«Welcome», lezione di accoglienza a Napoli

«Welcome», lezione di accoglienza a Napoli

NAPOLI Domenica scorsa sono sbarcati nel porto di Napoli 466 migranti, reduci da operazioni di salvataggio lungo le coste libiche. Ad accoglierli, al molo 21 e difronte la questura, hanno trovato due striscioni che, in inglese, recitavano: «Benvenuti, Napoli è casa vostra». Ad affiggerli sono stati gli attivisti del centro sociale Insurgencia, arrivati sul posto con un carico di beni di prima necessità per dare una mano: «Qui, diversamente da altre parti d’Italia e d’Europa, l’accoglienza suscita consenso – spiega l’attivista Dylan De Chiara – e la risposta della cittadinanza è stata importante». Centrafricani, eritrei, somali, afghani e magrebini (purtroppo anche il cadavere di una ragazza incinta di circa 24 anni), 160 resteranno in Campania. Novantotto i minori non accompagnati, quasi tutti maschi: 49 ragazzi fra i 13 e i 17 anni sono stati sistemati dall’amministrazione partenopea nel Centro polifunzionale San Francesco di Marechiaro, gli altri indirizzati in comunità convenzionate con il comune tra Napoli, l’area metropolitana e Salerno.

Da Palazzo San Giacomo domenica è partita la richiesta di aiuto alla cittadinanza: servivano abiti, saponi per l’igiene personale, spazzolini, asciugamani, assorbenti, abiti scarpe. Sono bastate poche ore e la popolazione si è presentata ai cancelli della struttura carica di pacchi. L’afflusso è stato talmente alto che il comune ha dovuto fermare l’operazione: «Ci stanno arrivando anche offerte di volontariato, dai corsi di italiano ai laboratori – ha spiegato ieri l’assessore comunale al Welfare, Roberta Gaeta -. E anche la disponibilità delle famiglie all’affido».

Lia Colucci, direttrice del centro polifunzionale San Francesco, ha spiegato: «Non siamo un centro di accoglienza e all’inizio eravamo impreparati. Quello che serve adesso sono lenzuola, federe e manodopera». Ad occuparsi dei minori ci sono i mediatori della cooperativa Dedalus, a cui i ragazzi sono stati affidati. La struttura si trova a Marechiaro, una delle zone più belle di Napoli, a picco sul mare, accanto al Parco Archeologico marino della Gaiola. Di solito accoglie ragazzi per attività diurne e residenziali o per i campi estivi. «Da noi possono giocare a calcetto, a biliardino, ci sono i cortili – racconta Giovanni Aversano, uno degli operatori del centro -. Dovrebbero rimanere un paio di settimane, in attesa di nuove disposizioni facciamo quello che dobbiamo fare: accogliere». Nei prossimi giorni verranno progressivamente indirizzati nelle comunità per minori, dove sono già stati sistemati i più piccoli e le ragazze.

I migranti sbarcati a Napoli potranno sfoggiare capi griffati ma contraffatti: la prefettura ha autorizzato l’utilizzo del materiare sequestrato dalla procura partenopea. Il ministro dell’Interno Angelino Alfano, a Napoli lunedì per il comitato sull’ordine e la sicurezza, ringraziando «i ragazzi e gli studenti napoletani che hanno dato una mano d’aiuto nel soccorso», ha aggiunto che l’utilizzo di abiti sequestrati «potrà essere replicato su scala nazionale». Ieri è intervenuto anche il sindaco, Luigi de Magistris: «Vedere che i napoletani fanno a gara a portare vestiario e cibo ai bambini, alle donne e agli anziani arrivati dalla Libia, mentre un’altra parte dell’Italia si organizza per cacciarli, ci rende profondamente orgogliosi. Si parla di solidarietà, di fratellanza e uguaglianza. Napoli si dimostra ancora una volta città accogliente».

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