Rebus container, nessuno li vuole

Terremoto. «Le casette arriveranno in sette mesi», il commissario alla ricostruzione Errani scandisce i tempi, ma tra le tende cresce il malcontento. L’ipotesi dei moduli abitativi provvisori fa paura e i sindaci non hanno risposte

Valeria Eufemia, il manifesto • 4/9/2016 • Ambiente, Territorio e Beni comuni • 913 Viste

ASCOLI PICENO Cresce la confusione nelle tendopoli delle zone colpite dal sisma, martoriate dalle numerose scosse che continuano a succedersi di ora in ora. Sulla tempistica di costruzione delle casette – che saranno poste nei pressi dei paesi terremotati dopo lo smantellamento degli eventuali map (moduli abitativi provvisori) – è il commissario straordinario per la ricostruzione Vasco Errani a dare la tabella di marcia. Durante la riunione tenutasi ieri mattina presso il campo sportivo di Accumoli, alla presenza del capo della protezione civile Fabrizio Curcio e del presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, Errani ha dichiarato che entro sette mesi gli sfollati potranno trasferirsi nelle casette, che non saranno di legno ma di un materiale speciale coibentato. La grandezza delle abitazioni, simili a piccoli villini, potrà variare dai 40 agli 80 metri quadri. In concomitanza con la realizzazione dei nuclei abitativi, si procederà alla ricostruzione e alla messa a norma degli edifici danneggiati.
A distanza di qualche ora dalla riunione sul post terremoto, il più commosso è il farmacista di Accumoli Francesco Anselmo Nigro, che con le lacrime agli occhi gioisce al pensiero di avere nuovamente una casa: «Avevo un appartamento in affitto, ed è andato totalmente in pezzi – dice – adesso confidiamo tutti nelle parole di Errani, che ci ha rincuorato davvero». Nel frattempo, il sindaco Stefano Petrucci sta provvedendo al trasferimento dei senzatetto negli alberghi di San Benedetto del Tronto, auspicabile entro sabato prossimo. In effetti, il comune di Accumoli ha rifiutato l’opzione container, come è evidente dalle dichiarazioni dei settanta sfollati che occupano la tendopoli di Grisciano, i quali preferiscono la collocazione temporanea in hotel al trasferimento in moduli abitativi poco confortevoli, specie nel periodo invernale. A ribadire il concetto è, del resto, lo stesso sindaco di Accumoli Stefano Petrucci, che ha accolto le richieste degli abitanti esclamando a grande voce: «Noi non siamo merce surgelata! I container non li vogliamo. Prima che vengano costruite le casette troveremo una destinazione provvisoria per gli sfollati».Ancora poco chiara, invece, la situazione negli altri comuni (Acquasanta Terme, Pescara del Tronto, Arquata del Tronto ed Amatrice), dove non si hanno informazioni precise su come sarà gestito il periodo intermedio tra la chiusura dei campi e l’arrivo delle casette. Se dalla protezione civile di Ascoli Piceno, il responsabile Dante Merlonghi ipotizza delle date, individuando fine settembre come periodo di allestimento dei container, dall’ufficio del capo dipartimento della protezione civile spiegano che: «Non possiamo fornire nessuna data, almeno fino a quando non sarà completato il censimento definitivo degli sfollati e di quanti, tra loro, decideranno di adottare soluzioni abitative autonome. Il terremoto ha colpito quattro regioni, e tutte presentano situazioni molto diverse tra loro. Se in Umbria le richieste di verifica di agibilità delle abitazioni sono di numero ristretto, nel Lazio, nelle Marche e in Abruzzo la situazione è decisamente più grave».

Oltre a chi ha perso la casa o non è potuto rientrarci, c’è chi ha già deciso di prendere un appartamento in affitto, come Antonio Filotei, residente a Pescara del Tronto e parente del proprietario della ditta Filotei, specializzata nella lavorazione artigianale di prodotti alimentari e cuore pulsante dell’attività commerciale della vallata del Tronto. È proprio nei pressi di questo stabilimento, gravemente danneggiato dal sisma, che è stata allestita la tendopoli in cui si trova Antonio, ancora incredulo di fronte alle rovine di quello che, fino a pochi giorni fa, era il suo paese: «Non posso ancora crederci, e non riesco a pensare di restare in tenda ancora a lungo. Prenderò una casa in affitto al più presto».

A questo proposito l’articolo n.3 dell’ordinanza 0388 emessa dalla presidenza del consiglio dei ministri, prevede un contributo di autonoma sistemazione di 600 euro mensili (con un limite di 200 euro per ogni componente del nucleo familiare, e di 300 euro per i nuclei familiari composti da una sola unità), concesso fino alla scadenza dello stato di emergenza e finché non siano realizzate le condizioni di rientro nell’abitazione o di nuova stabile sistemazione. «Le case container verranno allestite soltanto per le comunità più grandi e, in ogni caso, saranno i sindaci a decidere, in accordo con gli abitanti dei luoghi», aggiungono dai vertici della protezione civile.

Nel comune ascolano di Acquasanta Terme, il capo campo della protezione civile Francesco Riti ricorda che «All’Aquila gli sfollati rimasero in tenda per oltre sei mesi», augurandosi che questa situazione sia agevolata dalle piccole dimensioni dei comuni terremotati. A chiedere dei map in tempi brevi è, invece, Gaspare Rendina, presidente Coldiretti di Amatrice: «A seguito del sisma – dice – il 90% delle stalle è stato lesionato. Gli animali non possono essere trasferiti in hotel. Abbiamo bisogno di moduli abitativi così come di lavori per garantire adeguata copertura di stalle e fienili. Su questo aspetto, i vigili non hanno dato alcuna disposizione». Neppure Aleandro Petrucci, sindaco di Arquata del Tronto, sa ipotizzare un periodo di tempo entro il quale arriveranno i container: «Siamo ancora in fase di emergenza. È necessario completare il censimento e stabilire quanti saranno coloro che opteranno per una sistemazione in affitto, usufruendo del sussidio. Non sappiamo quanti moduli serviranno, per cui, al momento, è impossibile stabilire quando saranno messi a disposizione della popolazione».

Invece, il vicesindaco di Amatrice Gianluca Carloni, afferma con decisione: «Nessuno verrà portato in hotel, si tratta di una notizia falsa. Arriveranno dei container che saranno dislocati su varie aree a ridosso delle tendopoli, e poi verranno costruite delle new town». Ed è proprio ad Amatrice che cresce il malcontento, non solo per le compromesse vie di comunicazione stradale, ma anche e soprattutto per la mancanza di coordinamento tra le forze poste in campo.

Nicola Rienzi, geometra amatriciano che ha deciso di trasferirsi in un container donatogli da una ditta con la quale collabora, la pensa così: «La situazione è insostenibile. Le strade vengono continuamente aperte e poi chiuse, c’è tantissima confusione. Oltre a questo, ancora nessuno ci sa dare notizie certe sull’arrivo dei map. Girano voci sull’ipotetica collocazione dei senzatetto in roulotte, ma sono tutte notizie vaghe e nessuno riesce a confermare nulla. Hanno accelerato i tempi sulla questione scuola, ma nelle tende comincia a fare molto freddo». Fortunatamente, dopo dieci giorni di lavoro da parte del genio dell’esercito e dei volontari della protezione civile friulana, ieri mattina è avvenuta la riapertura del ponte Tre Occhi sulla SR 260 Picente – la più importante via di comunicazione con Amatrice che ha consentito un notevole miglioramento della viabilità in questo delicatissimo periodo.

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