La stampa alternativa nel mirino di  Erdo?an

Il nostro lato migliore è sempre quello interiore: con queste parole Asl? aveva dedicato i libri che mi aveva mandato al Carcere di Massima Sicurezza di Tipo D a Diyarbak?r, nel

Muharrem Erbey • 23/10/2016 • Diritti umani & Discriminazioni, Global Rights • 839 Viste

Dopo il fallito e strano (per usare un eufemismo) colpo di stato in Turchia, lo scorso luglio, la repressione del presidente Recep Tayyip Erdo?an si è fatta ancor più pesante e onnicomprensiva di quanto non sia normalmente. Nel mirino migliaia di persone (magistrati, dipendenti statali, professori, oltre che ovviamente militari) accusate o di essere parte della cospirazione per rovesciare il governo dell’AKP (Partito della Giustizia e Sviluppo) o di essere legati al PKK (il Partito dei Lavoratori del Kurdistan), per non lasciare “scoperto” il fianco della lotta al “terrorismo”.

Tra i colpiti in questa seconda “categoria” di arresti ancora una volta i giornalisti. In questo caso il governo non ha lasciato quasi nessuno intonso. I primi ad essere detenuti sono stati 22 giornalisti kurdi del quotidiano Özgür Gündem, il 17 agosto, un giorno dopo la decisione del Tribunale di chiudere la pubblicazione. In carcere, a due mesi e mezzo dal raid nella redazione centrale, a Istanbul, rimangono il direttore del quotidiano, Zana Bilir Kaya e il vice, Inan K?z?lkaya. Sono rinchiusi nel carcere di Silviri No.9. I due giornalisti sono in isolamento e anche  i diritti basici, come la possibilità di ricevere libri, vengono loro negati.

In carcere anche la scrittrice Asl? Erdo?an, che fa parte del comitato editoriale del quotidiano e la giornalista Ayse Necmiye Alpay. L’accusa per tutti è di “propaganda terroristica”.

Dopo Özgür Gündem la repressione del governo ha colpito radio e televisioni alternative in tutto il paese e anche all’estero. In Turchia sono state perquisite e chiuse per ordine della magistratura più di 20 televisioni e radio, dopo l’emissione di un decreto di stato d’emergenza promulgato dal governo.

La longa manus della repressione turca ha raggiunto anche l’Europa: Med Nuce Tv, che trasmetteva sul satellite Eutelsat da studi in Belgio, è stata chiusa per decisione di Eutelsat che non ha dato alcuna spiegazione.

Tra le televisioni e radio chiuse per decreto, Özgür Radyo a Istanbul, Van TV a Van, Denge TV a Batman, Radyo Dünya a Adana, Radyo Ses a Mersin e Özgür Güne? a Malatya, IMC Tv. Hayat?n Sesi TV, Jiyan TV, Zarok TV, TV 10, Azadi TV, Mezopotamya TV e Yön FM soon state rimosse dal satellite Turksat.

o.c.

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Il nostro lato migliore è sempre quello interiore

di Muharrem Erbey

Muharrem Erbey è un avvocato e scrittore kurdo che vive a Diyarbak?r. E’ stato vice-presidente e presidente dell’Associazione Diritti Umani (IHD) di questa città per molti anni e nel dicembre 2009 è stato arrestato nell’ambito della cosiddetta operazione KCK (Koma Civaken Kurdistan, Congresso della Società Democratica), avviata dal governo turco di Recep Tayyip Erdo?an dopo le elezioni amministrative del 2009 che sancirono il successo del partito filo-kurdo DTP (Partito della Società Democratica, chiuso dalla magistratura nel dicembre 2009 e riaperto a gennaio 2010 come BDP, Partito della Pace e Democrazia) che aveva conquistato numerose municipalità nella zona kurda del paese. Migliaia di politici, attivisti per i diritti umani, studenti, sindacalisti, giornalisti, avvocati, intellettuali furono arrestati a partire da aprile 2009 e accusati di far parte del KCK, struttura illegale del PKK (Partito dei Lavoratori del Kurdistan).

Muharrem Erbey, allora vice-presidente della IHD, fu arrestato il 24 dicembre 2009 e accusato di esser parte del KNK. Fu rilasciato di prigione a metà 2013. 

Il nostro lato migliore è sempre quello interiore: con queste parole Asl? aveva dedicato i libri che aveva mandato al Carcere di Massima Sicurezza di Tipo D a Diyarbak?r, nel 2010. Quando ho ricevuto i libri, ho cominciato a rileggerli, anche se li avevo già letti, questa volta con la mente sgombra. Il libro in una mano, un tea bollente nell’altra, il suono metallico delle sbarre, l’occasionale fischio proveniente dalla torretta di guardia: perso nelle parole di Asl?. Gli amici mi avevano dato notizie di lei. Sapevo dei suoi problemi di salute, dei suoi successi internazionali, leggevo le sue interviste, ero informato sui suoi nuovi libri, la seguivo con ammirazione sulla stampa.

Tutti abbiamo una storia. A volte la gente nasconde la sua storia, alcuni ce l’hanno scritta in faccia, altri nei loro occhi o nel modo in cui si muovono i loro corpi, nelle loro parole. Altri ancora la racchiudono in ciò che scrivono, nelle parole che mettono su carta. Ho visto una fotografia di Asl? nella rivista Milliyet Sanat. I suoi occhi grigi rivelavano la sua storia, come le linee del suo volto che dicevano quello che lei non poteva dire.

