Un camion sul mercato di Natale a Berlino. Attentato?

Strage. Almeno 9 morti e 50 feriti il bilancio delle vittime dell’attacco nel quartiere di Charlottemburg. Un killer ucciso, l’altro in arresto

Jacopo Rosatelli, il manifesto • 20/12/2016 • Guerre, Armi & Terrorismi • 610 Viste

Almeno nove morti, più di cinquanta feriti: questo il bilancio provvisorio della sera di terrore a Berlino, nei pressi della Gedächtniskirche, la Chiesa della memoria nel centrale quartiere Charlottenburg. Un camion con targa polacca ha investito a grande velocità la folla che animava uno dei tanti mercatini di Natale della capitale tedesca, intorno alle 21 di ieri. La dinamica dell’accaduto ha fatto fin da subito ipotizzare alla polizia tedesca un atto terroristico: evidenti le analogie con la strage dello scorso 14 luglio sul lungomare di Nizza. Per passare dall’ipotesi alla certezza, però, gli elementi raccolti nei primi minuti non erano sufficienti, e al momento di mandare in stampa il giornale non c’è un riscontro ufficiale sulla natura dell’episodio.

Potrebbe anche essersi trattato di un incidente fortuito, o del gesto di un folle non riconducibile al terrorismo islamista. Da verificare la presunta rivendicazione dell’Isis scovata su Internet dalla Pmu, la coalizione delle milizie irachene che combattono il califfato, notizia rilanciata nell’immediato dal Washington Times e dal Sun.

Il presunto autista del mezzo, datosi alla fuga, è stato arrestato circa un’ora dopo nei pressi della Siegessäule, la Colonna della vittoria che troneggia all’interno del grande parco Tiergarten, al centro della città. Un’altra persona è stata trovata morta all’interno dell’abitacolo.

L’incertezza circa la matrice dell’atto è comprensibile. A luglio in un centro commerciale di Monaco di Baviera un giovane 18enne, Ali David Sonboly, di origine iraniana, seminò il panico uccidendo con colpi di arma da fuoco 9 persone e ferendone 35: dopo alcune ore si capì che non si trattava di un’azione ispirata dal sedicente Stato islamico, ma del gesto di un ragazzo con problemi psichiatrici. Questo precedente suggeriva ieri sera alle autorità tedesche di non spingersi oltre le semplici ipotesi, senza giungere a conclusioni affrettate. La stessa polizia berlinese, attraverso i canali social, ha invitato la cittadinanza a non diffondere voci incontrollate, ma anche a restare possibilmente a casa. Sia per consentire con più facilità le operazioni di soccorso, sia per una forma di prudenza di fronte a possibili eventi analoghi nel corso della serata: la paura di essere al centro di un attacco sistematico, anche se non dichiarata, ovviamente c’era.

In Germania l’allerta anti-terrorismo è alta, anche se fino ad ora non si sono registrate azioni paragonabili a quelli avvenute in Francia. Nel corso degli ultimi anni sono stati scoperti dalle forze dell’ordine tedesche diversi piani per seminare il terrore, per fortuna mai andati in porto: nel 2007 furono arrestati i componenti del cosiddetto Sauerland-Gruppe, una cellula legata ad Al-Qaida. L’anno prima era stata la volta del tentativo di far esplodere tre bombe disseminate fra la stazione di Dortmund e due treni regionali dell’Ovest del Paese. Nei mesi scorsi le cronache riportano due episodi. Un attentato incendiario a un centro culturale sikh a Essen, senza conseguenze per le persone, per il quale sono stati riconosciuti colpevoli due giovani salafiti. E un’aggressione con arma da taglio su un treno nei pressi di Würzburg, ad opera di un profugo afgano che ferì gravemente cinque passeggeri: per la polizia, che uccise l’aggressore, si è trattato di un gesto terroristico.

Sui fatti di Berlino, al momento di andare in stampa nessuna dichiarazione ufficiale da parte del governo tedesco, salvo una breve nota del ministro dell’interno Thomas de Maizière che garantiva tutto l’appoggio alla polizia del Land di Berlino da parte della polizia federale alle sue dipendenze: ma nulla sulla natura dell’accaduto. E il tweet addolorato di Angela Merkel: «Piangiamo i morti e speriamo che i tanti feriti possano avere aiuto».

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