Jobs act. Le «cinque bufale» sui voucher in Emilia

La difesa del sindacato. «Utilizzati solo per attività accessorie svolte da pensionati, mai come sostitutivi di lavoro dipendente». Intanto Barbagallo (Uil) prende le distanze dal referendum sul Jobs Act, come aveva già fatto Furlan della Cisl

il manifesto • 10/1/2017 • Lavoro, economia & finanza, Sindacato • 554 Viste

Domani la sentenza della Corte costituzionale sui referendum della Cgil, ma intanto continua a tenere banco il caso dei voucher utilizzati dallo Spi – la categoria dei pensionati – in Emilia Romagna. Ieri il sindacato si è difeso cercando di smontare «le cinque bufale» che circolano sulla vicenda nei media e sui social. Intanto il segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo, ha preso le distanze dal referendum, così come aveva fatto qualche giorno prima la segretaria della Cisl Annamaria Furlan.

Secondo Barbagallo si deve rilanciare l’unità del sindacato perché «tutto ciò che si fa unilateralmente crea divisione e gli avversari del sindacato ne approfittano per colpirci uno a uno». Chiaro il richiamo alla consultazione indetta dalla Cgil. «Contro il Jobs Act – ha proseguito – abbiamo fatto uno sciopero generale e, però, sin da allora, ci eravamo già espressi dicendo che per recuperare quei diritti sarebbe stato preferibile lo strumento della contrattazione: continuiamo a pensarla così, tant’è che in alcuni contratti abbiamo recuperato l’articolo 18. Vedremo cosa deciderà la Consulta il giorno 11 e poi valuteremo».

Insomma, non si chiudono le porte alla possibilità di votare Sì, ma per il momento – seppure in modo più sfumato rispetto alla bocciatura impressa da Furlan – la presa di distanza è piuttosto netta.
La leader Cisl aveva parlato di referendum come «strumento non adatto» e aveva chiesto un intervento del Parlamento sui voucher. Nessun sostegno poi al quesito sull’articolo 18.

Quanto al caso Spi, i pensionati si sono difesi con un articolo a firma di Lorenzo Rossi Doria, responsabile comunicazione dello stesso sindacato, sull’Huffington. «La Cgil – scrive – usa i voucher solo ed esclusivamente per retribuire alcuni collaboratori pensionati volontari che prestano saltuariamente servizio presso il sindacato. Come riporta lo stesso Spi Cgil sul proprio sito l’utilizzo dei voucher riguarda infatti quei pensionati che nel territorio sono impegnati per alcune ore alla settimana a garantire l’apertura delle sedi periferiche o attività di supporto all’accoglienza». Insomma puro lavoro accessorio, di poche ore, aggiuntivo alla pensione.

Ancora, «la Cgil non vuole abolire il lavoro occasionale e accessorio», ma «mira ad abrogare le disposizioni di legge che hanno consentito un utilizzo di questo istituto improprio ed invasivo, tale da favorire forme incontrollate di precariato». «Ingiustificato clamore», secondo lo Spi, è stato dato alla mail che la Cgil ha diffuso a tutte le sedi e in cui si invitano i funzionari a spiegare che i voucher sono utilizzati «solo per attività occasionali svolte dai pensionati»: «Non si minimizza, è proprio la realtà».

Infine si ricorda al direttore dell’Unità, Sergio Staino, che aveva accusato la segretaria Susanna Camusso di avanzare solo critiche e mai proposte, che esistono la proposta di legge di iniziativa popolare «Carta dei diritti universali del lavoro» e il Piano del lavoro del 2013.

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