La cyber-guerra tra Obama e Putin Washington ordina: preparare l’attacco

La cyber-guerra tra Obama e Putin Washington ordina: preparare l’attacco

NEW YORK. Barack Obama ha dato ordine alla Cia di preparare un cyber-attacco contro la Russia. È la risposta americana al furto di dati dagli archivi del partito democratico e di Hillary Clinton. Lo ha rivelato il vicepresidente Joe Biden parlando alla rete televisiva

Nbc: l’Amministrazione Usa vuole «mandare un messaggio a Vladimir Putin». La rappresaglia informatica sarà sferrata «nel momento in cui lo decideremo noi, e nelle circostanze che ne amplificheranno l’impatto». La stessa
Nbc cita poi delle fonti legate alla Cia, secondo cui le opzioni per una controffensiva di hacker americani esistono da tempo, mancava solo il via libera dall’esecutivo. «Se ci autorizzano, possiamo fare molto», dicono le fonti Cia al network tv. L’annuncio di Biden arriva a pochi giorni dall’accusa formale dell’Amministrazione Obama: due rami dell’esecutivo e cioè la Homeland Security (ministero degli Interni) e l’Office of the Director of National Intelligence, hanno ufficialmente legato agli hacker russi i tre siti DCLeaks, WikiLeaks e Guccifer 2.0 che prendono di mira il partito democratico e la campagna Clinton. Secondo le stesse fonti governative americane «solo i massimi vertici politici di Mosca possono avere autorizzato quegli attacchi». La prima risposta di Putin a quelle accuse era arrivata nei giorni scorsi. Il leader russo aveva parlato di «isteria». L’ulteriore deterioramento nelle relazioni bilaterali Usa-Russia giunge in coincidenza con il fallimento del cessate il fuoco in Siria, un altro casus belli che ha peggiorato il contenzioso fra le due superpotenze.
Alle rivelazioni di Biden ha risposto ieri il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, affermando che Mosca ha preso le precauzioni necessarie per salvaguardare i propri interessi a fronte della crescente «imprevedibilità e aggressività degli Stati Uniti». «Le minacce dirette contro Mosca e la leadership del nostro Stato sono senza precedenti, perché sono espresse a livello del vice presidente degli Stati Uniti», ha detto il portavoce del Cremlino.
MINACCIA INEDITA
Colpo su colpo, gli hacker americani risponderanno ai russi, per «creare il massimo imbarazzo a Putin». È un annuncio senza precedenti, giustificato da una campagna elettorale anomala, con interferenze mai viste prima, da parte della Russia in aiuto a Donald Trump. Ma la guerra è asimmetrica: non esiste un Trump russo a fare da megafono, per quanto gli hacker americani possano lanciare rivelazioni scomode per Putin, il controllo del leader russo sui mezzi d’informazione (anche digitali) e la repressione degli oppositori lo rendono meno vulnerabile.
I MEZZI AMERICANI
Secondo le rivelazioni di Edward Snowden, l’ex collaboratore della National Security Agency (Nsa), nel 2013 la Cia ricevette 685 milioni di dollari per finanziare la guerra informatica. Ancora più alta la dotazione della Nsa per i cyber-attacchi: un miliardo. Sono centinaia i tecnici americani al lavoro su questo fronte. I primi test delle loro capacità offensive avvennero ai danni di Milosevic in Serbia e Saddam Hussein in Iraq. Più di recente, il loro massimo trofeo (tra i successi noti) è l’operazione congiunta Usa-Israele che infiltrando virus informatici nelle centrali atomiche iraniane riuscì a infliggere danni al programma nucleare di Teheran.
COME COLPIRE PUTIN
Le fonti della Cia puntano soprattutto verso gli affari: sarebbero in grado di diffondere rivelazioni sulla ricchezza privata di Putin, le sue proprietà in Russia e all’estero. Nel mondo della finanza l’America ha notevoli capacità di raccolta dati. Più problematica è la diffusione di queste notizie per orchestrare «una campagna d’opinione pubblica», come vuol fare la Cia: Putin ha strumenti di censura che si estendono alla Rete. Un parallelo: le rivelazioni della stampa americana sull’enorme ricchezza privata del presidente cinese Xi Jinping, sono state oscurate a Pechino e non lo hanno indebolito.
I PRECEDENTI IN RUSSIA
Il vero inizio di questa vicenda risale al dicembre 2011, quando si tengono le elezioni legislative russe segnate da frodi, e culminate con la terza rielezione di Putin. Dietro le proteste di massa, Putin è convinto che ci sia una regìa di Barack Obama con l’ausilio del magnate progressista George Soros che finanzia ong impegnate per i diritti umani. Putin è ossessionato dall’incubo di una “rivoluzione arancione” in casa sua, sulla scorta delle vicende ucraine e delle “primavere arabe”. Parte da lì la sterzata anti-americana e anti-Nato di Mosca.
ASSANGE E SNOWDEN
Putin usa sistematicamente i canali come WikiLeaks per fare da canale di trasmissione delle notizie carpite dagli hacker russi. In un’intervista al New York Times, Assange non ha negato di poter attingere alle informazioni degli hacker russi. All’accusa di attaccare sempre l’America, mai la Russia, Assange ha risposto con candore: «Criticare la Russia è noioso, lo fanno tutti». Snowden da parte sua continua a vivere in Russia sotto la protezione di Putin.
HILLARY NEL MIRINO
Dall’inizio della campagna elettorale il bersaglio prediletto degli hacker russi è stato il partito democratico, nonché lo staff della Clinton. Uno scoop portò alle dimissioni della presidente del partito Debbie Wassermann, di cui emersero email ostili a Bernie Sanders. L’ultima ondata di rivelazioni riguarda le email di John Podesta, capo dello staff di Hillary. I dettagli imbarazzanti su Bill e Chelsea sono stati però coperti dal frastuono sugli scandali sessuali di Trump.

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