Fillon vince le primarie della destra francese: «Difenderò i valori della Francia»

Fillon vince le primarie della destra francese: «Difenderò i valori della Francia»

PARIGI Tra le grida di «Fillon président», il vincitore delle primarie della destra e del centro poco dopo le 21 sale sul palco della Maison della Chimie, nel cuore del VII arrondissement di Parigi dove vive da anni. Il discorso del nuovo e inaspettato favorito nella corsa all’Eliseo è breve, impeccabile, senza sorprese: «La mia è una vittoria di fondo, basata sulle convinzioni. Da tre anni percorro la Francia e mi sono accorto di questa ondata che ha frantumato tutti gli scenari scritti in anticipo».

François Fillon è stato tra i pochissimi in Francia a credere nelle sue chance di affermazione. Ora che ha travolto Juppé (67% contro 33%, dati provvisori), può concedersi l’eleganza di rivolgersi agli sconfitti. «Noi francesi dobbiamo reagire come non abbiamo mai fatto da trent’anni a questa parte. Difenderò i nostri valori e avrò bisogno di tutti: ho un pensiero particolare per Nicolas Sarkozy, e indirizzo a Juppé un messaggio di amicizia, stima e rispetto».

È il trionfo dell’outsider. Gli elettori di destra e del centro francesi hanno scelto come loro candidato all’Eliseo un uomo che per tre anni non è mai stato considerato in grado di impensierire i due rivali Alain Juppé e Nicolas Sarkozy. Anzi, Fillon non era neppure giudicato un possibile terzo uomo, ruolo a lungo ricoperto dal giovane e alla fine deludente Bruno Le Maire.

Uno dei momenti di svolta è stato quando durante un comizio poche settimane fa Fillon si è rivolto alla folla e si è sfogato: «Ma che ci fate qui? Perché siete venuti? Tutto è già deciso, il vincitore sarà un altro». Seguì, nell’ovazione dei sostenitori, l’elenco delle ragioni secondo le quali Fillon si diceva sicuro di vincere. In sintesi, l’ex premier si dichiarava il candidato più serio, coerente, preparato, più rappresentativo dei valori della destra. E i francesi hanno premiato lui e un programma che, sulla carta almeno, sembra molto duro.

Il liberale Fillon ha vinto proponendo la soppressione di 500 mila posti di dipendenti pubblici, il taglio di 100 miliardi di spesa pubblica (Sanità compresa), un aumento di due punti dell’Iva, l’abolizione delle 35 ore settimanali come durata legale del lavoro. Nei temi di società, il conservatore Fillon ha promesso la revisione della legge che consente il matrimonio degli omosessuali avvicinandosi ai circoli cattolici tradizionalisti, e ha criticato con fermezza la Corte europea dei diritti dell’uomo che obbliga la Francia a iscrivere all’anagrafe i figli nati all’estero da madre surrogata. La Francia, «patria dei diritti dell’uomo», potrebbe non riconoscere più la sua autorità.

In politica estera, Fillon propone la fine delle sanzioni nei confronti della Russia, un riavvicinamento con il presidente Putin e la voglia di collaborare con il presidente eletto americano Trump in un nuovo asse Parigi-Mosca-Washington.

François Fillon, con i suoi modi seri, sobri e rassicuranti, promette una rivoluzione conservatrice e liberale fino a mettere in discussione le basi di uno Stato sociale al quale i francesi sembrano comunque affezionati. La serata si conclude con la stretta di mano con Alain Juppé, e le voci di dimissioni imminenti del primo ministro socialista Manuel Valls.

L’attenzione si sposta adesso nel campo della sinistra, che terrà le sue primarie a gennaio: potrebbero candidarsi sia il presidente Hollande sia il premier Valls, che per questo starebbe pensando di lasciare subito il governo. In primavera, i due turni decisivi delle presidenziali: Marine Le Pen potrebbe arrivare al ballottaggio. Ma il favorito adesso è, per una volta, François Fillon.

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