Cyberspionaggio. Rimosso il capo della polizia postale

Cyberspionaggio. Rimosso il capo della polizia postale

Mentre è ancora tutta da chiarire la portata dell’inchiesta «Eye Piramid» che avrebbe smantellato la centrale di cyberspionaggio creata dai fratelli Giulio e Francesca Maria Occhionero allo scopo, secondo la procura di Roma, di carpire informazioni riservate a politici, istituzioni, professionisti e imprenditori, la prima testa è già saltata. È quella del direttore della Polizia Postale, Roberto Di Legami, trasferito all’Ucis del ministero dell’Interno, e sostituito con l’attuale dirigente del compartimento del Lazio, Nunzia Ciardi. Alla base della decisione presa martedì sera dal capo della polizia Franco Gabrielli, sembra ci sia proprio il fatto che Di Legami non abbia riferito adeguatamente la portata dell’inchiesta.

Ieri però, durante gli interrogatori di garanzia, i fratelli Occhionero hanno respinto ogni accusa. I server all’estero «sono lì per motivi di lavoro», avrebbe spiegato l’uomo, rifiutandosi perfino di rivelarne le password. «Per una questione di privacy», avrebbe detto. E anche perché, sostiene il suo avvocato Stefano Parretta, «non c’è nessuna evidenza di dati illecitamente acquisiti: le mail sono evidentemente pubbliche e quindi accessibili da chiunque». Di più: «Non è roba mia: i 18 mila nickname nel mio pc chi mi dice che non me li abbiate messi voi con un malware violando la mia privacy», avrebbe ribattuto Occhionero al pm Eugenio Albamonte e al gip Maria Paolo Tomaselli.

Quanto a sua sorella, «non era a conoscenza dell’attività del fratello», è la linea difensiva dell’avvocato Roberto Bottacchiari. Francesca Occhionero, secondo il penalista, «non sa neppure usare il computer, tanto è vero che un giorno ha avuto bisogno di un tecnico per risolvere un problema informatico».

E invece secondo l’ordinanza di custodia cautelare, in alcuni casi i dati carpiti dai computer infettati dal virus durante l’hackeraggio sarebbero stati inviati a quattro indirizzi e-mail che «risultavano essere già emersi nel luglio 2011 nel corso del procedimento della cosiddetta P4». In particolare, uno di questi indirizzi sarebbe «collegato a operazioni di controllo da parte di Luigi Bisignani nei confronti dell’onorevole Papa e delle Fiamme Gialle». Ieri lo stesso Roberto Di Legami spiegava in un’intervista al Messaggero, che «in 8 mesi di accertamenti non ci siamo imbattuti in episodi di ricatto o di vendita. Non è detto che gli indagati avessero intenzione di monetizzare le informazioni. È importante considerare i legami con la massoneria: Giulio Occhionero è stato maestro venerabile di una loggia affiliata alla Grande Oriente d’ Italia. In questi ambienti il dossieraggio è fonte di potere».

Ultima annotazione: la polizia postale avrebbe ora specificato che i telefoni cellulari di Matteo Renzi, Mario Monti e del presidente della Bce Mario Draghi non sarebbero stati infettati perché il tentativo di accesso alle caselle di posta elettronica non sarebbe riuscito.

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