Aids, il contagio continua in silenzio

Il test-fai-da-te è l’ultima frontiera indicata dall’Oms per ridurre la quota (ancora significativa) di persone malate che non sanno di esserlo

Gabriella Meroni, Vita.it • 1/12/2016 • Salute & Politiche sanitarie • 602 Viste

Un test fai-da-te che si può effettuare comodamente in casa e dà il risultato in 20 minuti (da confermare poi, se positivo). È questa l’ultima frontiera salva-vita nella lotta al virus Hiv, come sottolinea l’Oms in occasione della Giornata Mondiale per la lotta all’Aids che si celebra ogni 1° dicembre. «Milioni di persone con HIV ancora non hanno accesso ai trattamenti salva-vita – ha detto Margaret Chan, direttore generale dell’OMS – e per questo non si può evitare che questi stessi individui trasmettano il virus ad altri. Un auto-test dell’HIV permetterebbe a molte persone di conoscere il loro status e soprattutto di curarsi in modo tempestivo ed adeguato».

Meno di una persona su due, ancora oggi, sa di essere malata, anche se tra il 2005 e il 2015 le persone consapevoli di essere malati di HIV sono aumentate di 48 punti percentuali, passando dal 12 al 60%. Un incremento notevole che ha permesso di trattare l’80% dei casi con i percorsi terapeutici previsti dalle linee guida. Senza una diagnosi precoce, però, la malattia non può che peggiorare, oltre a essere trasmessa ad altri. Sempre l’Oms rivela che più di 18 milioni di persone con HIV seguono un percorso di cura. Ma altrettanti non riescono ad accedervi e la maggior parte di questi (più di 14 milioni di persone, pari al 40% del totale dei sieropositivi) non sa neanche di aver contratto il virus.

Il test fai da te (presto disponibile anche in Italia in farmacia, a pagamento e riservato ai maggiorenni) è un particolare tipo di esame che permette un’auto-diagnosi attraverso un’analisi di saliva o di qualche goccia di sangue prelevata dalla puntura di un dito. I risultati sono pronti in circa 20 minuti. Chi dovesse riscontare un risultato positivo, poi, dovrà cercare un’ulteriore conferma attraverso le analisi classiche, da effettuare presso centri specializzati. Oggi a effettuare il test sono più donne che uomini (il 30% del totale): i maschi hanno quindi meno probabilità di diagnosi. Il test rimane poco diffuso tra gli omosessuali, in carcere o in ambienti in cui si ricorre alla prostituzione e all’utilizzo di sostanze stupefacenti. Un problema da non trascurare se si considera che queste stesse persone rappresentano circa il 44% (1,9 milioni di persone) dei nuovi adulti che contraggono, ogni anno, infezioni da HIV. Attualmente 23 paesi hanno adottato politiche nazionali che sostengono l’auto-test dell’HIV e molti altri stanno per farlo. L’Oms punta molto su questo esame, tanto da considerarlo fondamentale «come modo innovativo per raggiungere più persone con HIV e contribuire a realizzare l’obiettivo mondiale, lanciato nel 2014, di rendere consapevole del loro stato il 90% di tutte le persone con HIV entro il 2020».

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