Accordo di Parigi sul clima: ratifica Ue

Riscaldamento climatico. I ministri dell’Ambiente scelgono la via accelerata: ratifica Ue, voto all’Europarlamento e decisione formale del Consiglio. Senza aspettare i voti nazionali, che tardano ad arrivare

Anna Maria Merlo, il manifesto • 1/10/2016 • Ambiente, Territorio e Beni comuni, Europa • 633 Viste

E’ una procedura inedita. Ieri, i 28 ministri dell’Ambiente della Ue (la Gran Bretagna è ancora membro, in attesa del Brexit) hanno approvato in una riunione straordinaria a Bruxelles di dare il via libera alla ratifica, da parte della Ue, dell’accordo di Parigi del 12 dicembre scorso, a conclusione della Cop21. Prevede l‘impegno dei paesi Onu (193), di agire per mantenere il riscaldamento climatico sotto i 2 gradi rispetto al livello pre-industriale. Il Parlamento europeo voterà l’accordo sulla ratificazione rapida della Cop21 probabilmente il 4 ottobre. Poi, ci sarà una decisione formale del Consiglio, per la ratifica definitiva. L’Ue passa cosi’ oltre alle lentezze nazionali, che hanno lasciato passare i mesi, mentre la Cina e gli Usa (anche se in una forma meno vincolante) hanno già approvato la Cop21 e gli impegni di riduzione dell’emissione di gas a effetto serra. Nella Ue, per il momento solo 6 paesi avevano ratificato: Francia, Germania, Austria, Ungheria, Slovacchia e Malta. “Vittoria” ha twittato la ministra francese dell’Ambiente, Ségolène Royal. “Quello che pensavamo impossibile è realtà” ha affermato il presidente del Consiglio Ue, Donald Tusk. Per la Ue è un passo importante: l’Unione, che si vanta nel mondo di essere all’avanguardia dell’ecologia, aveva mostrato un volto molto meno positivo, trascinando i piedi di fronte a interessi di breve periodo. Alcuni paesi, Polonia in testa, hanno chiesto precisioni sulla ripartizione degli sforzi (Varsavia frena nella rinuncia al carbone), mentre altri temono che questa procedura accelerata, che forza la mano ai parlamenti nazionali, rappresenti un precedente pericoloso. Con la ratifica della Ue l’accordo di Parigi puo’ entrare in vigore (sono necessari almeno 55 paesi, che rappresentino almeno il 55% delle emissioni a effetto serra).

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