Scontro tra Serbia e Kosovo. Stop al treno dei nazionalisti

Belgrado ripristina dopo 20 anni il collegamento ferroviario oltreconfine ma con scritte patriottiche sui vagoni. E si sfiora l’intervento armato

ANDREA TARQUINI, la Repubblica • 16/1/2017 • Guerre, Armi & Terrorismi, Internazionale • 708 Viste

UN TRENO passeggeri ieri ha portato Serbia e Kosovo (candidati all’ingresso nella Ue) sull’orlo di scontri armati. Lo dicono ognuno a modo suo i leader di entrambi i paesi, in una nuova escalation di tensione nei Balcani. Il treno era partito dalla stazione centrale della capitale serba Belgrado. Sarebbe stato il primo a raggiungere Kosovska Mitrovica (la città kosovara centro della minoranza serba) dopo 20 anni, cioè da quando — sconfitta dall’intervento della Nato — la Serbia dell’autocrate Slobodan Milosevic perse la regione irredentista.

Il treno era decorato con scritte patriottiche o nazionaliste come “Kosovo, parte della Serbia”. Il presidente kosovaro Hashim Thaci, dalla capitale Pristina, ha parlato di «provocazione» e ordinato alle forze speciali kosovare di schierarsi al confine e fermare il treno a ogni costo. In un’atmosfera tesa, si sono fronteggiati per ore militari kosovari con mezzi blindati e civili della minoranza serba. Il premier europeista serbo Aleksandar Vucic ha allora ordinato di fermare il treno. Che si è arrestato nella città serba di Raska.
Il Kosovo, territorio storicamente serbo da secoli, ma a popolazione al 90 per cento di etnìa albanese, era regione autonoma della Serbia nella Jugoslavia comunista- federale di Tito. Che entrò in crisi dopo la morte del Maresciallo. Il Kosovo seguì l’esempio scelto prima dalle repubbliche di Slovenia, Croazia e Bosnia- Erzegovina. Cioè secessione e indipendenza, rifiutando la svolta centralista-autoritaria dell’allora uomo forte di Belgrado, Slobodan Milosevic, fautore di una “Grande Serbia”. E poi primo responsabile ovunque in quelle guerre di orrendi eccidi e crimini di guerra. In Bosnia ci fu il primo intervento Nato. Poi, guidato da Ibrahim Rugova, il Kosovo si dichiarò indipendente. No e risposta armata di Milosevic rafforzarono in ogni campo i falchi. In Kosovo, volarono i consensi alla lotta armata della Uck (Ushtria Clirimtare e Kosoves, esercito di liberazione del Kosovo) contro Belgrado.
Entrambe le parti furono accusate di massacri e crimini atroci. La Nato intervenne in difesa dei civili kosovari e la Uck vinse. Il Kosovo è riconosciuto da molti paesi, anche Italia e Germania, ma non da Belgrado, Mosca, Gerusalemme e altri. Subito è partito il crescendo di accuse. «Per un treno Thaci ha quasi scatenato una guerra», scrive Novosti, giornale filogovernativo serbo. «Abbiamo inviato un treno per passeggeri, non carri armati», ha detto Vucic, aggiungendo: «È il mio ultimo avvertimento. Che nessuno tenti di attaccare i serbi viventi in Kosovo, non lo permetteremo ». Più duro il capo dello Stato serbo Tomislav Nikolic, ritenuto russofilo. «Se uccidono un solo serbo, invieremo l’esercito». Replica di Pristina: «La vicenda conferma che la Serbia vuol destabilizzare il Kosovo», afferma Edita Tahiri, responsabile dei negoziati con Belgrado. Risponde il suo omologo-controparte serbo, Marko Djuric: «Respingiamo le accuse, tra Serbia e Kosovo funzionano senza problemi collegamenti via autobus». Lo scontro continua.

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