Francia. La polizia comincia a smantellare «la Giungla» di Calais

CALAIS «Siamo tutti stanchi. Noi poliziotti, i migranti, gli abitanti di Calais, i camionisti che cercano di arrivare al porto e vengono presi d’assalto. Questa situazione non poteva più durare, il problema è l’avere lasciato che migliaia di persone vivessero qui per tutto questo tempo in condizioni insostenibili. Noi agenti di Calais abbiamo denunciato il [&hellip

Stefano Montefiori, Corriere della Sera • 24/10/2016 • Diritti umani & Discriminazioni, Europa, Immigrati & Rifugiati • 596 Viste

CALAIS «Siamo tutti stanchi. Noi poliziotti, i migranti, gli abitanti di Calais, i camionisti che cercano di arrivare al porto e vengono presi d’assalto. Questa situazione non poteva più durare, il problema è l’avere lasciato che migliaia di persone vivessero qui per tutto questo tempo in condizioni insostenibili. Noi agenti di Calais abbiamo denunciato il problema sin dal 2014, siamo passati da 800 migranti in aprile a 2.000 in ottobre, fino agli 8-9 mila di oggi. Non siamo stati ascoltati». Gilles Debove è poliziotto a Calais da oltre 16 anni.

Nel 2000 ha conosciuto il centro di Sangatte, qui vicino, poi la sua chiusura, e la nascita e l’espansione senza controllo della «Giungla». Delegato sindacale (Sgp-Fo Police), parla a nome di molti dei 1.250 agenti che oggi cominceranno uno smantellamento che potrebbe durare una settimana o più. Sotto le telecamere di tutto il mondo e di fronte all’opposizione di militanti in arrivo da molti Paesi europei, i poliziotti dovranno accompagnare, o mettere di peso, migliaia di persone – circa 1.300 minori, molti bambini – su 70 autobus diretti verso 280 centri di accoglienza in tutta la Francia. Esseri umani messi tutti in fila e divisi in quattro categorie: uomini, famiglie, minori isolati, persone vulnerabili (cioè deboli o malate).

Con quale stato d’animo vi apprestate a entrare in azione? «Onestamente la situazione non era più sopportabile per nessuno, neanche per i migranti. Si parla di ”smantellamento” ma è un termine troppo violento. È un’operazione innanzitutto umanitaria, speriamo che si svolga nella calma. Siamo preoccupati per martedì più che per il primo giorno, quando tante persone dovrebbero salire sugli autobus volontariamente. Almeno la metà degli ospiti della Giungla, soprattutto i sudanesi, hanno rinunciato all’Inghilterra e accettano di essere ridistribuiti in tutta la Francia. I problemi potrebbe nascere soprattutto dopo, quando dovremo evacuare anche quelli che vogliono a tutti i costi raggiungere Londra».

Dal punto di vista dei poliziotti, le persone che abitano nella bidonville più grande di Francia «sono come il resto della società». «La stragrande maggioranza persone perbene, alcuni meno. Cioè quelli che hanno fatto delle migrazioni un affare: economico, per i passisti, soprattutto afghani, e politico, come i militanti no borders» .

I minori non accompagnati rappresentano il problema più grave. Circa duecento sono stati finalmente accolti dalla Gran Bretagna, ma ne restano oltre un migliaio. «Questa è la vera difficoltà», dice Debove. Sono loro ad avere patito di più la mancanza di un’intesa tra Parigi e Londra. «All’inizio dovevano partire verso l’Inghilterra 40 minori al giorno, in realtà non sono più di 15. Comunque dovrebbero continuare a questo ritmo».

Qualche incidente è già scoppiato ieri, dopo che il prefetto Fabienne Buccio ha incontrato i capi delle comunità più numerose (afghani, sudanesi, siriani, iraniani, eritrei) per spiegare come funzioneranno le operazioni. L’obiettivo è fare sgomberare 3.500 persone entro sera. Si comincia questa mattina all’alba.

Stefano Montefiori

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