Turchia. Nuova ondata di arresti dopo Reina e Smirne

Turchia. In due giorni detenuti decine di politici curdi, giornalisti e presunti gulenisti. In manette altri co-sindaci dei comuni del sud-est. Fa discutere il caso del reporter Ahmet Sik: secondo i legali è stato lasciato senz’acqua. Cacciati 350 diplomatici

Dimitri Bettoni, il manifesto • 7/1/2017 • Diritti umani & Discriminazioni, Guerre, Armi & Terrorismi • 585 Viste

ISTANBUL. All’ombra tetra degli attentati che hanno sconvolto la Turchia l’1 e il 5 gennaio, continuano le operazioni di polizia in tutto il paese. Soltanto tra il 5 e il 6 gennaio sono stati arrestati 21 rappresentanti curdi, tra cui i co-sindaci dei distretto di Kulp a Diyarbakir, Viransehir, Bozova ad Urfa, tutti con l’accusa di complicità con il Pkk. Sale così a 76 il numero dei co-sindaci in stato di detenzione, mentre sono 52 i municipi commissariati dalle autorità governative.Continua la repressione anche nel giornalismo e fa sempre più discutere il caso di Ahmet Sık, giornalista del quotidiano Cuhmuriyet arrestato il 29 dicembre con l’accusa di propaganda in favore del Pkk e dell’organizzazione Feto, etichetta del governo turco per la congrega religiosa di Gülen. In isolamento nella prigione di Metris fino al 2 gennaio e poi trasferito nel carcere di massima sicurezza di Silivri, Sık ha potuto incontrare la madre e gli avvocati solo il 5 gennaio.

Questi hanno denunciato le condizioni di detenzione, sostenendo che sia stato lasciato senza acqua potabile per tre giorni. Il Direttorato delle Carceri ha emesso un comunicato per ribattere alle accuse, visto che al detenuto sarebbero «stati dati 1,5 litri d’acqua in data 1 gennaio» e che «a ciascun detenuto sono forniti quotidianamente 50 litri d’acqua calda e 200 litri d’acqua fredda, potabili secondo le ultime analisi del 24 dicembre» scorso.

Già incarcerato a Silivri nel 2011 per indagini giornalistiche sul sodalizio tra Gülen e Akp, il partito di governo, Sik aveva inoltre partecipato poco prima della detenzione all’iniziativa di una fotografia collettiva di 100 giornalisti da inviare ai colleghi detenuti in carcere, ai quali non è spesso concesso di ricevere la posta a causa delle restrizioni legate allo stato di emergenza. Una campagna per chiedere il suo rilascio è stata lanciata da English Pen.

Revocata invece la tessera stampa della giornalista Amberin Zaman, per alcuni tweet in favore dei curdi siriani lanciati a commento dell’attentato della notte di capodanno al club Reina di Istanbul. Sono oltre 620 le tessere stampa non rinnovate fino ad oggi dal Direttorato per la Stampa turco.

Arrestato Kemal Sancili, direttore del quotidiano filocurdo Ozgur Gundem, chiuso da tempo, senza che se ne conoscano i capi di accusa. 68 impiegati dell’azienda delle telecomunicazioni di Stato Trt sono stati invece arrestati in due settimane per presunti collegamenti con Gülen.

Lo stilista Barbaros Sansal è stato incarcerato il 4 gennaio «per incitamento all’odio». Voce critica del governo e figura di spicco della scena Lgbt, alla vigilia di capodanno aveva pubblicato su internet duri commenti, con una chiusa volgare, sulla situazione turca. Espulso da Cipro Nord in cui si trovava, è atterrato ad Istanbul e preso in custodia da agenti, quando una ventina di civili hanno cercato di linciarlo in nome della nazione, scatenando un putiferio attorno alle misure di sicurezza dello scalo.

Tre fermi sono stati eseguiti nelle alte sfere del colosso Dogan per presunti collegamenti con la rete di Gülen. Il proprietario, Aydin Dogan, ha reagito negando ogni accusa per i suoi uomini di fiducia. L’Associazione degli Avvocati di Istanbul ha invece duramente bollato l’arresto di Yucel, consigliere legale del gruppo come azione intimidatoria da parte del potere politico. Dogan è una holding a cui fanno capo anche emittenti tv, radio e pubblicazioni cartacee, tra cui colossi dell’informazione come il canale televisivo Cnn Turk ed i quotidiani Hurriyet e Posta.

Il ministro degli Esteri Cavusoglu ha poi fatto sapere che sono 350 i rappresentanti della diplomazia turca allontanati dal Ministero in quanto considerati vicini a Gülen.

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