L’Italia vuole dall’Ue 10 miliardi di flessibilità contro la crescita zero

L’Italia vuole dall’Ue 10 miliardi di flessibilità contro la crescita zero

Sono dieci i miliardi di flessibilità che il governo italiano è pronto a chiedere alla Commissione europea. E’ questa la cifra che nelle ultime ore gira tra ministri e consiglieri economici di Matteo Renzi. Un obiettivo difficile da raggiungere e che sarà al centro di un duro negoziato che Renzi e Padoan condurranno con il presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker, e il suo responsabile agli Affari economici, Pierre Moscovici. Ma centrale sarà l’opinione della Cancelliera Angela Merkel. Il cuore della strategia italiana è quello di cancellare la decisione firmata lo scorso anno dall’Ecofin, il tavolo dei ministri delle Finanze dominato dai falchi Dijsselbloem e Schaueble, secondo cui la flessibilità sui conti introdotta dalla Commissione può essere usata per solo un anno. «Le clausole di flessibilità secondo noi non sono invocabili una tantum», conferma il viceministro dell’Economia Enrico Morando. Interpretazione restrittiva sgradita anche alla squadra di Juncker e che penalizza l’Italia, che dopo avere ottenuto flessibilità nel 2016, per il 2017 ha incassato sì uno sconto sul risanamento (il deficit dovrà scendere dal 2,4% all’1,8 anziché all’1,4), ma non grazie alla flessibilità, bensì in virtù delle clausole sui migranti e alla revisione tecnica del calcolo della crescita potenziale (output gap), complicato criterio che incide sui target di bilancio fissati da Bruxelles.
Ma dopo la gelata di Ferragosto, con il dato sul Pil fermo nel secondo trimestre, al governo servono altri soldi: «In queste condizioni centrare l’1,8% – spiega un esponente di governo – rischia di ammazzare l’economia». E dunque Roma chiederà di accedere di nuovo alla flessibilità prevista per riforme e investimenti, rovesciando la decisione dei falchi dell’Ecofin argomentando che la frenata del Pil è ascrivibile a circostanze eccezionali come Brexit, terrorismo e incertezza globale. L’obiettivo del governo dunque è di ottenere l’ok a chiudere il 2017 con lo stesso deficit concesso dall’Ue per il 2016: al 2,4%. Uno sconto sul consolidamento di 0,6 decimali, ovvero 10 miliardi (16,5 in totale contando lo sconto già ottenuto). Somma che si dovrebbe sommare alle risorse di spending, voluntary disclosure 2 e risparmi sullo spread per impostare una manovra espansiva da 20-25 miliardi a base di stop all’aumento dell’Iva, investimenti, pensioni e misure per aumentare la competitività delle imprese (digitalizzazione e incentivi per la contrattazione aziendale in modo da aumentare la produttività). Sul fronte fiscale ci sarà la sforbiciata Ires, anch’essa gradita a Bruxelles, mentre al momento fuori dal menù resta l’anticipo del taglio dell’Irpef (previsto per il 2018), sempre che Renzi in campagna elettorale per il referendum non si impunti. Al momento non sono in corso contatti tra Roma e Bruxelles e la pausa di Ferragosto sarà rotta solo il 22 agosto a Ventotene con il vertice tra Renzi, Merkel e Hollande. Lì il premier si confronterà con la Cancelliera, che incontrerà nuovamente in bilaterale il 31 a Maranello. Solo dopo avere saggiato i margini di manovra che la Bundeskanzlerin è pronta a concedergli, Renzi andrà alla carica con Bruxelles per un negoziato durissimo che si chiuderà solo alla vigilia del 20 ottobre, giorno in cui il governo dovrà notificare la Legge di Stabilità alla Commissione. La premessa perché le richieste italiane sul deficit vengano prese in considerazione è che il debito pubblico inizi a calare, come promesso a Bruxelles. I dati di tre giorni fa lo davano alla cifra record di 2.248 miliardi, ma il governo con le privatizzazioni conta di riportarlo sui binari. Altrimenti ci sarà poco da fare. Ad ogni modo Renzi è pronto a sfidare la Ue anche di fronte alla minaccia di una procedura per deficit e debito. Ma il negoziato potrebbe diventare ancora più difficile se in autunno il governo si troverà costretto a salvare Mps con soldi pubblici. Altro tema che riservatamente sarà trattato a Ventotene, vertice a tre convocato per preparare il summit a 27 per il rilancio dell’Unione dopo la Brexit del 16 settembre a Bratislava. L’Italia vuole far entrare in agenda una serie di proposte, con il Tesoro che, ad esempio, lavora ad una nuova proposta sull’Assicurazione Ue contro la disoccupazione. L’Italia spingerà anche sul rilancio del “piano Juncker” sugli investimenti chiedendo che venga rinforzato e prolungato fino al 2019. E poi migranti e sicurezza, con la creazione di battaglioni europei e protezione comune delle frontiere esterne.
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