L’Europa sposta le sue frontiere in Mali

Ue-Africa. Firmato con il paese africano il primo accordo per fermare e rimpatriare gli irregolari

il manifesto • 13/12/2016 • Europa, Immigrati & Rifugiati • 681 Viste

L’Europa comincia a esternalizzare le sue frontiere in Africa. Dopo l’accordo del marzo scorso con la Turchia, domenica è stato firmato con il Mali il primo compact con un paese africano allo scopo di fermare, o almeno limitare, le partenze dei migranti e favorire il rimpatrio di quelli a cui è stata respinta la richiesta di asilo. L’intesa è la prima conseguenza del vertice Ue-Africa che si è tenuto a novembre del 2015 alla Valletta e si inserisce perfettamente nei migration compact di cui si discuterà giovedì a Bruxelles nel corso dell’ultimo summit dell’anno tra i capi di stato e di governo europei.

«E’ la prima volta che l’Ue prende degli impegni così definiti con un paese africano in merito al rimpatrio dei richiedenti asilo», ha commentato il ministero degli Esteri olandese Bert Koenders, che ha firmato l’accordo a nome dell’Unione europea. Dietro il solito impegno nel contrasto dei trafficanti di uomini, l’accordo prevede un impegno da parte dell’Europa nel rafforzare i servizi di sicurezza del Mali, la possibilità che funzionari maliani agiscano in Europa aiutando le autorità nell’identificare i migranti del proprio paese e la fornitura di documenti per il rientro in patria. In cambio Bamako riceverà finanziamenti per 145,1 milioni di euro destinati a nove progetti finalizzati a favorire il lavoro giovanile.

Anche se l’occupazione delle milizie islamiche è finita, la tensione nel paese africano resta alta, in molto particolare nelle regioni del Nord. Nonostante questo evidentemente Bruxelles ritiene il Mali un paese sicuro dove rispedire i migranti irregolari.

Nuovi accordi potrebbero seguire adesso con altri paesi africani. Bruxelles ha infatti già avviato contati con Nigeria, Niger, Etiopia e Senegal, che con il Mali fanno parte dei primi cinque stati previsti dai migration compact su cui sta lavorando l’Unione europea. Numero che però potrebbe aumentare già con il Consiglio europeo di giovedì.

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