Ucciso un nero, rabbia a Los Angeles

Il ragazzo, 18 anni, era a bordo di un’auto che non si è fermata all’alt della polizia. Gli agenti: “Aveva un’arma” La famiglia nega. Proteste nelle strade: si teme un nuovo focolaio di violenza a un mese dalle elezioni

ALBERTO FLORES D’ARCAIS, la Repubblica • 3/10/2016 • Diritti umani & Discriminazioni, Internazionale • 713 Viste

Si chiamava Carnell Snell Jr., aveva diciotto anni ed è l’ultima vittima della “guerra razziale” tra afro-americani e poliziotti d’America. L’ennesimo morto, con l’ormai abituale contorno di familiari che accusano («ucciso senza motivo, solo perché nero»), di poliziotti che si difendono («era armato»), di gente che scende in piazza a protestare, di nuove violenze. Il tutto, come diverse volte è accaduto negli ultimi anni, senza che ci siano certezze assolute, se non la morte di un altro ragazzo e l’uso disinvolto delle armi da parte dei poliziotti.

È accaduto a Los Angeles, seconda metropoli degli Stati Uniti, nelle strade di quel South Side dove le gang nere e latine la fanno spesso da padroni e dove la polizia non va certo per il sottile. Carnell era su un’auto, targhe di cartone “sospette”, che all’alt dei poliziotti non si è fermata. Insieme a un altro giovane (che era alla guida) hanno abbandonato la macchina fuggendo a piedi, in direzioni diverse, nelle strade del quartiere. Uno è riuscito a scappare, lui è stato raggiunto dai poliziotti quando era quasi a casa.

Trenell Snell, 17 anni e sorella di Carnell, ha raccontato che si trovava fuori con amici quando ha visto il fratello maggiore che scappava inseguito dagli agenti. «Poi ho sentito degli spari, mi sono buttata a terra, quando mi sono rialzata ho visto Carnell morto. Lo avevano ammanettato». La polizia non ha ancora spiegato esattamente cosa sia successo al momento della sparatoria, un portavoce del Lapd si è limitato a ripetere che Carnell «era armato », aggiungendo poi che una pistola è stata ritrovata sulla scena della sparatoria.

Quando, in piena notte, a South Los Angeles si è diffusa la notizia della morte di Carnell, diverse dozzine di attivisti del movimento Black Lives Matter si sono riuniti per protestare contro la polizia e all’angolo tra la 107esima Street e Western Avenue (a pochi metri da dove è stato ucciso il ragazzo afro-americano) hanno scritto con il gesso sull’asfalto a lettere cubitali il nome di Carnell. Un altro gruppo di manifestanti ha interrotto una improvvisata conferenza stampa della polizia e altri ancora hanno marciato verso la casa del sindaco di Los Angeles Eric Garcetti ad Hancock Park, ma sono stati bloccati e poi dispersi da agenti in assetto di guerra. In un tweet uno dei portavoce della comunità afro-americana ha sostenuto che il diciottenne aveva le mani in alto quando i poliziotti gli hanno sparato.

La morte di Carnell rischia di alimentare tensioni ormai quotidiane (in diverse città Usa), quando manca poco più di un mese all’elezione del prossimo presidente e la “Città degli Angeli” è una vera e propria polveriera di tensioni razziali. Già nel ‘92 esplose dopo la morte di un nero, Rodney King, la cui uccisione da parte della polizia fu ripresa in un video poi trasmesso in tv.

Nelle ultime settimane sono stati tre gli altri casi di uccisione di neri da parte dei poliziotti: a Tulsa in Arizona, a Charlotte in North Carolina, a San Diego in California.

 

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