Ho letto i suoi libri quando sono usciti. Ho letto le frasi magiche di questa autrice che avevo appena scoperto a voce alta, e a volte, con la mia voce interiore. La mia ammirazione per lei è aumentata dopo aver letto la sua storia. Questa meravigliosa persona che aveva lasciato la sua carriera di fisica quando era all’apice del successo per dedicarsi esclusivamente alla scrittura, mi sembrava quasi divina. In realtà ero geloso di lei perché aveva fatto quello che io avrei voluto fare ma non potevo, componeva frasi così toccanti e profonde con le parole. Mi dava fastidio il suo talento nel maneggiare parole alla quali non avrei mai pensato, mi molestava la sua capacità di far parlare la sua voce interiore, intingendo la penna nel suo cuore e nel suo corpo senza esitazione e ponendo su carta quello che era rimasto sul pennino. Scriveva senza preoccupazione, senza problemi, né panegirici, inarrestabile.

Ci siamo conosciuti a Diyarbak?r nel 2000, durante un workshop sul racconto organizzato dalla municipalità. Più accuratamente, si era formato un legame quando io – seduto in prima fila – continuavo a rispondere a tutte le sue domande per primo. Si era creato una sorta di dialogo tra noi, quando qualcuno dalle file al fondo cominciò a protestare: “Hey, ci siamo anche noi qui!” Non perdemmo quel vincolo. Ci incontravamo da allora un paio di volte all’anno e conversavamo di letteratura, politica, lo stato del paese in lunghe telefonate.

Avrei pagato qualunque prezzo per vederla scrivere e pubblicare con frequenza. Ma lei era paziente, raccoglieva le grida che laceravano la sua voce interiore e non si sentiva obbligata a scrivere a scadenze ravvicinate. Quando ero in carcere, leggere i suoi articoli pieni di angoscia e dolore nel quotidiano Ozgur Gündem.

Mi piace leggere i miei autori preferiti tre volte. E’ una sorta di rito che non posso evitare. Ho letto Cent’anni di solitudine di Garcia Marquez tre volte, il Libro Nero di Orhan Pamuk, Il Dio delle piccole cose di Arundhati Roy e Sema Kaygusuz e naturalmente tutti i libri di Asl? Erdo?an.

La scrittura di Asl? è così acuta che mi fa sanguinare internamente. Scrive delle parti mancanti della vita, la visione incompleta che le persone incomplete e non soddisfatte hanno della vita. La lotta di quelli che sentono che devono essere felici, gente che mette sale nelle loro ferite.

Leggendo i suoi libri si sente il pus salato che esce dagli occhi gonfi di botte, si vivono gli scontri nelle favelas di Rio…

Asl? può essere a volte negligente, si può pensare che si dimentichi dei suoi amici perché privilegia la scrittura. Ma quando ritorna, dice, “sono stata qui e lì, ho fatto questo e quello, per questo non ho chiamato”. Poi aggiunge che è stata male, e uno non si può arrabbiare per il suo silenzio. La lotta per la letteratura e per la vita la avvolge. Asl? che ha combattuto contro la malattia, oggi è in carcere. Lei è dentro, tutti siamo dentro. Le notizie che riusciamo ad avere non sono affatto rassicuranti. Anche i suoi diritti basici, come l’acqua e le medicine, non sono rispettati. E’ rinchiusa in una stanza senza aria, dorme in un letto che puzza di urina, in una unità di permanenza temporanea.

Voi che temete i suoi articoli, quegli articoli che noi firmeremo a occhi chiusi perché dicono quello che noi pensiamo, voi che temete le sue parole, liberate Asl?. Non è solamente una delle migliore scrittrici contemporanee, è anche una delle persone più gentili e generose che si avvicina a qualunque situazione e problema sociale con umanità, sensibilità e senza violenza.

Liberate Asl? Erdo?an. Voi che non vi preoccupate di chi denuncia che la “Turchia è il paese che incarcera scrittori, giornalisti e tutti quelli che la pensano in maniera diversa”: questa macchia nera è indelebile.

Ho appena saputo che Asl? ha vinto il premio del Pen Svezia. E’ un premio che viene dato dal 1984 a un giornalista o scrittore in esilio, minacciato o in carcere, un riconoscimento a chi lotta per la libertà di pensiero e di espressione. Lo scrittore tedesco Kurt Tucholsky aveva cercato asilo in Svezia, in fuga dal nazismo di Hitler all’inizio degli anni ’30. Tucholsky cadde preda di una depressione dopo che la sua richiesta di asilo fu respinta e si suicidò nel 1935.

Il PEN Svezia ha deciso di dare il Premio Tucholsky 2016 a Asl? Erdo?an, in carcere accusata di “essere membro di una organizzazione terrorista” e per essere membro della direzione del quotidiano Özgür Gündem (chiuso per ordine della magistratura, due mesi fa). Nella motivazione del premio si legge che Asl? Erdo?an ha “creato un nuovo linguaggio per rompere la prigione delle piccole verità”.

Il Premio Tucholsky è stato vinto in anni precedenti da Salman Rushdie, Teslime Nesrim, Samir El Yusuf, dalla scrittrice turca Asiye Güzel Zeybek e da me, Muharrem Erbey. E’ un grande onore aver ricevuto lo stesso premio vinto dalla nostra amata Asl?. Continuiamo a chiedere la sua libertà in ogni parte del mondo.

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