Obama perdona il soldato Manning

A due giorni dalla fine del mandato il presidente commuta la pena: la fonte di WikiLeaks sarà liberata a maggio Dopo il cambio di sesso, tre tentati suicidi in carcere

redazione • 18/1/2017 • Internazionale • 782 Viste

NEW YORK. L’ex soldato e ora soldatessa Chelsea Manning potrà uscire dal carcere fra quattro mesi. Barack Obama, iperattivo fino alle ultime ore della sua presidenza, ha fatto il gesto di clemenza che molti si attendevano e invocavano da lui: compreso il fondatore di WikiLeaks Julian Assange che si era offerto perfino di auto-consegnarsi per l’estradizione in America in cambio della liberazione di Manning. Il perdono presidenziale di Obama non ha il valore politico né tantomeno giudiziario di un’assoluzione per le violazioni di 700.000 segreti diplomatici e militari che Manning aveva messo in circolazione. E’ un gesto umanitario dovuto alle gravi condizioni di salute della detenuta. Dopo la condanna a 35 anni di carcere Manning aveva deciso di procedere al cambio di sesso, ed era diventato donna. Ma scontava la pena in un carcere militare del Kansas con soli detenuti maschi. Aveva già tentato tre volte il suicidio.
Nato all’anagrafe di sesso maschile 29 anni fa, Bradley Edward Manning era soldato semplice sul fronte iracheno quando divenne protagonista nel 2010 di una delle più ampie fughe di notizie militari e diplomatiche. Il danno che riuscì a compiere passando a WikiLeaks quei comunicati diplomatici e militari mise in luce le fragilità del sistema di gestione delle informazioni al Pentagono e al Dipartimento di Stato, accessibili con facilità sorprendente da un militare di basso grado gerarchico.
Al processo la difesa di Manning invocò subito le attenuanti di ordine psichiatrico citando proprio la sindrome del “gender identity disorder” che era stata già diagnosticata al militare quando serviva sotto le armi. Fu condannato ugualmente, in base alla legge Espionage Act che risale addirittura al 1917. Tra le rivelazioni che arrivarono a WikiLeaks grazie a Manning e che circolarono poi nel mondo intero, c’erano documentazioni sulle vittime civili dei bombardamenti in Iraq e in Afghanistan. In quanto al materiale di fonte diplomatica, si consolidò l’opinione che alcune di quelle rivelazioni contribuirono alla scintilla iniziale delle cosiddette “primavere arabe”. I comunicati interni alla diplomazia americana, tra le ambasciate e Washington, rivelavano dettagli sulla corrruzione ai vertici dei regimi nordafricani e arabi. In Tunisia, per esempio, grazie a WikiLeaks si scoprì che la figlia del presidente si faceva portare i gelati in aereo da Saint-Tropez. Manning ritroverà la libertà il 17 maggio. Resta da vedere se Assange, come aveva annunciato giorni fa, vorrà consegnarsi alla Giustizia, prima svedese e poi presumibilmente americana, sotto la nuova Amministrazione Trump.

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