Ape, nasce il pensionato con il mutuo: 20 anni indebitati con le banche

Verbale di intesa governo-sindacati. Identificate le misure previdenziali nei prossimi tre anni: l’anticipo pensionistico (Ape) è stato esteso e sarà a carico dello Stato per categorie ancora non identificate

redazione • 29/9/2016 • Lavoro, economia & finanza • 1158 Viste

C’è l’intervento sui lavoratori precoci, estensione e aumento della quattordicesima per i pensionati con i redditi più bassi. Camusso (Cgil): “Sull’Ape non siamo d’accordo”

L’unica a non condividere l’anticipo pensionistico (Ape), la pensione con il mutuo, è la segretaria generale della Cgil Susanna Camusso. Nel verbale d’intesa siglato ieri con Cisl e Uil e il governo, Corso Italia ha confermato di non condividere «tutta l’Ape», cioè la possibilità volontaria di lasciare il lavoro a 63 anni, 3 anni e 7 mesi prima della pensione di vecchiaia grazie ad un’intesa volontaria che il lavoratore stipulerà con l’Inps. Il prestito sarà ammortizzato con rate ventennali sulla pensione. La sperimentazione durerà due anni in caso di decesso il soggetto il capitale residuo sarà rimborsato dall’assicurazione con la quale si è stipulata la polizza sulla premorienza e quindi non si rifletterà sulla reversibilità o sugli eredi. Nella nuova versione della finanziarizzazione della previdenza approvata ieri l’anticipo pensionistico sarà a totale carico dello stato ma solo per alcune categorie di lavoratori in stato di bisogno. Si chiama «Ape social», un altro anglismo (con acronimo) renziano che indica una serie di bonus fiscali aggiuntivi o trasferimenti monetari diretti che costituiranno un «reddito ponte». Ancora non si conoscono le platee che beneficeranno di questa esenzione a carico dei contribuenti e le categorie di lavoratori che dovranno pagare – con gli interessi – per andare a riposo. Per accedere all’Ape bisognerà avere maturato una pensione «non inferiore a un certo limite». Sindacati e governo hanno rinviato la decisione su questo «limite» a un altro incontro.

La quattordicesima sarà estesa a 3,3 milioni di pensionati con redditi complessivi personali fino mille euro al mese, quasi 1,2 milioni in più rispetto alla attuale platea di beneficiari. Per 2,2 milioni di persone l’importo sarà aumentato, ma non è ancora stato definito il rialzo in base agli scaglioni dei contributi versati. È stata aumenta la no tax area con detrazioni d’imposta per i pensionati con più di 74 anni fino a 55 mila euro che sarà così uniformata a quella dei lavoratori dipendenti pari a 8125 euro. Previsto il pensionamento anticipato per chi ha iniziato a lavorare prima dei 19 anni e per chi ha 41 anni di contributi ma è disoccupato senza ammortizzatori sociali, in condizione di disabilità o fa lavori usuranti. In questo caso si permette l’anticipo del pensionamento di 12 o 18 mesi eliminando le finestre di uscita previste dalla Fornero.

Il costo dell’intesa è stato quantificato in 6 miliardi in tre anni, dunque due all’anno. Almeno mezzo miliardo di euro in meno rispetto a quanto richiesto dai sindacati. «Non sono sufficienti – ha detto il segretario Uil Carmelo Barbagallo – e non dimentichiamo gli esodati e il resto della piattaforma». Per il segretario Cisl, Annamaria Furlan, «il lavoro va avanti ma è un buon risultato». «Si è fatto un buon lavoro si dovrà continuare in vista della legge di bilancio» ha aggiunto Camusso che ha ricordato che «il tema dei giovani non è risolto ma sarà tema importante della seconda fase». I giovani sono il quinto stato dei precari, degli intermittenti, dei voucheristi che non avranno mai una pensione.

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