I primi 100 giorni di Trump: stop Tpp e indagine sui visti

Il tycoon al New York Times: «Aperto a un’intesa sul clima». Messaggio a Theresa May: «Nomina Farage come ambasciatore»

Marina Catucci, il manifesto • 23/11/2016 • Internazionale • 560 Viste

Con un video diffuso su YouTube, Donald Trump ha informato l’America e il mondo sui suoi piani di governo per i primi 100 giorni alla Casa bianca, riguardo il commercio internazionale, l’immigrazione, l’ambiente, le regole, e non sembra aver fatto nessuna marcia indietro rispetto i programmi elettorali. «La mia agenda è semplice: prima l’America -ha detto Trump nel video – Per questo ho chiesto al team che lavora alla transizione di scrivere degli ordini esecutivi che possano essere firmati nel primo giorno di presidenza. Sul commercio: notificherò la nostra volontà di uscire dalla Trans-Pacific Partnership e avvierò negoziati bilaterali con ciascun Paese che ne fa parte; eliminerò le regole ambientali che limitano la produzione di energia in maniera da poter ridare slancio all’estrazione di gas attraverso le trivellazioni e riavviare la produzione di carbone pulito; emanerò un ordine per cui, per ogni nuova regola imposta, se ne debbano abolire due delle vecchie; sull’immigrazione avvieremo una inchiesta sulle infrazioni al sistema di visti che tanto penalizzano i lavoratori americani; in materia di etica, imporremo un bando di 5 anni per i funzionari che lasciano il lavoro e vogliono diventare lobbyisti»

Niente di nuovo, ma ora quello che in campagna elettorale era il fantasma di un futuro distopico, sta diventando un presente inquietante. Sul versante immigrazione il giro di vite è sul sistema dei visti per proteggere i lavoratori americani dagli stranieri che rubano il lavoro, ignorando che già ora per assumere uno straniero il datore di lavoro deve prima dimostrare di non aver trovato nessun americano in grado di svolgere quel compito.

L’ordine esecutivo più surreale è quello che riguarda le regole, secondo il quale se si impone un limite nuovo, occorre cancellarne due dei vecchi, a caso, giusto per una questione di numeri, parrebbe.

A coronamento di ciò Trump ha poi suggerito via Twitter alla premier britannica! Theresa May, di nominare come ambasciatore negli Usa, Nigel Farage, con cui il tycoon va molto d’accordo.
Oltre all’assurdità di un capo di Stato che chiede ad un altro capi di Stato di fare ambasciatori i propri amici, tanto più via social media, la dice lunga sull’autopercezione di Trump in tema di limiti del proprio potere. Questa visione illimitata del proprio raggio d’azione e dell’intoccabilità che lo rivesterebbe, Trump l’ha anche dimostrata durante un imbarazzante incontro con la stampa durante il quale il presidente eletto ha rimproverato aspramente la Cnn per essere stata offensiva nei suoi confronti durante la campagna elettorale, così come ha fatto con altri media presenti.

L’ultima conferenza stampa di Trump risale al 27 luglio, escludendo quella ristretta a una piccola cerchia scelta dal tycoon in persona, avvenuta il 5 settembre, da mesi la stampa non ha possibilità di fare domande dirette al neo presidente eletto.
Pare chiaro che durante la sua presidenza Trump non si avvarrà dei media per avere un contatto con gli elettori ma preferirà comunicare direttamente tramite i messaggi video affidati a YouTube evitando fastidiose domande.

In questo ordine di cose si inquadra anche la cancellazione del meeting con il New York Times, suo nemico numero uno, poi rinviato alla giornata di ieri al termine di incomprensioni o supposte tali. L’incontro con il quotidiano newyorchese era previsto per martedì mattina a mezzogiorno ma, come riportato da più fonti, è stato annullato dopo che Reince Priebus ha erroneamente riferito a Trump che i termini erano cambiati e, dopo una mattinata di dichiarazioni contraddittorie e conseguenziali post su Twitter, Trump è arrivato a mezzogiorno all’incontro con i rappresentanti del giornale e con l’editore, Arthur Sulzberger Jr., nella carta di camera Churchill, per dire di avere un grande rispetto per la stampa, ma che comunque con lui il trattamento è «molto duro». Nella sede del Times ha difeso Bannon e specificato che non avvierà l’inchiesta su Clinton.

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