Numeri Pari: una rete per la dignità e la giustizia sociale

Movimenti. Promossa da Libera, Gruppo Abele, Cnca, Rete della Conoscenza, Roma Social Pride. Don Luigi Ciotti: «Abbiamo bisogno di una rivoluzione culturale, etica e sociale contro le disuguaglianze e le povertà»

Roberto Ciccarelli, il manifesto • 18/1/2017 • Terzo settore & Non profit, Welfare & Politiche sociali • 776 Viste

Istituire un reddito minimo garantito e universale («reddito di dignità») superando lo spezzatino delle contraddittorie misure assistenzialiche e selettive che il governo intende istituire con il reddito di inclusione sociale, una riedizione della social card di Tremonti. Raggiungere l’obiettivo «sfratti zero». Mettere la spesa sociale fuori dal patto di stabilità e chiedere la modifica dell’articolo 81 della Costituzione sul pareggio di bilancio. Resistere con il mutualismo, creare economie civili cooperative e welfare di comunità; antimafia sociale, lotta contro il razzismo e per l’accoglienza di migranti e profughi.

Sono gli obiettivi della neonata rete contro le disuguaglianze, per la giustizia sociale e la dignità «Numeri pari» promossa da Libera, Gruppo Abele, Coordinamento nazionale comunità di accoglienza (Cnca), gli studenti della Rete della Conoscenza e il Roma Social Pride. Non una «struttura», ma una rete di reti o coordinamento dell’associazionismo, del volontariato e dei movimenti, realtà diffusissime nel nostro paese, molto spesso divise e frammentarie. Il coordinamento sarà «aperto e alla pari» con i responsabili dei nodi territoriali che manterranno l’autonomia. I nodi saranno costituiti entro marzo e si muoveranno su agende politiche indipendenti sull’esempio della manifestazione romana del 17 dicembre scorso a sostegno dell’esperienza di accoglienza dei profughi del Baobab a cui hanno partecipato 10 mila persone.

L’obiettivo della «rete dei numeri pari» è incrociare le agende locali con quelle nazionali. Saranno i nodi territoriali a «dettare la linea» e il coordinamento a generalizzare le istanze. Comitati antimafia, centri sociali, reti, associazioni, campagne, progetti di mutualismo lanceranno le loro vertenze, il coordinamento le raccoglierà e, in base agli obiettivi e alle pratiche, si creeranno rapporti con i soggetti politici e culturali esistenti al di fuori della rete. Il metodo «dal basso verso l’alto» intende invertire le gerarchie che caratterizzano la politica rappresentativa e sarà visibile a partire dal 24 gennaio quando sarà lanciato un sito internet geolocalizzato dove saranno protagonisti i nodi territoriali.

I «numeri pari» sono un progetto ambizioso. Non solo per le dimensioni dei soggetti che si uniscono, ma perché rivendica una programmatica estraneità al politicismo delle sinistre politiche e non vuole essere una delle sommatorie identitarie in cui sono affogati altri tentativi nell’ultimo quinquennio. Intenti da verificare, ma avere immaginato una dialettica «orizzontale» e «democratica» è già un modo per rispondere a un grave un problema che ha paralizzato la società attiva, non solo la «sinistra».

Don Luigi Ciotti ha spiegato questo approccio nei termini di una «politica dei Noi»: «Noi non siamo navigatori solitari e eremiti digitali – ha detto – ciascuno viene da una lunga storia. Ora siamo chiamati a dargli una continuità più grande: umilmente, con concretezza e responsabilità, dobbiamo unire le forze. Non basta unirci dal basso, l’unione deve partire da dentro. Vogliamo unire le nostre forze con chi fa più fatica nella vita, con loro e non per loro. È necessario mettersi nei panni dell’altro, altrimenti resteremo solo dei teorici, dichiareremo una solidarietà che non si impasta con la giustizia. Se oggi i diritti sono deboli, non è solo a causa di chi li attacca, ma perché noi li abbiamo difesi troppo debolmente. È stata data una delega a piccoli gruppi, mentre la responsabilità è di tutti. Quella che immagino è una rivoluzione etica, sociale e politica contro la crisi e le povertà. Abbiamo il dovere di alzare la voce quando i molti scelgono un prudente silenzio».

«La rete – ha aggiunto don Armando Zappolini (Cnca) tra i portavoce della rete con Leopoldo Grosso (Gruppo Abele) – è «una reazione dal basso, che vuole dare visibilità alle tante iniziative avviate per aiutare le persone, e una denuncia forte all’opinione pubblica e alla politica, che sembrano essersi distratte di fronte al dramma di milioni di persone in povertà».

Una delle iniziative della rete sarà il rilancio della lotta contro le povertà e per il «reddito di dignità» «che non è quello proposto dai Cinque Stelle» ha precisato Giuseppe De Marzo (Libera). Si tratta di un reddito individuale, sufficiente, congruo rispetto alle competenze e al lavoro precedente, riservato ai residenti, italiani e non. «Una risposta strutturale e egualitaria alla crisi» per Martina Carpani (Rete della Conoscenza). «Un modo per sottrarsi al vuoto della rappresentanza e riconoscersi tra uguali nelle lotte» per Simona Panzino (Roma Social Pride).

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