«Dopo Fidel cosa succederà?»

Fidel è morto. la cronaca della scomparsa di un gigante politico del Novecento non ha nulla di normale

Roberto Livi, il manifesto • 27/11/2016 • Addii & Anniversari, Internazionale • 539 Viste

L’AVANA  Hasta siempre comandante! Sarà una morte annunciata quella di Fidel Castro ma, facendo riferimento al suo grande amico Garcia Marquez, la cronaca della scomparsa di un gigante politico del Novecento non ha nulla di normale. Da giorni era in ospedale, ma quando venerdì dopo il film della notte, la tv ha interrotto le trasmissioni e ha annunciato un comunicato speciale, i brividi sono corsi nella schiena dei telespettatori.

Quello che quasi nessuno voleva sentire e vedere, perché Fidel esta vivo, stava accadendo. Uno sguardo al fratello Raúl, in uniforme da generale, accasciato su una scrivania, un foglio in mano, la voce tremante, è stato come un lampo. E quando il presidente ha annunciato ai «cari compatrioti» Fidel falleció, quell’istante ben pochi lo dimenticheranno.

Finisce un’era, finisce un mondo, un modo di essere cubani, con dignità, al centro degli eventi pur vivendo in una piccola isola che prima di lui era il casino degli Usa. Una visione certo manichea, ma quasi tre generazioni sono cresciute così, con Fidel come un padre, degno o tirannico a seconda dei punti di vista, ma sempre la grande figura dominante. Un baluardo, simbolo dell’indipendenza nazionale soprattutto dalle mire egemoniche del potente vicino del Nord. Un baluardo indebolito da quando, nel 2006, era stato operato e si era messo da parte «temporaneamente».

MA MILIONI DI PERSONE a Cuba hanno continuato a sentirlo come «uno di famiglia». Lo shock emotivo è stata la prima reazione. E una grande tristezza, assieme a un senso di vuoto, di incertezza sul futuro. Ma in generale sentimenti contenuti, manifestati, fatto insolito per Cuba, a voce bassa. Come fosse difficile esprimere un tale vuoto. Anche i giovani, accusati di essere ormai legati solo al giorno per giorno, con pochi valori e poca politica, esprimevano così, con parole a mozziconi, «una noticia fuerte y triste». Un silenzio profondo nella notte. A fronte dell’indecente rumore delle feste a Miami.

LA CITTÀ IERI SI È SVEGLIATA con le bandiere a mezz’asta in edifici pubblici e hotel, in lutto ufficiale, scuole chiuse, cerimonie rimandate, compreso l’atteso concerto di Placido Domingo previsto per ieri sera al Gran teatro della capitale. Mentre il corpo di Fidel, «secondo i suoi desideri», veniva cremato.
Le sue ceneri partiranno dall’Avana il 3 dicembre e percorreranno l’isola a ritroso rispetto a quella che fu l’avanzata della rivoluzione dal 1958 fino al trionfo nel gennaio 1959, dalla Sierra Maestra all’Avana. E verranno sepolte, dopo aver raccolto l’omaggio di tutta Cuba, nel cimitero di Santa Efigenia a Santiago, dove già dall’anno scorso è pronto il mausoleo di Fidel. Accanto a Martì, Apostolo della patria e a altri grandi, dalla lotta di indipendenza contro la Spagna e alla guerriglia rivoluzionaria.

LA PRIMA CERIMONIA PUBBLICA, di massa, è prevista per lunedì in piazza della Rivoluzione, dove l’immagine di Fidel –per più di 50 anni per volere del lider maximo esposta solo in uffici- comparirà accanto a quelle del Che Guevara e di Camilo Cienfuegos. A quest’ultimo, quando l’8 gennaio era entrato trionfante all’Avana e arringava la folla proclamando una nuova era di libertà, Fidel aveva chiesto voy bien Camilo?, «dico bene?», ricevendone l’assenso. Sulla medesima piazza, a metà degli anni ’60, il comandante leggeva la lettera con la quale il Che salutava Cuba e annunciava che altre rivoluzioni lo attendevano. Non vi è dubbio che il saluto al comandante sarà dato da una folla immensa.
Ieri in mattinata la città era tranquilla, l’atmosfera di tristezza e di incertezza era presente ma abbastanza sotto traccia.

SENZA FIDEL CHE SUCCEDERÀ? Una domanda che però non era pronunciata per la prima volta. Ma circolava da tempo. Da quando nell’ultimo congresso del Pc, il comandante aveva annunciato che si metteva da parte. E che toccava ai giovani gestire e continuare la Rivoluzione. Ma ora la domanda è concreta, ognuno ha la sua ricetta, chi pensa che le riforme intraprese da Raúl verranno accelerate, chi teme che lo zoccolo duro della burocrazia di partito resista. Ma i cubani sono soprattutto emotivi.

Per tutto il lutto non saranno distribuite bevande alcooliche, polizia e forze di sicurezza sono nelle strade come sempre per dare garantire la sicurezza di una città in generale sicura. I negozi resteranno chiusi durante il lutto? Molta gente, in attesa di una risposta ufficiale, si è messa in coda, lunghe fila, per comprare generi alimentari e quanto può servire per la casa. Code anche di fronte alle case di cambio. Nella coda i discorsi erano polarizzati, un dolore contenuto ma anche gli interrogativi sulla nuova fase che si apre, perché la scomparsa di Fidel , appunto, non ha nulla di ordinario.

VI SONO POCHI DUBBI sul fatto che il fratello Raúl Castro gestirà la transizione. Il fratello minore ha ormai da più di dieci anni il timone politico e militare, perché gran parte del suo staff è in uniforme. E le forze armate, controllano anche più dell’80% dell’economia con un conglomerato, la Gaesa, che controlla più di 50 compagnie che operano in molti settori, dal turismo al commercio, dalla ristorazione alla costruzione, dai trasporti alla sicurezza. La sua squadra di Raúl è sperimentata. Ma vecchia. Appartiene alla generazione di Fidel.

E dovrà mettersi da parte presto. Il presidente lascerà la carica nel febbraio del 2018. E dall’altra parte del Golfo di California, si allunga l’ombra di Donald Trump.

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