Pensioni, l’Ape costa un quinto della pensione

Pensioni, l’Ape costa un quinto della pensione

«L’anticipo pensionistico (Ape) funzionerà o non funzionerà, ci sono opinioni diverse, l’unica risposta che ho è: vedremo» ha detto ieri il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan nell’audizione sul Ddl Bilancio davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato. Una tesi non rassicurante sugli effetti di una misura, concepita dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Tommaso Nannicini, che apre la previdenza al mercato di banche e assicurazioni. Chi ha 63 anni di età e 30 di contributi – se disoccupati o disabili – e 36 se impegnati in attività particolarmente pesanti (e per almeno sei anni), può accedere all’Ape social. Sarà pagata dall’Inps, ma penalizza chi fa un lavoro usurante. Dovrà continuare a svolgerlo. La Cgil ha protestato contro l’aumento della soglia a 36 anni. Cesare Damiano (Pd) si è detto preoccupato del fatto che Padoan non ha dato certezze nemmeno sulle risorse finanziarie per l’Ape social.
Per quanto riguarda l’Ape «volontaria», invece, i costi graveranno sulle spalle dei lavoratori aventi diritto (63 anni di età e 20 di contributi). Secondo una simulazione diffusa ieri da Nannicini i costi ipotetici sono i seguenti: con una pensione lorda di mille euro la pensione netta sarebbe 865 euro. Se si chiede un anticipo dell’85%, la pensione sarebbe tagliata a 736 euro per 3 anni. Poi arriverà la pensione vera e propria e si prenderà 725 euro. Per ripagare il prestito ci vorranno vent’anni con un «costo» del 4,6% per ogni anno d’anticipo. Nel caso di una pensione netta di 1.286 euro, e un anticipo dell’85%, l’assegno cala a 1.093 euro. Dopo tre anni si prenderebbero 1.078 euro con un costo del 4,7% per anno d’anticipo. Il costo sarebbe di 208 euro per 13 mesi: un quinto della pensione. Un affare, per le banche. I lavoratori dipendenti e autonomi con almeno 63 anni di età che potranno accedere all’Ape volontaria saranno 300 mila nel 2017 e 115 mila nel 2018. Per l’Ape social sono 35 mila nel 2017, 20 mila nel 2018; 50 mila sono i lavoratori precoci (25.000 l’anno fino al 2018); i lavori usuranti 6 mila ogni anno.

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