Renzinomics: tutti i nodi dell’autunno sulle pensioni

Crisi. Il peggioramento del quadro macroeconomico influirà anche sul dibattito sul «pacchetto pensioni» e le risorse che il governo dovrà stanziare. Sul tavolo ci sono al momento 1,5 miliardi. Voci dal sen fuggite parlano di un extra fino a 2,6 miliardi

Mario Pierro, il manifesto • 13/8/2016 • Lavoro, economia & finanza • 536 Viste

Il peggioramento del quadro macroeconomico influirà anche sul dibattito sul «pacchetto pensioni» e le risorse che il governo dovrà stanziare. Sul tavolo ci sono al momento 1,5 miliardi. Voci dal sen fuggite parlano di un extra fino a 2,6 miliardi. Con il calo del Pil (dall’1,2% previsto incautamente ad aprile nel Def allo 0,6% previsto dall’Istat a crescita nulla per fine anno) queste cifre rischiano di svanire.

Il rovescio comporterà un peggioramento dei rapporti del debito e del deficit. Spazi di manovra per strappare le risorse desiderata ce ne saranno sempre di meno, a partire dal deficit da ricalcolare nella nota di aggiornamento del Def. Sempre che Renzi riesca nella missione impossibile di ottenere da Bruxelles il via libera per un’altra quota di flessibilità rispetto agli austeri parametri di bilancio. Ciò che lo preoccupa è la clausola da 15 miliardi di euro sull’aumento dell’Iva. Bisognerebbe neutralizzarla, ma i soldi sono tanti e, nel quadro di un’economia stagnante, sarebbe un colpo non da poco ai consumi che l’esecutivo stenta a rilanciare. Nonostante la pioggia di bonus elettorali e tagli alle tasse sulla prima casa.

Il governo intende riconoscere lo scivolo verso la pensione per i lavoratori precoci che hanno iniziato a lavorare prima dei 18 anni. Costo previsto dell’operazione: da 1,2 a 1,4 miliardi. In cantiere c’è anche il raddoppio della platea dei pensionati destinatari di questa misura. Costo: 800 milioni di euro all’anno. L’anticipo pensionistico «Ape» dovrebbe costare alle casse pubbliche tra i 600 e i 700 milioni di euro all’anno. Più altri spiccioli sulle ricongiunzioni. Troppo. Si sta facendo strada allora l’ipotesi di intervenire in due fasi. Nella manovra in autunno, referendum permettendo, il governo potrebbe limitarsi a scrivere l’agenda degli interventi spalmati in due anni: 2017-2019.

In un’intervista al Corriere della Sera il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Tommaso Nannicini – in cabina di regia della «Renzinomics» in questo periodo – si è detto fiducioso «che già da questa legge di bilancio si possano dare risposte concrete e ispirate a un criteruio di equità». E nel frattempo è ripresa la polemica sul «mutuo sulla pensione»: una strategia per indebitare a vita i pensionati, come sostenuto su «Il Manifesto» da Christian Marazzi (16 giugno). La Cgil (Camusso e Landini) attacca il governo. Debole la risposta di Nannicini: «Le loro polemiche mi sembrano indietro di qualche mese: è un passo in avanti visto che la Cgil è apparsa indietro di qualche anno sulle tutele nel mercato del lavoro. Con l’Ape una platea significativa di beneficiari riceverà un reddito ponte verso la pensione senza doverlo ripagare». Si riferisce ai pensionati poveri. Per gli altri ci sarà il debito. «L’Ape rischia di essere un regalo alle banche ed è contraria alla naturale propensione delle persone» ha detto Camusso.

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