Draghi ricarica il bazooka dell’euro

Francoforte. «La ripresa c’è ma va sostenuta». Il Quantitative easing sarà prorogato oltre marzo 2017. L’Unione e la Bce «schiacciate» tra la Brexit e Trump cercano respiro. E magari un po’ di inflazione

Antonio Sciotto, il manifesto • 19/11/2016 • Europa, Lavoro, economia & finanza nel mondo • 745 Viste

Il «bazooka» verrà prolungato oltre il marzo del 2017. Il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, ieri ha annunciato che il Quantitative easing – il programma di iniezione finanziaria nel mercato comunitario iniziato nel marzo 2015 – sarà prorogato rispetto alla scadenza decisa in precedenza. La decisione non è ancora stata ufficializzata – verrà esplicitata al consiglio dell’Eurotower dell’8 dicembre – ma è emersa chiaramente dal discorso tenuto dal governatore nel corso dell’European banking congress a Francoforte.

«ANCHE SE CI SONO molti segnali incoraggianti provenienti dall’economia dell’area euro – ha spiegato Draghi – nondimeno la ripresa resta fortemente dipendente da condizioni finanziarie che, a loro volta, discendono da un continuo sostegno da parte della politica monetaria». Politica monetaria che, insomma, secondo il presidente della Bce è ancora necessaria per sostenere l’economia reale.

Quindi – ha proseguito – «la Bce continuerà ad agire, se necessario, facendo ricorso a tutti gli strumenti a disposizione nel proprio mandato per garantire una convergenza durevole dell’inflazione verso un livello vicino ma inferiore al 2%». «Dobbiamo anche essere consapevoli del fatto che ci muoviamo in uno scenario dominato da un livello consistente di incertezza. Il fatto che la ripresa si consolidi o i tempi perché le dinamiche dell’inflazione diventino più auto sostenibili dipende non solo dall’attuale politica monetaria ma da altre aree della politica di cui abbiamo discusso spesso di recente. Ripristinare un senso di direzione, e quindi di fiducia, sarebbe il modo più semplice ma anche più potente per fornire stimoli all’economia».

COME DIRE: IO faccio il mio, ma i governi – con le riforme e dove possibile con gli investimenti – facciano anche il loro. Per inquadrare ancor meglio il contesto vale anche ricordare l’analisi diffusa ieri dal ramo italiano della Bce, e cioè la Banca d’Italia, secondo cui «gli indicatori di mercato registrano un aumento della volatilità attesa sulle azioni italiane nella prima settimana di dicembre, in corrispondenza con il referendum sulla riforma costituzionale». Insomma, alcuni shock politici (indipendentemente dalla vittoria del Sì o del No) hanno sempre dei riflessi sui mercati e sulla finanza.

Quadro reso ancor più complesso dopo la Brexit e la più recente vittoria di Donald Trump alle presidenziali Usa. Con la presidente della Fed, Janet Yellen, che ha fatto intendere un rialzo dei tassi sul dollaro a breve. Il che non potrà che mettere pressione anche alla Bce, nonostante da tempo Draghi insista sui tassi bassi e addirittura negativi.

MA PER L’EUROPA, comunque, questo ultimo anno è stato positivo: «Dall’inizio della crisi finanziaria globale, il 2016 è stato il primo anno pieno in cui il Pil dell’eurozona è stato al di sopra dei livelli pre-crisi – ha spiegato Draghi ai banchieri riuniti a Francoforte – Ci sono voluti circa sette anni e mezzo per arrivarci» e «ora l’economia si sta riprendendo a un passo moderato ma stabile, l’occupazione è cresciuta di oltre 4 milioni di unità dal minimo toccato nel 2013 e la ripresa è diventata più diffusa con minori divergenze tra i Paesi».

MA «MALGRADO LA RIPRESA della crescita e dell’occupazione – nota ancora il presidente della Bce – il gap produttivo ancora in essere mantiene deboli le dinamiche dell’inflazione». Il tasso di inflazione nell’area euro si è situato in ottobre allo 0,5%, ha ricordato, e «anche se segna un nuovo massimo da quasi due anni, resta comunque molto al di sotto dell’obiettivo della Bce». «Anche se prevediamo – ha continuato – che l’inflazione complessiva continuerà a salire nei prossimi mesi, buona parte di questo aumento è dovuto a fattori statistici collegati al raffronto con i prezzi del petrolio molto più bassi di un anno fa. Non vediamo al momento un rafforzamento consistente delle dinamiche di prezzo sottostanti». «Il nostro obiettivo – ha concluso – è e resterà anche in futuro un tasso di inflazione vicino ma inferiore al 2% nel medio termine».

Il programma di iniezione di 80 miliardi di euro al mese quindi verrà prolungato, perché «non possiamo abbassare la guardia», come ha detto lo stesso Draghi. Bisognerà capire – e lo si saprà l’8 dicembre – se fino a giugno o a settembre del 2017.

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