Via al piano di sostegno per i profughi siriani

Unione europea. È partito il programma di carte di debito ricaricate mensilmente. Gli aiuti fanno parte dei tre miliardi di euro previsti nell’intesa sui migranti firmata da Bruxelles e Ankara

Irene Mossa, il manifesto • 27/9/2016 • Diritti umani & Discriminazioni, Europa, Immigrati & Rifugiati • 575 Viste

Trecentoquarantotto milioni di euro a favore dei rifugiati siriani in Turchia. È quanto prevede il programma umanitario avviato ieri dall’Unione europea e che consiste in trasferimenti diretti di denaro ai profughi attraverso carte di debito ricaricate mensilmente. Le carte serviranno ad acquistare generi alimentari e a pagare le spese scolastiche dei piccoli rifugiati. A dare il via all’iniziativa è stato Christos Stylianides, commissario per la gestione delle crisi, che l’ha definita «il più grande progetto umanitario mai sostenuto dall’Ue». Il programma, gestito dal World Food Program con il supporto della Mezzaluna Rossa turca e delle autorità locali, dovrebbe aiutare 1 milione di siriani in Turchia. L’efficacia del nuovo sistema sarà comunque da verificare, come anche che i soldi arrivino effettivamente alle famiglie siriane. La Commissione europea assicura che «tutto sarà seguito con attenzione, ci saranno controlli per accertare che ogni euro venga speso in modo corretto».

Gli aiuti dell’Ue fanno parte dei tre miliardi di euro previsti nell’intesa sui migranti, firmata il 18 marzo scorso da Bruxelles e Ankara. Un piano che parte in un momento di tensione: dopo la dura reazione del governo turco al tentato golpe dello scorso luglio, le relazioni europee con Erdogan si sono molto inasprite. Nonostante questo l’intesa, che prevede tra le varie misure il respingimento in Turchia dei migranti irregolari o non accolti in Grecia, secondo la Commissione europea «sta funzionando. Prima dell’accordo arrivavano 10mila persone al giorno. Ora sono circa 100», ha detto ieri Marteen Verwey, coordinatore europeo per l’attuazione del piano. «Sia l’Unione europea che la Turchia restano impegnate per l’intesa – ha aggiunto Verwey – cominciano i rimpatri, ne sono stati fatti 578. Il riconoscimento dell’asilo e la logistica nelle isole restano le sfide principali, perché i tempi lunghi per le procedure hanno ripercussioni sul morale dei profughi, provocando molta tensione». Per alleviare la pressione nei campi, dalla settimana scorsa si è iniziato a trasferire sulla terraferma le persone vulnerabili, che non saranno rinviate in Turchia come i minori non accompagnati.

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