Trump firma l’ordine esecutivo per la barriera con il Messico

Stati Uniti. Trump vuole bloccare l’arrivo di persone «inclini al terrore» da paesi a maggioranza musulmana

Marina Catucci, il manifesto • 26/1/2017 • Diritti umani & Discriminazioni, Immigrati & Rifugiati, Internazionale • 566 Viste

«Da oggi stop alle sovvenzioni per le ’città santuario’, quelle che proteggono gli illegali»

NEW YORK. L’aveva detto durante le primarie, lo ha ripetuto in campagna elettorale e ora che è presidente, Trump mantiene le promesse (con buona pace di tutti quelli che sostenevano che la sua era solo propaganda): il neo presidente ha ordinato la costruzione di un muro al confine col Messico e questa è solo la prima di una serie di azioni previste per questa settimana, tutte volte a reprimere gli immigrati per «rafforzare la sicurezza nazionale», inclusa la direttiva che blocca l’arrivo di profughi non solo dalla Siria, ma anche da altri paesi a maggioranza musulmana considerati «inclini al terrore», almeno temporaneamente.

Bloccare i visti dunque per chiunque provenga da Siria, Iraq, Iran, Libia, Somalia, Sudan e Yemen. «Grande giorno per la sicurezza nazionale. Tra le tante cose, costruiremo il muro!» aveva scritto su Twitter per annunciare questo giro di vite e, nella stessa occasione, il Washington Post aveva anticipato la firma degli ordini esecutivi da parte di Trump per dare il via a provvedimenti penalizzanti nei confronti delle «città santuario», luoghi intoccabili, come New York o Los Angeles, dove gli amministratori locali si sono rifiutati di consegnare gli immigrati irregolari per l’espulsione.

Stando al WaPo – che ha pubblicato una bozza dell’ordine esecutivo della Casa bianca, Trump potrebbe anche far riaprire le prigioni segrete dell’intelligence, il progetto «black site», e permettere pratiche di tortura come il waterboarding, abolite da Obama già durante il primo mandato del 2009.

Gli ordini proposti potrebbero portare a cambiamenti radicali e a controversie riguardo il modo in cui agiscono gli Stati uniti, in nome della sicurezza, sia internamente sia verso il resto del mondo, rimettendo in campo politiche che sono già state ripudiate dalla gran parte dei Paesi.

Questo decreto sulla tortura ripristinerebbe quello varato nel 2007 dall’amministrazione di George W.Bush, riportando l’America indietro di 10 anni. Membri del congresso si sono già espressi contro questa possibilità: «Trump può firmare tutti gli ordini esecutivi che vuole. Ma la legge è la legge. Non reintrodurremo la tortura negli Stati uniti», ha commento il senatore repubblicano John McCain.

La politica sui rifugiati in esame non è inaspettata, ma in linea con il divieto di ingresso per gli immigrati musulmani che Trump aveva promesso durante tutta la sua campagna, sostenendo che un tale passo è giustificato dalle preoccupazioni per il terrorismo.

Trump ha detto di voler imporre «una vigilanza estrema» sui profughi siriani o provenienti da altri paesi in cui il terrorismo è dilagante e di cui queste popolazioni sono vittime. «È molto preoccupante pensare che i primi 100 giorni di governo Trump stiano per essere segnati da questa chiusura vergognosa delle nostre porte – ha dichiarato – Marielena Hincapié, direttore esecutivo del National Immigration Law Center – Tutto fa pensare che questo sia semplicemente una backdoor aperta per introdurre un divieto di immigrazione per gli islamici».

I provvedimenti sono stati confermati durante una conferenza stampa dal portavoce di Trump, Sean Spicer, che riguardo la costruzione del muro ha confermato che «il Messico in un modo o in un altro pagherà per questo», aggiungendo che al Department of Homeland Security verranno dati ulteriori mezzi «per reprimere l’immigrazione clandestina, compresa la fornitura di più spazi di detenzione».

«Costruire questa barriera è più di una semplice promessa elettorale. – ha continuato Spicer – è un primo passo per garantire davvero la sicurezza per il nostro poroso confine ed arginare il flusso incontrollato di droga, di criminalità e di immigrazione illegale negli Stati uniti».

L’azione porrà fine anche alla politica del catch and release, «imprigiona e rilascia», che, per reati minori prevedeva il rilascio dopo la detenzione, anche per gli immigrati; verrà sostituita con l’espulsione per gli irregolari che hanno commesso crimini di qualsiasi entità.

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