L’Eurogruppo ricatta: congelato l’accordo sul debito greco

I falchi dell’austerity . Nel mirino i provvedimenti del governo Tsipras: aumento delle pensioni e sgravi alle isole per l’accoglienza ai migranti

Teodoro Andreadis Synghellakis, Fabio Veronica Forcella, il manifesto • 15/12/2016 • Europa, Lavoro, economia & finanza nel mondo • 737 Viste

La notizia è di quelle che lascia, praticamente, senza parole. L’Eurogruppo ha deciso di rimangiarsi la parola data il 5 dicembre, quando è stato raggiunto l’accordo sul parziale alleggerimento del debito greco, con l’allungamento delle scadenze e tassi di interesse più bassi. Ora, questa decisione viene congelata, praticamente per punire la Grecia e il governo di Alexis Tsipras, che ha annunciato un aumento delle pensioni più basse.

Una settimana fa, infatti il leader di Syriza aveva annunciato che più di 600 milioni di euro dell’avanzo primario verranno redistribuiti a 1 milione e 600 mila pensionati con reddito inferiore a 800 euro al mese. Una misura resa possibile dal superamento degli obiettivi fissati assieme ai creditori: l’avanzo primario dello Stato greco, per quest’ anno, si sarebbe dovuto attestare allo 0,5%, mentre, alla fine, si è riusciti ad arrivare all’1,9%. E quindi Tsipras ha deciso di usarne una parte per sostenere chi è a rischio di esclusione sociale o è di fatto sotto la soglia della povertà, dopo sette anni di durissima crisi.

Nonostante questo, i ministri delle finanze dell’Euro, hanno deciso di mettersi di traverso, intervenendo pesantemente e limitando – ancora una volta – l’autonomia di iniziativa politica del governo di Atene. Michel Reijns, portavoce del presidente dell’Eurogruppo, ha reso noto tramite twitter che «le istituzioni creditrici sono arrivate alla conclusione che le azioni del governo greco sembrano non essere in linea con gli accordi». Ha aggiunto, inoltre, che anche alcuni Stati membri vedono la questione in questo modo e quindi, al momento, non c’è unanimità per applicare le misure a breve termine sul debito». Il tutto viene congelato sino a gennaio, «in attesa di un rapporto dettagliato delle istituzioni creditrici».

Si tratta, praticamente, dell’ennesimo ricatto politico. Nel momento in cui la Grecia cerca di ripartire, con previsioni di crescita del Pil del 2,7% per il 2017, i falchi provano a bloccare qualunque misura concreta che possa rafforzare le politiche sociali. Tsipras ha sempre ripetuto, negli ultimi giorni, che nessuno può dire alla Grecia come usare i soldi delle sue casse pubbliche, dal momento che gli obiettivi pattuiti con i creditori sono stati rispettati e ampiamente superati. Ci si aspetta, tra l’altro, che affronti l’argomento nei colloqui che avrà con molti leader europei nel vertice dei capi di Stato e di governo oggi a Bruxelles e ovviamente domani, nell’incontro bilaterale che avrà a Berlino con Angela Merkel.

Oltre agli aiuti ai pensionati più poveri, il primo ministro greco si è anche impegnato a rimandare l’aumento dell’Iva nelle isole dell’Egeo che più hanno contribuito, in questi mesi, ad affrontare l’emergenza profughi. Molti esponenti del centrodestra greco, tuttavia, avevano criticato, nei giorni scorsi, le misure del governo, lasciando intendere che avrebbero potuto innervosire i partner. Una posizione fortemente condannata da Tsipras, ma che potrebbe spiegare, alla luce delle alleanze europee in campo conservatore, la reazione – ai limiti dell’intromissione – di alcuni governi formati da partiti che appartengono all’area del Partito popolare europeo.

In tutto ciò, c’è in ballo anche la conclusione della seconda valutazione, da parte dei creditori, su come la Grecia ha applicato le misure pattuite nell’estate del 2015. Come mezzo di ulteriore pressione, potrebbe slittare, per non permettere ad Atene di usufruire del Quantitative Easing, di tornare sui mercati e stabilizzare la ripresa. Il fronte dell’austerity, continua a cercare di andare all’offensiva, incurante degli enormi danni già causati.

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