Erdogan-Putin, vertice della svolta

Erdogan-Putin, vertice della svolta

«Sarà una visita storica, un nuovo inizio. Sarà aperta una nuova pagina nei rapporti bilaterali con il mio amico Vladimir, i nostri Paesi hanno ancora molto da fare insieme». Durante e dopo il mancato colpo di Stato «l’Occidente ha lasciato i turchi da soli». Con queste frasi, pronunciate in due interviste, alla agenzia Tass e al quotidiano francese Le Monde, Erdogan ha segnalato l’importanza dell’incontro con Vladimir Putin che avrà oggi a San Pietroburgo. Un vertice che si tiene a poche ore da quello di Baku, sottostimato in parte dalle cancellerie occidentali, dove il presidente russo ha incontrato il leader azero e il presidente iraniano Hassan Rouhani.

I tre leader ieri nella capitale azera hanno discusso del quadro regionale. Più di tutto hanno parlato di nuovi progetti energetici nella regione del Mar Caspio nonchè della costruzione di un corridoio commerciale tra la Russia e l’India, attraverso l’Azerbaijan e l’Iran, allo scopo di incrementare gli scambi, riducendo in modo significativo i costi di trasporto. Rouhani e Putin hanno colto l’occasione per annunciare la loro volontà di dare una mano a Erdogan. Mosca dimostra ancora una volta di saper avviare il dialogo anche con avversari e rivali, pur di ridimensionare in alcune regioni fondamentali per le fonti energetiche l’influenza di Usa e Europa. L’Azerbaijan, ad esempio, è un Paese che da molti anni mantiene relazioni strette con Washington mentre con la Russia ha avuto rapporti non poche volte difficili per l’appoggio che Mosca ha dato all’Armenia nella delicata questione del Nagorno Karaback (Putin ieri ha assicurato un approccio più bilanciato). Mosca conosce la delusione dell’Iran, già suo alleato, per gli esiti politici ed economici dell’accordo sul nucleare raggiunto un anno fa con i Paesi del 5+1. Putin perciò al presidente Rouhani ha lasciato intravedere intese economiche più vantaggiose di quelle promesse e rispettate solo in minima parte dagli occidentali.

Il presidente russo punta perciò sulla delusione e la rabbia di Erdogan nei confronti dell’Unione Europa, e non solo per stringere accordi economici con la Turchia. Vuole arrivare a una intesa strategica con l’ex avversario, sopravvissuto il 15 luglio a un tentativo di colpo di stato e che a giugno si era scusato ufficialmente per l’abbattimento (nove mesi fa) di un caccia russo Su-24. Erdogan segnala di volere avviare rapporti nuovi e, forse, anche raggiungere un compromesso politico sul tema che per cinque anni ha profondamente diviso i due Paesi, la guerra civile siriana, anche se il leader turco continua a chiedere l’uscita di scena immediata del presidente Bashar Assad, alleato di Mosca. A Le Monde Erdogan ha ribadito il disappunto per le critiche dei governi europei e degli Stati Uniti alla sua pesante reazione al tentato colpo di stato – arresti di massa, licenziamenti di migliaia di insegnanti, giudici e altri funzionari pubblici accusati di essere sostenutori di Fethullan Gulen, lo “stratega” del golpe secondo Ankara – mentre il leader turco, dopo la riappacificazione con Israele e l’accordo con l’Ue sul blocco dei migranti, riteneva di essersi garantito il silenzio dell’Occidente sulle sue politiche reppressive contro i curdi e gli oppositori. Ha detto che «gli occidentali» non devono interferire in alcun modo, ha accusato l’Ue «di non comportarsi in modo sincero» e ha di nuovo minacciato uno stop all’applicazione dell’accordo sui migranti. E non ha risparmiato critiche agli Stati Uniti che rifiutano di consegnare Fethullah Gulen. A Putin del rispetto dei diritti umani in Turchia non importa nulla e l’assenza di questo “ostacolo” favorisce il successo del vertice a San Pietroburgo.

Che Erdogan possa lasciare la Nato è impensabile. Non è solo l’Alleanza atlantica ad avere bisogno della Turchia, in una posizione geografica strategica per i continui sviluppi mediorientali, nel Caucaso e nell’Asia centromeridionale. Anche Ankara ha bisogno della Nato e della sua copertura. Putin però proverà ad allentare i rapporti militari tra l’Occidente e la Turchia e a persuadere il “deluso” Erdogan dell’importanza di intese difensive con la Russia. Per il presidente russo sarebbe una vendetta perfetta. Da anni denuncia l’accerchiamento della Nato ai confini russi, senza dimenticare la linea mantenuta da europei e americani nella crisi in Ucraina, sfociata nell’adozione di severe sanzioni contro Mosca. Un atto che il Cremlino ha interpretato come una dichiarazione di guerra. In cambio Erdogan potrebbe avere dal presidente russo assicurazioni sul futuro della Siria e un più limitato appoggio di Mosca alle aspirazioni dei curdi. Oltre a vantaggiose intese economiche che tutti danno per sicure. Non sorprende che il Segretario di stato Usa John Kerry si stia prepatando a partire, nei prossimi giorni, per la Turchia dove, evidentemente, non discuterà solo del caso Gulen che avvelena i rapporti tra i due Paesi.

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