Le presidenziali francesi ai blocchi di partenza

Francia . Le dimissioni di Macron accelerano i tempi politici. La sola carta in mano a Hollande: il voto utile, per evitare un ballottaggio destra-estrema destra

Anna Maria Merlo, il manifesto • 3/9/2016 • Internazionale • 565 Viste

PARIGI I tempi della politica accelerano, dopo le dimissioni di Emmanuel Macron, l’ormai ex ministro dell’Economia che moltiplica gli impegni pubblici in vista di una molto probabile candidatura alle presidenziali del 2017. La destra è già in piena campagna, con una pletora di candidati per le primarie di novembre tra i Républicains (il centro-destra non partecipa): Sarkozy, Juppé, Fillon, Copé, Le Maire e vari altri, con una rincorsa a destra della destra (che per il momento risparmia Juppé, che occupa il centro-destra, ma che ora deve subire su questo terreno la concorrenza di Fillon, che ha aggiustato il suo posizionamento). L’obiettivo generale è sottrarre voti a Marine Le Pen.

Alla sinistra della sinistra, c’è già la corsa dichiarata tra Mélenchon, la verde Cécile Duflot (che dovrà pero’ passare per le primarie écolo) e, ai margini, Nathalie Artaud (Lutte ouvrière) e l’Npa. Incognita sulle intenzioni del Pcf, con cui Mélenchon – candidato della France insoumise – ha tagliato i ponti: il segretario, Pierre Laurent, potrebbe essere candidato.

Nel centro-sinistra, invece, regna la più grande incertezza. Macron si posiziona al centro, sostiene che destra e sinistra sono ormai superate e che “la vera contrapposizione è tra conservatori e progressisti”, tra i difensori di una società “aperta” e quelli di una società “chiusa”, ripiegata sull’identità e sulla nostalgia del passato. Chi difenderà i colori della social-democrazia, nello spazio politico tra Macron e Mélenchon-Duflot? Se ci saranno delle primarie, gli ex ministri Arnaud Montebourg e Benoît Hamon parteciperanno, cercando di spostare l’asse un po’ a sinistra. Valls aspetta che Hollande si decida. Già la prossima settimana dovrebbe esserci una prima chiarificazione.

L’8 settembre, Hollande è invitato a un convegno della Fondazione Jean-Jaurès, dove potrebbe avanzare qualche proposta per delineare una prospettiva del “vivere assieme”. Ma Hollande ha un “bilancio” pesante, dopo 4 anni e mezzo di Eliseo. Criticato a destra e a sinistra, annaspa nei sondaggi (è al 14% di opinioni favorevoli), l’economia non riparte anche se la “curva della disoccupazione” sembra invertirsi. Il 15 settembre è già prevista una nuova manifestazione contro la Loi Travail, che è passata al Parlamento con la forzatura del ricorso al 49.3, ma che è in attesa dei decreti di applicazione per entrare in vigore (la Cgt vuole bloccarli, come era successo per il Cpe di Villepin, poi annullato). La società vive momenti agitati, scossa e ferita dagli attentati, in preda a tentazioni identitarie, delusa dalla politica, che pare impotente di fronte a tutto.

Hollande ha una sola carta in mano: fare leva sul timore di uno scontro destra-estrema destra nel 2017. C’è ancora una fetta consistente dei cittadini disposta ad ascoltarlo e a seguirlo nella strategia del “voto utile”, mentre i sondaggi insistono sul fatto che nessuno vuole il remake del 2012, con un nuovo ballottaggio Sarkozy-Hollande? Solo il rigetto di uno scontro Sarkozy-Le Pen puo’ dare qualche possibilità a questa strategia del meno peggio. Macron, che è abile, ha individuato un punto di attacco che mette in difficoltà Hollande: riscrivere un “romanzo nazionale”, perché “non si fa sognare il popolo francese con sole misure tecniche – ha detto alla fiera di Chalon-en-Champagne – bisogna anche parlare di morale, di valori, della nostra storia e del nostro destino collettivo”.

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