Naufragio nel Canale di Sicilia, sette morti e cento dispersi

Migranti. L’imbarcazione con a bordo 130 migranti era partita dalla Libia 27 i sopravvissuti, tutti uomini e provenienti da paesi africani

Leo Lancari, il manifesto • 18/11/2016 • Diritti umani & Discriminazioni, Immigrati & Rifugiati • 565 Viste

Almeno cento dispersi, sette corpi recuperati e 27 superstiti. È il bilancio dell’ultimo naufragio di migranti avvenuto ieri in acque libiche. A darne notizia è l’organizzazione Medici senza frontiere dopo aver preso a bordo della sua nave «Argos» i profughi sopravvissuti e tratti in salvo da una unità britannica in servizio ne mediterraneo centrale. La «Argos» è rimasta a lungo in zona alla ricerca di altri eventuali superstiti.

Le cattive condizioni del mare non scoraggiano le partenze dal paese nordafricano di quanti tentano di raggiungere l’Europa. Anche perché i trafficanti di uomini che agiscano in Libia non si fanno scrupoli a caricare oltre il dovuto le imbarcazioni e a metterle in mare – spesso costringendo i migranti a salire con la forza su imbarcazioni a dir poco precarie – prima che un ulteriore peggioramento delle condizioni meteorologiche costringa a una sospensione delle partenze.

La barca affondata ieri era partita dalla Libia carica di 130 persone. I migranti sopravvissuti sono tutti uomini, originaria di Senegal, Nuova Guinea e Gambia. Si tratta del secondo naufragio in pochi giorni. Il 14 novembre era affondato un gommone a 30 miglia dalla Libia. Stando al racconto dei 15 sopravvissuti, trasportati a Catania, a bordo dell’imbarcazione ci sarebbero state non meno di 150 persone. «Tragedie che si ripetono in modo quotidiano, è inaccettabile», ha commentato Medici senza frontiere.

Nel tentativo di mettere fine ai naufragi da alcune settimane la missione navale europea Sophia ha cominciato l’addestramento della nuova Guardia costiera libica, operazione alla quale da ieri partecipa anche Frontex. Il primo gruppo di 78 militari libici si trova a bordo di due navi, una italiana e una olandese, dove apprendono i compiti di salvataggio e di contrasto al contrabbando della Guardia costiera. Inoltre l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) ha aperto dai primi di ottobre tre presidi sanitari in Libia dove accogliere e assistere i migranti soccorsi in acque libiche. I presidi si trovano a Tripoli, Garabulli e Zliten, vale a dire tre tra i principali punti di sbarco (ma anche di imbarco) della Libia. L’apertura di altri due è prevista a Sabratah e Zuwara. L’iniziativa è portata avanti in accordo con le autorità libiche di Tripoli ed è finanziata dal Dipartimento britannica per lo sviluppo internazionale.

Intanto è previsto per questa mattina l’approdo nel porto di a Reggio Calabria della la nave «Aquarius» di Sos mediterranee, con 404 migranti a bordo, soccorsi tra lunedì e martedì scorsi in quattro distinte operazioni coordinate dalla Guardia Costiera. Sulla «Aquarius» si trovano anche le salme di nove migranti recuperate in mare nei giorni scorsi. Il gruppo di migranti che arriverà a Reggio è composto da 345 uomini e 59 donne. Ottantasette i minori, 75 dei quali non accompagnati, e tre i bambini sotto i 5 anni.

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