Alitalia. A rischio 1500 posti di lavoro

Alitalia. A rischio 1500 posti di lavoro

Tra esuberi, esternalizzazioni e mancato rinnovo dei contratti a termine, in Alitalia sono a rischio circa 1.500 posti di lavoro. Secondo fonti sindacali potrebbe essere questa la conseguenza della «drastica riduzione dei costi» annunciata ieri dall’a.d. Alitalia Cramer Ball per evitare il fallimento della compagnia. Su questa base i vertici Alitalia ritengono di ottenere un finanziamento giudicato «significativo». Il tempo stringe: a disposizione ci sono solo due mesi.

Questa è la previsione emersa ieri, al termine di un delicato vertice in cui il Cda dell’azienda ha approvato la seconda fase del piano industriale. All’alba è stato siglato un accordo tra i soci – in particolare Intesa SanPaolo, Unicredit ed Etihad. Per Ball l’obiettivo è «massimizzare la produttività e al contempo minimizzare gli esuberi». L’a.d. ha garantito ai sindacati una «posizione costruttiva» nel confronto per il rinnovo contrattuale. A sostegno di questa soluzione è sceso in campo anche il governo. «Su Alitalia ad Almaviva a Ilva, in tante situazioni di crisi ci siamo assunti la responsabilità di moltiplicare gli sforzi per il lavoro» ha detto il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni alla cerimonia per il completamento dei lavori della Salerno-Reggio Calabria. «Siamo impegnati per garantire una soluzione positiva» ha aggiunto il ministro dello sviluppo Calenda. «Bisogna riprendere a fare crescere un vettore importante e strategico» ha detto quello dell’Economia Padoan.

I sindacati non vedono la situazione in maniera così «positiva». Al momento non è stato presa una decisione sugli «esuberi» in attesa di un confronto tra Natale e la fine dell’anno. Alitalia avrebbe manifestato ai sindacati la volontà di mettere a terra tra le «10 e le 20 macchine di medio raggio». Per Fabrizio Cuscito della Filt Cgil «questo avrebbe ripercussioni sul personale. Secondo l’azienda l’uscita dall’alleanza con Air France permetterebbe l’arrivo di 30 nuovi veivoli a partire dal 2018. Restando nell’alleanza il numero dei nuovi mezzi sarebbe invece di 16-18. Manca ancora un vero piano industriale, abbiamo visto solo le linee guida». Il segretario generale della Uil trasporti, Claudio Tarlazzi, vede «molte ombre. Vogliamo il piano nero su bianco». Esprime «sconforto» anche il segretario nazionale della Fit Cisl, Emiliano Fiorentino.

«Il conto finiscono per pagarlo sempre i lavoratori. Era evidente – scrivono i piloti e assistenti di volo dell’Anpac – l’impossibilità di produrre utili con l’attuale inadeguato dimensionamento di flotta e network. Abbiamo già pagato circa 30 milioni di euro per il privilegio di essere acquisiti da Etihad, con la rinuncia alle tredicesime ed il contributo di solidarietà per i primi sei mesi del 2015. Ci auguriamo che l’odierno piano industriale sia solo una prima bozza emergenziale». «Per le banche si stanziano miliardi pubblici e si salvano i grandi investitori, e non solto i piccoli risparmiatori – sostiene Usb – sarebbe necessario e doveroso intervenire per la nazionalizzazione di Alitalia e per la ridefinizione di un vero progetto industriale».

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