L’ipotesi di un «inside job»: chi ha interesse in questo scandalo

Stati uniti. Al momento si sa ancora molto poco visto che l’indagine su Weiner è in corso, ma le teorie di complotto interno rendono bene l’idea di come questa sia la peggiore campagna elettorale di sempre

Marina Catucci, il manifesto • 30/10/2016 • Internazionale • 719 Viste

La notizia dell’apertura da parte dell’Fbi di un nuovo caso riguardante le mail di Hillary Clinton si è abbattuta sui media e su una campagna elettorale che riserva una sorpresa al giorno. Che una notizia di queste proporzioni arrivi 10 giorni prima delle elezioni fa sollevare mille illazioni riguardo chi ci sia davvero dietro questo scoop.

Facendo un passo indietro, nei mesi passati c’è stato un fuoco di fila di rivelazioni riguardanti i democratici, tutte arrivate tramite hackeraggi alle mail del partito e dei suoi funzionari; rivelazioni il più delle volte divulgate dall’arci nemico di Hillary Clinton, Julian Assange. Una delle voci più autorevoli ad essersi alzata a proposito di tutte queste rivelazioni riguardanti le mail dei democratici, è stata quella di Bill Binney, analista americano che, dopo 36 passati a lavorare per la National Security Agency di cui è stato direttore tecnico, coordinando il lavoro di 6.000 uomini, resosi conto del programma di controllo di massa che aveva contribuito ad implementare ai danni dei cittadini americani, ha deciso di renderlo pubblico diventando un whistleblower. Binney, qualche anno prima di Edward Snowden, ha tentato di opporsi ai programmi di sorveglianza di massa di George W. Bush e ne ha parlato pubblicamente in occasioni come la conferenza hacker newyorkese Hope, in un intervento immortalato da Laura Poitras e che apre il suo film Citizen four.

Una delle peculiarità di Binney è quella di essere uno dei più grandi crittografi che la Nsa abbia mai avuto; in occasione delle rivelazioni sui democratici rese pubbliche da WikiLeaks, Binney è stato interpellato più volte e in diverse occasioni ha parlato della fuga delle email dei democratici attraverso un’analisi del tutto diversa da quella presentata dal governo americano; di base Binney ha respinto le certezze che danno per sicure le prove e le tracce informatiche che portano a parlare di un’incursione di hacker russi nel furto di mail. Secondo Binney, invece, le tecniche usate, anche nei leaks riguardanti le mail di Podesta, il capo della campagna di Hillary, porterebbero direttamente alla Nsa, un inside job, come si dice, un lavoro interno operato da un braccio della stessa Nsa.

Secondo Binney la NSA ha sistemi che possono rintracciare i pacchetti di informazioni mentre lasciano la casella di posta della Dnc, e seguire i loro percorsi fino alla «posta in arrivo» di WikiLeaks. Queste affermazioni sono state ripescate anche in questa occasione per sostenere l’ipotesi che anche in questo caso si sia di fronte ad un altro inside job, con un braccio dell’Fbi che non ha mai smesso di indagare sulle mail di Clinton, così come altre voci ipotizzano che il capo dell’Fbi, stia in realtà lavorando per Putin per discreditare Clinton, cosí come lo si è ipotizzato per WikiLeaks. Al momento si sa ancora molto poco visto che l’indagine su Weiner è in corso, ma le teorie di complotto interno rendono bene l’idea di come questa sia la peggiore campagna elettorale di sempre.

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