La sconfitta di Merkel la destra xenofoba sorpassa la sua Cdu

La sconfitta di Merkel la destra xenofoba sorpassa la sua Cdu

I numeri, stavolta, non contano. Ma il voto pesa. Nel Land relativamente meno popoloso della Germania, il Meclemburgo-Pomerania – su un territorio grande quanto la Lombardia vive appena il 2% della popolazione – dove appena il 2% dei residenti ha un passaporto straniero e cui viene assegnato appena il 2% dei profughi, la Cdu incassa un risultato talmente disastroso che lo tsunami rischia di investire in pieno Berlino.

Il partito di Angela Merkel perde 4 punti e scivola al 19%, al terzo posto dietro la destra populista dell’Afd, capeggiata da Frauke Petry, che alla prima prova elettorale nel Land che confina col Mar Baltico vola al 22%. Il primo partito resta la Spd di Erwin Sellering, che perde 5 punti rispetto alle elezioni del 2011 ma incassa un 30% un po’ inatteso (i sondaggi lo davano tra il 22 e il 28%). Potrà comunque continuare a governare in una Grande coalizione la Cdu. E in una campagna elettorale stra-dominata dai profughi, il gesto recente, clamoroso del governatore socialdemocratico di criticare la cancelliera da destra, sembra aver portato i suoi frutti.
Pesante la sconfitta per la Linke, che crolla al 12% mentre i Verdi hanno vissuto il dramma della conta dell’ultimo voto: in serata oscillavano ancora attorno alla soglia di sbarramento del 5%. L’unica buona notizia è che l’estrema destra Npd è fuori dal Parlamento del Meclemburgo- Pomerania. Ma gli studi dei flussi dicono già che la stragrande maggioranza di quei voti è andata a favore del partito di Petry. Infine, un dato che dimostra che l’Afd stia racogliendo molti consensi tra gli astenuti, come già avvenuto in altre elezioni regionali, è che la partecipazione al voto è aumentata di 9 punti, superando il 60%.
Doveva essere una tornata elettorale ininfluente. Per una serie di motivi non lo è affatto e anzi rischia di essere una grana seria, per la cancelliera. Infatti, sono due i sintomi del disagio di Angela Merkel per il risultato di ieri. Primo, ha fatto sapere che farà una dichiarazione oggi, dal G20 in Cina. Di solito evita, se si tratta di elezioni regionali. Secondo, potrebbe collegarsi telefonicamente con il presidio della Cdu. Il senso è chiaro: impedire che i vertici del partito forniscano un’interpretazione della débacle senza il suo contributo.
Era stato proprio il presidio, nelle scorse settimane, a costringere la cancelliera a dire che il burqa impedisce l’integrazione. Secondo un’autorevole fonte governativa, sul velo integrale Merkel voleva tacere. Non ci è riuscita. E questo pare solo l’inizio di un anno elettorale in cui le pressioni dei maggiorenti del partito per arginare l’avanzata dell’Afd -strattonando la cancelliera e cercando di spostarla a destra- saranno sempre più forti. Un dettaglio che rischia di appesantire anche i rapporti con l’Europa. Anche se è soprattutto il tema dei profughi che sta regalando un trionfo dopo l’altro a Frauke Petry.
La cancelliera è stata il grande convitato di pietra nella campagna elettorale del Meclemburgo-Pomerania, e non solo perché ha il suo collegio elettorale qui. La sua “politica delle porte aperte” sui profughi ha dominato un dibattito agguerrito ma che quasi nulla ha avuto a che fare con le sfide e i problemi della regione. La coincidenza dell’anniversario del “ce la faremo” di Merkel, nei giorni scorsi, con il voto per il rinnovo del Parlamento di Schwerin, non ha fatto che accentuare la sensazione che si sia trattato di un vero e proprio referendum sulla cancelliera.

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