Emergenza freddo Balcani: è allarme per la vita dei migranti

Rotta balcanica. Bloccati in Grecia e Serbia. Allarme in particolare per bambini e neonati

Carlo Lania, il manifesto • 13/1/2017 • Diritti umani & Discriminazioni, Europa, Immigrati & Rifugiati • 766 Viste

A rilanciare per l’ennesima volta l’allarme è stata l’Unhcr, sottolineando come le condizioni dei profughi confinati sulle isole dell’Egeo siano rese impossibili da settimane dall’ondata di gelo che ha colpito la Grecia e i Balcani. «Chiediamo al governo greco di trasferirli al più presto sulla terra ferma», ha sollecitato l’agenzia dell’Onu, senza però aver ricevuto sinora una risposta.

ALLOGGIATI in tendopoli o in bungalow buoni più per i soggiorni estivi dei turisti che per fronteggiare le basse temperature di questi giorni, oppure ammassati in centri di accoglienza ridotti allo stremo per il sovraffollamento, migliaia di uomini, donne e bambini sono costretti da settimane a farsi largo nelle strade ghiacciate, circondati da fango e neve e affidandosi all’aiuto offerto dalle tante ong che da giorni distribuiscono coperte e abiti pesanti. Una situazione giudicata «insostenibile» da una portavoce della Commissione europea, ben attenta però a mettere in chiaro di non potere né volere interferire nelle scelte della Grecia. «Sta ad Atene garantire l’accoglienza adeguata», ha detto la portavoce.

Secondo le stime ufficiali attualmente in Grecia ci sarebbero 62 mila profughi, quasi tutti siriani, 15 mila dei quali si trovano sulle isole dell’Egeo. Le condizioni di vita più dure si registrano a Lesbo, dove nei giorni scorsi alcuni migranti alloggiati nel campo di Moria sono stati trasferiti in alberghi della zona. Il governo ha inviato anche una nave da guerra attrezzata con letti, coperte e stufe in grado di poter accogliere 500 persone. L’operazione, però, procede a rilento a causa della diffidenza mostrata dai rifugiati, contrari a salire a bordo nel timore di essere trasferiti in altre isole o addirittura in Turchia, paese dal quale sono partiti. Perdipiù a molti non è proprio piaciuta la scelta di inviare una nave da guerra per soccorrere chi è fuggito da un conflitto. «Perché non hanno usato un traghetto?», ha chiesto un cooperante intervistato dalla agenzie di stampa greche.

SEPPURE situazioni di difficoltà non mancano neanche nei campi allestiti nel nord del paese, il governo greco non sembra per ora intenzionato a fare quello che ai più sembra essere la soluzione più ovvia, vale a dire portare via i rifugiati dalle isole sistemandoli in strutture sulla terra ferma. Una determinazione che sarebbe dettata da Bruxelles e dagli stati membri dell’Unione europea, che preferirebbero sapere i migranti bloccati sulle isole nel timore che – una volta sulla terra ferma – possano proseguire verso il nord Europa. Ma anche per le restrizioni poste dalla Turchia, con la quale da marzo del 2016 esiste un accordo per fermare le partenze ma disposta a riprendere indietro solo quanti, approdati sulle isole dell’Egeo, non le abbiano mai lasciate.

COME AL SOLITO a pagare il prezzo più alto sono i più deboli, le donne e i bambini. Questi ultimi soprattutto, per i quali Save the Children ha richiamato l’attenzione per le pesantissime condizioni in cui sono costretti a vivere non solo in Grecia ma in tutti i Balcani. «Insieme ai neonati sono i più vulnerabili tra la popolazione intrappolata e senza accesso ad alcuna fonte di calore o nessun riparo e sono particolarmente esposti all’ipotermia», ha detto l’organizzazione. Condizioni drammatiche che ovviamente riguardano tutti i migranti, ma che vede nei piccoli rifugiati, molti dei quali viaggiano soli, i soggetti più a rischio. «Se non si interviene tempestivamente – avverte Save the Children – decine d migranti e soprattutto bambini, rischieranno la morte per congelamento».

Un’emergenza che oltre la Grecia riguarda in modo particolare la Serbia, paese nel quale, secondo Medici senza frontiere, si troverebbero almeno 8.500 migranti. L’organizzazione ha contato 6 mila i posti disponibili nei centri di accoglienza allestiti dal governo, ma di questi – avverte – solo 3.140 sono attrezzati per l’inverno. Nella capitale Belgrado – dove da una settimana le temperature oscillano tra i meno 15-20 gradi della notte e delle prime ore del mattino ai meno 8-10 nel corso della giornata – almeno 2.000 migranti vivono in magazzini abbandonati. Tra di loro abbondano i casi di infezioni respiratorie e malattie della pelle dovuti proprio alle temperature rigide, mentre sono sette i casi di ipotermia che Msf ha curato insieme a Medicines du Monde.
IERI ad Atene e sulle isole per qualche ora si è fatto vedere un sole tiepido, ma le previsioni annunciano per la prossima settimana un peggioramento delle condizioni meteorologiche. «Ci sarà un’ulteriore diminuzione delle temperature e siamo molto preoccupati per quanto potrebbe accadere», ha comunicato l’Unhcr.

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