Espulsioni in Croazia, l’Austria accelera: «Rispettiamo Dublino»

Rotta balcanica. La rete solidale denuncia: decisione retroattiva, il trattato era stato sospeso, «non si tratta di ingressi illegali. I confini erano aperti prima del marzo 2016»

Angela Mayr, il manifesto • 27/10/2016 • Copertina • 563 Viste

VIENNA Scene di ordinaria brutalità austriaca: poliziotti che irrompono in una casa alle 6 e 30 del mattino per portare via una famiglia di rifugiati iracheni da espellere in Croazia. Alan e Ayenne, i due bambini di 8 e 9 anni capiscono al volo e scappano via in tempo attraverso la finestra. A questo punto la polizia li cerca per il paese con l’elicottero per portare a compimento l’operazione che alla fine non riesce. È accaduto a Kumberg, paesino della Stiria vicino a Graz. È solo uno dei casi più eclatanti, dall’esito ancora aperto, di espulsioni in corso verso la Croazia. Sono motivate dal governo austriaco – di grande coalizione sempre più divisa e in bilico – con il regolamento di Dublino.

Scena stavolta di solidarietà: l’intero paese, dal sindaco in giù, insorge indignato a difesa della famiglia di Alan e Ayenne, che si è perfettamente inserita nella vita del posto. Manifestazioni, «un paese dice no all’espulsione di amici» lo striscione portato nella piazza stracolma di cittadini con le fiaccole, segno che la società civile welcome refugees di un anno fa non è sparita.
Le espulsioni si sono fatte più frequenti per non rimanere con il cerino della competenza d’asilo in mano, particolarmente inique e assurde assumendo Dublino in modalità retroattiva, rinnegando quindi l’accoglienza di un anno fa.

La famiglia dei due fratelli iracheni era arrivata in Austria il dicembre scorso, quando le regole di Dublino erano state sospese, con il grande moto di disperati che attraversava la rotta balcanica allora aperta. Lo ricorda la petizione popolare indirizzata al ministro degli interni da movimento insieme umani (www.bewegungmitmensch.at ) che raccoglie comitati e gruppi di vicinato impegnati sul campo a fianco dei rifugiati: «Non si tratta di ingressi illegali come affermano i fogli di espulsione. I confini erano aperti, l’ingresso e transito delle persone è stato co-organizzato dalle stesse autorità». La petizione chiede l’immediato stop delle espulsioni basate su Dublino di tutti i richiedenti asilo arrivati prima del marzo 2016, data di chiusura ufficiale della rotta balcanica. Contro le espulsioni e contro l’accordo di riammissione firmato dall’Ue con l’Afghanistan i comitati hanno indetto una manifestazione nazionale a Vienna Let them stay il 26 novembre, a ridosso del fatidico ballottaggio del 4 dicembre per il presidente della repubblica.

La casistica delle 3.311 espulsioni già eseguite, la metà «casi Dublino», con altri 1.700 candidati allo stesso destino, è zeppa di drammi. Un ventenne siriano dopo quasi un anno vissuto con una coppia di pensionati che lo ha accolto come un figlio improvvisamente espulso. Il dolore straziante in quella casa ha persino fatto piangere i giovani poliziotti venuti a prenderlo. A Matzleinsdorf vicino a Melk in Bassa Austria la solidarietà del paese ha fatto desistere i poliziotti che si erano presentati in 5 , all’alba, per portare via una famiglia, Hala e Magid con i figli Fuad di 6 e Mourad di 2 anni. Via twitter e facebook un centinaio di abitanti si sono mobilitati circondando la casa. Per Artin G di Aleppo con i figli Lucy e Njeth si è mobilitata tutta la scuola e la diocesi di Liesing, un quartiere di Vienna. Niente da fare. Prelevati come dei criminali dalla polizia arrivata con fari blu accesi sono attualmente in un centro per espulsioni. Scampati dalla guerra finalmente avevano ritrovato un po’ di serenità in Austria. Artin ha detto che non ce la fa a ricominciare tutto da capo in Croazia, è a terra «preferisco a questo punto tornarmene direttamente ad Aleppo». L’espulsione in Croazia di una donna all’ultimo mese di gravidanza è stata fermata all’ultimo momento da una sentenza della Corte europea dei diritti umani che chiede all’Austria una maggiore sensibilità nei casi di persone particolarmente vulnerabili. Lo stesso si spera per un paziente in dialisi, anche lui con il foglio di espulsione in mano. Infine alla Corte dei diritti umani è ricorsa anche l’associazione «Kumberg-vogliamo condividere» che da una mese si batte per la famiglia di Alan e Ayenne. A giorni è atteso il responso.

Espulsioni massicce si preannunciano anche in Germania. Il quotidiano tedesco taz prevede espulsioni verso l’Afghanistan possibili dopo l’accordo di riammissione di inizio ottobre seguito al programma di aiuti di 1,7 milliardi garantiti dalla Germania per la ricostruzione del paese.

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