Foodora. E Poletti scoprì il lavoro digitale leggendo i giornali

Il ministro del lavoro Giuliano Poletti ignora le condizioni di lavoro nella gig economy, la nuova economia dei servizi on demand

Roberto Ciccarelli, il manifesto • 13/10/2016 • Lavoro, economia & finanza • 713 Viste

Gig Economy. Il ministro del lavoro Giuliano Poletti ignora le condizioni di lavoro nella gig economy, la nuova economia dei servizi on demand: «Non avremmo mai immaginato di lavorare per una piattaforma, l’idea di datore di lavoro era molto diversa». Basterebbe chiedere informazioni a Diego Piacentini, già vice presidente Amazon, oggi commissario del governo per l’innovazione, su come lavorano i cottimisti digitali “Amazon Mechanical Turk”, i turchi meccanici di Jeff Bezos

Il ministro del lavoro Poletti ha scoperto dai giornali l’esistenza della gig economy, l’economia dei servizi on-demand. Decisiva è stata la protesta dei fattorini in bicicletta che lavorano a Torino per Foodora. «Se la soluzione prevista dall’azienda si basa sul “ti piace andare in bicicletta”, vuol dire che abbiamo un bel problema da affrontare – ha detto- Ho letto con sorpresa la situazione che si è verificata in questi giorni a fronte di una manifestazione dei giovani che lavorano in bicicletta e questo è solo un caso, ma sappiamo che ci sono anche situazioni più complesse». Fino a poco tempo fa, «non avremmo mai immaginato di lavorare per una piattaforma, l’idea di datore di lavoro era molto diversa», ha aggiunto sottolineando che i problemi del lavoro legati all’innovazione «non si possono risolvere determinando due campi, con chi è pro e chi è contro, ma governando i processi e gestendo i cambiamenti».

Fino ad oggi questo governo non è esistito. Poletti ignora l’esistenza del capitalismo di piattaforma e del lavoro digitale. Non si è premurato di adottareuna legislazione che differenzi la gig economy dalla sharing economy, definendo gli aspetti giuslavoristici, fiscali e sociali di entrambi i settori. Basterebbe pochissimo per chiarirsi le idee. Poletti potrebbe telefonare a Diego Piacentini, già vice presidente di Amazon, oggi commissario di governo per il digitale e l’innovazione. Piacentini può spiegargli come Amazon usa gli«Amazon Mechanical Turk», i suoi cottimisti soprannominati «turchi meccanici», per micro-lavoretti con gli algoritmi. Mezzo milione di persone che lavorano anche per pochi centesimi a mansione. Sono gli analoghi dei bikers di Foodora davanti a un Pc . Anche loro sono fuori dal diritto del lavoro e senza tutele sociali. È uno degli effetti dell’innovazione sulla carne viva della forza lavoro.

*** Ranking e lotta di classe: l’altra storia dei turchi meccanici di Amazon e dei gigworkers

«Poletti non è un commentatore, ha un ruolo. Convochi i manager di Foodora, non lasci soli i ragazzi e impegni il governo a coprire il vuoto normativo» sostiene Giorgio Airaudo (Sinistra Italiana). I fattorini chiedono l’eliminazione del co.co.co e del cottimo, un part time verticale con una paga oraria fissa di 7,50 euro netti, bonus di un euro a consegna fisso, contributo per le riparazioni alla bici e per le spese internet del cellulare. Oggi Foodora dovrebbe dare una risposta.

*** Foodora, Deliveroo, Uber e gli altri: il conflitto sociale nel lavoro digitale. Intervista al giurista Valerio De Stefano

 

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