L’Ocse taglia ancora le previsioni di crescita

Italia. Incagliati allo 0,8 quest’anno e nel 2017. Renzi replica con il piano “Industria 4.0”: 23 miliardi di incentivi e investimenti destinati alle imprese

Antonio Sciotto, il manifesto • 22/9/2016 • Lavoro, economia & finanza, Lavoro, economia & finanza nel mondo, Studi, Rapporti & Statistiche • 534 Viste

Doccia fredda, anzi gelata, sulle previsioni di crescita dell’Italia: l’Ocse, nel suo ultimo Economic Outlook, ha limato al ribasso (parecchio al ribasso, soprattutto per il 2017) le stime dello scorso giugno. Quest’anno la nostra crescita si dovrebbe attestare al +0,8%, e lo stesso l’anno prossimo (rispettivamente -0,2% e -0,6% rispetto al quadro precedente). Ma sono dati che ridimensionano ancora di più le aspettative del governo Renzi: appare eccessivo perfino lo 0,9% su cui vorrebbe puntare il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan per quest’anno (cifra che ha fatto trapelare di voler inserire nella Nota di aggiornamento al Def attesa il 27 settembre), mentre è evidentemente del tutto utopistico l’1,4% che l’attuale Def indica per il 2017.

A far ripartire la crescita dovrebbe pensare il piano presentato ieri dal ministro dello Sviluppo Carlo Calenda insieme allo stesso premier Matteo Renzi, al Museo della scienza di Milano davanti a una platea di industriali: Industria 4.0. Si tratta di 23 miliardi di euro in 4 anni: 13 miliardi di incentivi fiscali (tra cui ad esempio gli interventi su ammortamento e super ammortamento già previsti) e 10 miliardi di investimenti. Gli incentivi fiscali saranno «orizzontali» senza bisogno di bolli ministeriali o simili, ha spiegato il ministro. «Incentivi a bando non ne faccio più», ha aggiunto, e subito dopo ha promesso nuove defiscalizzazioni per incentivare «lo scambio salario produttività». Gli ha fatto eco il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia: «È una questione di sopravvivenza per il sistema industriale italiano».

Tornando all’Ocse, comunque, seppure i numeri non siano favorevoli al governo, si è registrato un sostegno alle richieste italiane di maggiore flessibilità presso la Ue. E lo stesso istituto ha registrato l’incertezza (sul piano economico e dei mercati) legata al referendum costituzionale. I problemi relativi all’Italia, secondo la capo economista Catherine Mann, sono essenzialmente «di fiducia», a cominciare dalle «incertezze» sull’esito del referendum d’autunno. «In questo caso – ha spiegato – l’incertezza politica si è infiltrata nell’incertezza economica trascinando verso il basso i traguardi conseguiti in termini di azione pubblica».

Questa comunque la situazione economica del nostro Paese: «Nel 2016 gli investimenti e gli scambi non si sono rivelati così fruttuosi come avevamo previsto», spiega Mann. Quanto al 2017 «ci sono debolezze nell’economia mondiale e nella zona euro che peseranno maggiormente sull’Italia che su altri Paesi». «Nel caso dell’Italia c’è un governo piuttosto recente che ha compiuto notevoli progressi, in particolare sulla riforma del lavoro, e questo ha avuto effetti sulla ripresa dell’occupazione generando uno slancio positivo. L’idea era che questo slancio sarebbe proseguito per tutto il 2016 ma le nostre speranze sono andate in qualche modo deluse».

Come detto, però, l’Ocse ritiene condivisibili le richieste di flessibilità che l’Italia avanza a Bruxelles: «L’applicazione delle regole del Patto Ue – sostiene la capo economista – dovrebbe essere modificata per consentire politiche di bilancio più mirate al sostegno della crescita». Secondo lo stesso Economic Outlook, in Europa si «potrebbe fare di più», ad esempio escludendo «le spese nette di investimento dalle regole fiscali e, più in generale, sviluppando un approccio coerente per usare discrezionalità nell’applicazione delle regole».

Riviste al ribasso anche le stime mondiali: il Pil globale viene stimato al 2,9% nel 2016 e al 3,2% nel 2017 (-0,1 punti rispetto all’outlook di giugno), quello dell’eurozona all’1,5% nel 2016 e all’1,4% nel 2017 ( rispettivamente -0,1 e -0,3 punti). Quindi l’invito agli Stati a fornire maggiore sostegno alle politiche commerciali e a diminuire l’«eccessivo ricorso» alle politiche monetarie delle banche centrali. A tre mesi dal referendum sulla Brexit, infine, «la crescita britannica è rallentata: le incertezze restano molto forti». Il Pil del Regno Unito dovrebbe crollare dall’1,8% del 2016 all’1% del 2017, «un tasso di molto inferiore a quello degli ultimi anni», conclude l’Ocse.

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