Cyber war. Voto Usa hackerato, Obama espelle 35 diplomatici russi

Cyber guerra fredda . L’accusa per ora è di «scorrettezze», la Casa bianca promette dossier al Congresso a gennaio. Trump dalla sua villa di Palm Beach invita a passare oltre:«Con i computer non si sa più cos’è vero

Marina Catucci, il manifesto • 30/12/2016 • Copertina • 715 Viste

New York. Obama prosegue nel suo tentativo di complicare la vita al prossimo presidente americano Trump, sollevando una nuova e probabile crisi internazionale. Il bersaglio è lo stesso di sempre: la Russia di Putin. Nella serata di ieri è arrivata la notizia dell’ordine proveniente dalla Casa bianca sull’espulsione di 35 diplomatici russi, che avranno 72 ore di tempo per lasciare il paese, a seguito dell’ingerenza, supposta, dei russi nelle elezioni americane. In più è stato dato ordine di chiusura a due «compounds» russi.

Secondo l’intelligence di Washington ci sarebbero prove di questa interferenza; quello che è certo è il tentativo di Obama di «punire» Putin, considerato un amico da Trump. Il dubbio è che queste accuse nei confronti della Russia possano creare una sorta di guerra fredda 2.0 che potrebbe non convenire a nessuno. La notizia delle rinnovate sanzioni, promesse nei giorni scorsi, arriva proprio nel giorno dell’annuncio della tregua in Siria.

Dal canto suo Trump, gia a inizio del pomeriggio aveva gettato acqua sul fuoco proprio in relazione alle sanzioni annunciate dall’amministrazione Obama. Ieri, dopo mesi in cui la evitava in tutti i modi, Donald Trump ha improvvisato una conferenza stampa definita «bizzarra» dai media americani, proprio all’esterno della sua casa di vacanze in Florida, a Mar-o-Lago, Palm Beach. Si è presentato ai giornalisti sulla porta della villa accompagnato da un discusso promoter di boxe che ha fatto campagna elettorale per lui, Don King, il quale aveva in mano un mazzo di bandiere americane e israeliane, per far capire subito di che si sarebbe parlato. In realtà non si è affrontato in profondità questo argomento e la conferenza stampa è stata più una versione live dell’attività di Trump su Twitter. Riguardo Israele, Trump ha detto solo che le parole dell’attuale segretario di Stato John Kerry, «si commentano da sole» e ha aggiunto, sibillino, che dal 20 gennaio cambierà tutto.

Meno velate le opinioni nei confronti dell’Onu che Trump sta bersagliando da giorni sui social. Dalla Florida è tornato ad attaccare le Nazioni unite affermando che l’organizzazione «non è all’altezza» del suo potenziale e anziché risolvere i problemi,«li causa».

Rispondendo poi alla domanda se gli Usa debbano imporre sanzioni contro la Russia come vorrebbe il presidente ancora in carica Obama, ha risposto facendo finta di dare voce al sentire di ogni americano medio alienato da una tecnologia matrigna: «Gli americani dovrebbero occuparsi delle proprie vite. Penso che i computer abbiano molto complicato le nostre vite. La stessa epoca informatica ci ha portato al punto in cui nessuno sa cosa sta succedendo».

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