La risposta alla Ue: nessun passo indietro sulla manovra

Legge di Bilancio. Terremoto e migranti rappresentano «spese eccezionali», motiva Padoan nella sua replica a Bruxelles. Polemica con l’Ungheria: il governo Orbàn stizzito dalla minaccia di veto ai finanziamenti lanciata da Renzi

Antonio Sciotto, il manifesto • 28/10/2016 • Europa, Lavoro, economia & finanza • 490 Viste

La lettera di risposta del governo alla Ue è partita ieri sera: il premier Matteo Renzi e il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan difendono la propria linea in Europa, confermando il deficit al 2,3%. Il cambiamento dei target del 2017 rispetto al 2016 «è largamente spiegabile con le spese straordinarie relative a immigrazione e rischi sismici», spiega la replica a firma Padoan. Le spese sostenute, e da sostenere, per far fronte all’emergenza migranti e per mettere in sicurezza il territorio di fronte al rischio sismico, a maggior ragione dopo le ultime scosse in Centro Italia, sono cioè da considerarsi «circostanze eccezionali» e, come tali, possono spingere il deficit oltre il livello concordato con Bruxelles.

La difesa del governo italiano si concentra nel dettaglio di queste spese e motiva perché ritiene, con la manovra, di rispettare in pieno le regole Ue, non intendendo quindi modificare i saldi già stabiliti. Al netto delle voci migranti e sisma che, nei calcoli dell’esecutivo valgono lo 0,4% del Pil, il deficit nominale si fermerebbe infatti all’1,9% del Pil, mezzo punto sotto il dato di quest’anno e sostanzialmente in linea con le richieste europee. Il deficit strutturale dovrebbe assestarsi invece all’1,2%.

Bruxelles aveva già confermato che, per quel che riguarda le spese dei soccorsi e della ricostruzione post sisma, lo scorporo dal deficit è automatico e assolutamente pacifico. Ma appunto il governo vuole convincere la Ue a fare un passo successivo, e cioè aggiungere alla contabilità «flessibile» anche i 4,5 miliardi previsti per avviare Casa Italia, il piano di prevenzione antisismica a più lungo termine.

Senza dimenticare ovviamente il nodo migranti, come ha ricordato Padoan parlando ieri alla Giornata del Risparmio: con la legge di Bilancio si affrontano «eventi eccezionali con misure per il terremoto e i migranti: su quest’ultimo aspetto lo sforzo in termini di investimenti è ingente e va a beneficio dell’Italia ma anche e soprattutto dell’Europa».

Con gli sbarchi che continuano senza sosta, si è aperta una nuova polemica con l’Ungheria: il ministro degli esteri magiaro ha protestato contro la minaccia di Renzi di mettere il veto al bilancio in caso che gli stati dell’Est non decidano di collaborare nell’accoglienza. «Le risorse europee spettano ai membri dell’Europa centrale in base ai trattati – ha detto Péter Szijjártó- è l’Italia che non adempie ai propri obblighi. Se rispettasse meglio norme e regole comuni, la pressione dell’immigrazione sull’intera Ue sarebbe molto minore».

Ci si accusa insomma di politiche poco accorte nella gestione dei confini. La risposta è arrivata, via tweet, dal ministro degli Esteri Paolo Gentiloni: «Con muri e referendum #Ungheria ha sempre rivendicato di violare regole europee su migrazioni. Ora almeno eviti di dare lezioni all’Italia».

Come Padoan, alla Giornata del Risparmio è intervenuto anche il presidente di Bankitalia Ignazio Visco: «La ripresa dell’economia italiana è stentata», ha osservato il governatore, invitando l’esecutivo a «proseguire sulla trada delle riforme». «La crescita di movimenti con connotati nazionalisti, che si dichiarano apertamente contrari alla moneta unica e a progetti di ulteriore integrazione – ha concluso – getta ombre sul futuro dell’Europa, più preoccupanti dopo il referendum britannico».

Un assist alla manovra è venuto dalla Confindustria: «Fornisce un buon impulso, ricorrendo a maggior deficit e facendo potentemente leva sugli investimenti privati (oltre che rimpinguando quelli pubblici)», osserva il Centro studi. «Rimangono – osserva – l’incognita dell’esito del referendum costituzionale e la partita aperta del credito bancario alle imprese» (Confindustria ha sposato già da tempo il Sì alla consultazione del 4 dicembre, ndr).

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