Haiti, gli aiuti non arrivano. Fuga dalla zona del disastro

Haiti, gli aiuti non arrivano. Fuga dalla zona del disastro

A quattro giorni dal passaggio dell’uragano «Matthew», con un bilancio ancora provvisorio di circa mille morti, città che non esistono più e uno stato che ha dimostrato una volta di più la sua cronica debolezza, da Haiti non possono che crescere d’intensità gli appelli alla comunità internazionale per aiuti celeri e concreti di fronte all’emergenza.

Lungo le regioni costiere della penisola che si estende nel sud-ovest del paese ci sono centinaia di migliaia di persone rimaste senza casa, senza cibo né vestiti, che non hanno ancora ricevuto alcun soccorso. E non vedono altra scelta se non quella di mettersi in marcia verso nord (la capitale Port-au-Prince dista circa 200 km). Il sindaco di Port-Salut, località della costa sud con circa 50mila abitanti, nota anche come meta turistica, dichiara la resa ai microfoni di Radio France International: «Il comune non può aiutare queste persone e quindi non può neanche fermarle. In nessun altro posto al mondo verrebbero lasciate per oltre quattro giorni nelle condizioni in cui sono».

Preoccupa la situazione a Jeremie, il principale centro urbano della penisola del Tiburón, sulla costa nord, dove la popolazione è di fatto rimasta isolata fino a ieri . Da una ricognizione aerea condotta dall’Onu (a Haiti è ancora attiva, si fa per dire, la missione «di stabilizzazione» Minustah) emerge che il 90% delle abitazioni sono state annientate. Troppo esili e fatiscenti per resistere all’urto di «Matthew». I primi soccorsi arrivati sul posto parlano di bambini che vagano da soli e di gente che beve l’acqua inquinata dei fiumi. Solo qui si contano al momento 470 morti. Ma ogni stima è destinata a crescere, essendo ancora numerosi i centri dei dintorni ancora isolati. E abbandonati a se stessi.

Appare poi chiaro che «Matthew» ha spazzato via ogni forma di agricoltura e quindi di sussitenza per le popolazioni locali. Quello che si profila nel breve periodo è l’ennesimo esodo rurale di massa, destinato a rendere ancor più invivibili le periferie urbane di uno dei paesi più poveri del mondo.
Secondo la delegata per la Croce Rossa italiana ad Haiti Mariagiovanna Costa, l’uragano ha cambiato la vita a un milione e mezzo di persone su dieci milioni di abitanti. «In più di 350.000 hanno urgente bisogno di assistenza umanitaria», è l’allarme dell’Unicef. E mentre la solita nave da guerra statunitense fa rotta verso Haiti per partecipare alle operazioni di soccorso, le organizzazioni mediche presenti sul posto lanciano l’allarme sui rischi che esploda la solita epidemia di colera. Nei pochi ospedali rimasti agibili, presi d’assalto dai feriti, le condizioni igieniche e la scarsità di medicinali non aiutano certo a scongiurare questa possibilità.

Nel frattempo «Matthew» imperversa sulle coste della Georgia e del South Carolina, dopo aver causato almeno 6 morti in Florida. Anche qui linee elettriche al collasso e un milione di sfollati. Malgrado l’uragano sia stato declassato a «1» come intensità, la minaccia è destinata a persistere almeno fino a domani.

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