L’ultimo discorso di Obama all’Onu: «Fare di più per i rifugiati»

Stati uniti. Il presidente americano ha ricordato i «successi» della sua amministrazione

Marina Catucci, il manifesto • 21/9/2016 • Diritti umani & Discriminazioni, Immigrati & Rifugiati, Internazionale • 758 Viste

NEW YORK Obama ha tenuto il suo ultimo discorso da presidente davanti all’Assemblea Generale dell’Onu, riassumendo ciò che è stata la sua presidenza; dalla crisi del 2008, «insieme abbiamo evitato un’ulteriore catastrofe e riportato la crescita globale in attivo», all’importanza dell’accordo di Parigi sul clima, all’accordo nucleare con l’Iran e la lotta contro l’epidemia di Ebola in Africa occidentale, fino ad arrivare alla normalizzazione dei rapporti con Cuba.

Ma non è stato solo un discorso di retrospettiva, Obama ha parlato a lungo toccando molti argomenti che hanno contraddistinto la sua presidenza, con stoccate laterali, come quella nei riguardi della Cina a cui si è rivolto quando ha parlato di Paesi che «riconoscono il potere del libero mercato ma non di una società libera», o attacchi frontali come quello ad Israele o alla Russai a cui Obama si è rivolto sottolineando che mentre il mondo va avanti, il paese di Vladimir Putin cerca di riappropriarsi di «fasti passati con la forza».

Obama ha citato forze globali come tecnologia, comunicazioni, flussi di capitale, che portano al mondo nuove possibilità di progresso, ha ricordato come il mondo stia in realtà andando verso il meglio, anche se spesso la percezione delle persone non è propriamente questa. «Dopo la fine della guerra fredda possiamo dire che il mondo è più prospero che mai, ma le nostre società vivono nell’incertezza. Vorrei suggerire di proseguire e non tornare indietro a un mondo diviso. Per quanto imperfetti diritti umani, diritto internazionale, democrazia, libero scambio, rimangono le basi per il progresso umano. Non mi sto basando su teorie ma su fatti reali che spesso dimentichiamo».

I riferimenti alla politica interna americana non sono mancati, con attacchi obliqui a Trump, che si possono leggere nei passaggi dove Obama ha chiaramente detto «No agli uomini forti e ai modelli di società guidate dall’alto. La democrazia resta il vero percorso da compiere. C’è un crescente conflitto tra liberalismo e autoritarismo», e se il modello statunitense non è l’unico giusto, «sarà sempre dalla parte del liberalismo contro l’autoritarismo», ha detto Obama.

«Credo che la vera democrazia rimanga la migliore strada – ha poi aggiunto – Il mondo oggi si trova davanti a una scelta: o andare avanti o tornare indietro. Dobbiamo andare avanti». Ma nonostante questo immenso progresso globale, ha fatto notare Obama, un numero inaccettabile di persone vivono in condizioni di estrema povertà, anche se sono scese al 10%, sono comunque troppe.

Su questo tema Obama si è spinto fino a citare il più famoso degli slogan di Occupy Wall Street, ripreso anche da Sanders: «Un mondo in cui l’1% dell’umanità controlla una ricchezza pari al 99% non è uguaglianza. Capisco che è sempre esistito il divario tra ricchi e poveri» ma ora «si è acuito» e «la tecnologia permette di vedere il contrasto per cui le persone hanno maggiore percezione delle ingiustizie e chiedono ai governo di fare qualcosa. Le economie funzionano meglio se si riduce il gap tra i salari, tra ricchi e poveri». Ma grande parte del discorso di Obama è stato diretto alla questione rifugiati, passaggi che arrivano il giorno seguente il semi fallimento dell’accordo che per la prima volta i Paesi membri avrebbero dovuto firmare e che è stato in realtà un’occasione sprecata. Obama ha parlato dei «rifugiati disperati nel trovare una casa – ed ha continuato dicendo che – ci sono tante nazioni che stanno facendo la cosa giusta ma molte nazioni, specialmente quelle benedette dalla loro ricchezza e dalla loro posizione geografica, devono fare di più». L’impegno, ha sottolineato il presidente uscente, non ha solo ragioni etiche, ma pragmatiche, per la sicurezza nazionale. «Aiutare chi ha bisogno ci rende più sicuri».

Quando si pensa ai milioni di persone costrette da violenze, guerre, catastrofi ambientali a lasciare le proprio case, si deve «pensare a quello che faremmo se succedesse a noi, a nostri figli», ha aggiunto Obama, ed ha sottolineato che anche catastrofi derivate dal cambiamento climatico possono causare conflitti, scorte di cibo inadeguate che poi causano movimenti migratori di massa.

«Un Paese circondato dai muri imprigiona sé stesso», ha detto Obama, e sempre stando sul tema dei rifugiati e dei migranti ha proseguito affermando che «dobbiamo respingere qualsiasi forma di fondamentalismo di razzismo e qualsiasi idea secondo cui esiste una superiorità etnica. Dobbiamo sposare la tolleranza che risulta dal rispetto per tutti gli esseri umani».
«La nostra comunità internazionale – ha concluso Obama – deve continuare a lavorare con quelli che cercano di costruire, invece di distruggere; è più difficile governare se la gente perde la fiducia».

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