Baobab

Roma, finisce l’esperienza dell’ex Baobab, la polizia sgombera i migranti

Chiude l’ex centro Baobab di via Cupa. La strada vicina alla stazione Tiburtina, per più di un anno unico punto di accoglienza per migliaia di migranti eritrei in transito nella capitale, è stata sgomberata ieri mattina dalla polizia

Irene Mossa, il manifesto • 1/10/2016 • Diritti umani & Discriminazioni, Immigrati & Rifugiati • 541 Viste

ROMA Chiude l’ex centro Baobab di via Cupa. La strada vicina alla stazione Tiburtina, per più di un anno unico punto di accoglienza per migliaia di migranti eritrei in transito nella capitale, è stata sgomberata ieri mattina dalla polizia che ha messo così fine, almeno per ora, a un’esperienza resa possibile dal lavoro di numerosi volontari e associazioni, nonché dalla generosità dimostrata nel tempio dai romani.

Quella che sembrava una delle tante operazioni di identificazione dei migranti – in passato ce ne sono state almeno altrte tre – si è trasformata in uno sgombero. Centodue migranti, la maggior parte eritrei, sono stati trasferiti all’ufficio immigrazione della questura di via Patini, dove hanno presentato richiesta di asilo e di “relocation”, ricollocazione in altri Paesi europei. Tutto si è svolto senza particolari tensioni. Una tranquillità in contrasto con un’emergenza drammatica, che per ora a Roma non trova soluzioni. Sono pochissimi nella capitale i centri di accoglienza per migranti, rispetto ai tanti profughi che ne avrebbero bisogno. A questa situazione, sottolineano le associazioni che offrono assistenza ai rifugiati – Cir, A Buon Diritto, Radicali Roma – «l’unica risposta delle istituzioni è lo sgombero. Il Baobab nasce per l’inadeguatezza delle risorse attivate dallo Stato, ed è stato un punto di riferimento per centinaia di persone prive di assistenza e protezione».

Spiega Roberto Viviani, attivista dell’ex Baobab: «In passato, migranti in attesa di ricollocazione sono tornati al centro perché non avevano posti dove dormire. Gli alloggi offerti dalle istituzioni – i centri della Croce Rossa di via Ramazzini e di via del Frantoio, l’alloggio Caritas di Ponte Casilino – non bastano». Dal Comune finora solo risposte negative. L’ultima il 12 settembre, quando l’assessore alle Politiche Sociali Laura Baldassarre ha dichiarato l’impossibilità di allestire una tendopoli a Tiburtina, come promesso, perché «la Protezione Civile era impegnata nelle zone del terremoto». Una motivazione labile, spiega Viviani: «L’anno scorso a Tiburtina la Croce Rossa ha messo su una tendopoli in 3 giorni». A complicare la situazione per gli immigrati, la decisione della Questura di non accettare domande d’asilo fino al 21 ottobre.

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