L’Ape potrebbe costare fino al 25% della pensione

Previdenza. Primo accordo di massima tra governo e sindacati. Ma mancano risposte su lavoratori pesanti, precoci ed esodati. M5S, Sinistra italiana e Lega contro le misure annunciate dall’esecutivo

Antonio Sciotto, il manifesto • 13/9/2016 • Copertina, Lavoro, economia & finanza • 791 Viste

Non si ha ancora un quadro chiaro del provvedimento sulle pensioni, ma è perlomeno certo che il governo si vuole appoggiare al sistema delle banche per finanziare il cosiddetto Ape, l’uscita anticipata che secondo quanto è emerso ieri, dopo l’incontro tra esecutivo e sindacati, dovrebbe arrivare fino ai 63 anni. Una sorta di mutuo ventennale da cui sarebbero esentate solo alcune categorie più deboli, con i costi a carico dello Stato. Cgil, Cisl e Uil concordano con l’impianto generale della riforma, anche se contestano alcuni punti (non c’è ancora chiarezza sulle penalizzazioni, e verrebbero esclusi dai benefici maggiori ad esempio i precoci), mentre le opposizioni vanno all’attacco: M5S, Si e Lega criticano non solo il ricorso agli istituti di credito, ma anche le eventuali penalizzazioni a carico dei singoli.

Stiamo intanto a quanto è emerso finora, sapendo che un altro incontro con i sindacati è previsto il 21 settembre, e che il governo – parola del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Tommaso Nannicini – intende chiudere il capitolo entro fine mese. L’Ape potrà essere chiesto dall’anno prossimo a partire dai 63 anni di età, quindi fino a 3 anni e sette mesi prima del raggiungimento della pensione di vecchiaia (per gli uomini, le donne la raggiungono ancora l’anno prossimo a 65 anni e 7 mesi: bisognerà capire se per loro, almeno in questa fase transitoria, non si anticipi a 62 anni).

Chi anticipa dovrà pagare quanto concesso dallo Stato di tasca propria, appunto appoggiandosi a un finanziamento ventennale da parte di una banca: la rata verrà coperta interamente dallo Stato per i disoccupati di lungo periodo, i disabili, chi è impegnato in attività usuranti con assegni non superiori a 1500 euro lordi (1200 netti); in caso di importi superiori, dovranno restituire solo quanto preso in prestito, senza la maggiorazione del tasso di interesse e del premio assicurativo (il finanziamento è sempre caricato di una polizza vita in caso di prematura scomparsa del cliente della banca).

La nota dolente riguarda i lavoratori precoci, sui quali per il momento non c’è un accordo: la Cgil si dice «preoccupata dallo svuotamento dell’intervento» su di loro. Allo stesso modo non sono ancora inclusi i lavoratori addetti a professioni «pesanti»: ad esempio operai dell’edilizia, macchinisti, infermieri e insegnanti di scuole materne. Tanto che il presidente della Commissione Lavoro della Camera, Cesare Damiano, pur apprezzando l’impianto generale delle misure annunciate, chiede garanzie non solo per quest’ultima categoria, ma anche per gli esodati: perché si dia il via all’ottava salvaguardia, attesa invano da mesi, e che tutelerebbe circa 25 mila persone ancora oggi penalizzate dalla legge Fornero.

Ma chi chiederà l’anticipo senza appartenere a nessuna di queste categorie quanto dovrà sborsare? Si parla di 50-60 euro al mese per ogni anno di anticipo richiesto, e alcuni calcoli arrivano a prevedere che addirittura alla richiesta massima (3 anni e 7 mesi) potrebbe corrispondere il 25% della pensione (includendo anche i costi degli interessi e della polizza assicurativa).

Un bel salasso, tanto che Sinistra italiana chiede che «non vengano penalizzati i lavoratori, distinguendo tra chi potrà permettersi l’Ape e chi no». I Cinquestelle parlano di «polpetta avvelenata»: «Invece di riformare alla radice la legge Fornero, il governo si concentra su meccanismi che lasciano in braghe di tela i futuri pensionati e che favoriscono la solita lobby di banche e assicurazioni». La Lega denuncia la «truffa governo-sindacati».

L’Ape dovrebbe costare circa 400 milioni per il 2017, mentre si stanzieranno oltre 600 milioni per ampliare la platea che ha diritto alla quattordicesima (a coloro che hanno redditi personali complessivi inferiori a 1.000 euro al mese rispetto ai 750 euro attuali).

Si pensa anche di innalzare la no tax area per equipararla a quella dei lavoratori dipendenti (8 mila euro annui di reddito) per tutti i pensionati e non solo per quelli over 75: la misura costerebbe 250 milioni di euro. Circa 100 milioni sono previsti infine per rendere le ricongiunzioni tra diversi periodi assicurativi non onerose, mentre altri 100 milioni circa serviranno per allargare le maglie delle attività usuranti.

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One Response to L’Ape potrebbe costare fino al 25% della pensione

  1. paci daniela ha detto:

    VORREI USUFRUIRE DELL’APE
    LA MIA USCITA DOVREBBE ESSERE IL 1° LUGLIO 2019.
    VOLENDO USCIRE UN ANNO PRIMA, CIOE’ 1° LUGLIO 2018, VORREI SAPERE QUANTO DOVREBBE ESSERE LA TRATTENUTA BANCARIA E ASSICURATIVA MENSILE, USUFRUENDO APPUNTO DELL’APE.
    GRAZIE PER L’ATTENZIONE
    SE POSSIBILE VORREI UNA RISPOSTA
    PACI DANIELA
    N. 16 LUGLIO 1952
    EDICOLANTE
    VIA GIOBERTI, 36 FIRENZE

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