il provvedimento del sindaco può avere effetto solo sul territorio comunale. «Peccato che il servizio sia stato cancellato — commenta l’ex sindaco Marcello Risi — costava appena 40mila euro l’anno e copriva un’area di altri cinque comuni. C’era anche una navetta che trasportava gli ospiti del campo alla mensa della Caritas». Cancellata anche quella, oggi i migranti mangiano al ristorante dei caporali. Eppure, dal ministero dell’Interno, non si registra una diminuzione dei fondi destinati ai Comuni alle prese con il problema del caporalato. Anzi i ministeri del Lavoro, dell’Interno e delle Politiche agricole il 27 maggio avevano firmato un protocollo contro lo sfruttamento lavorativo in agricoltura. Tra le azioni promosse l’istituzione di un presidio sanitario nei campi, il trasporto gratuito e sportelli per la tutela dei migranti. «A Nardò invece abbiamo registrato solo passi indietro» racconta Hassan Niang Mbaye, il mediatore culturale che ci accompagna nel campo. Ma in pochi minuti siamo costretti a sospendere la visita. Qualcuno non gradisce le presenze esterne e in meno di un minuto dall’ex falegnameria arrivano degli uomini dei caporali in motorino. L’unica istituzione in questa campagna d’Italia.
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