Attacco terroristico a moschea in Canada

Attacco terroristico a moschea in Canada

TORONTO. La polizia è ancora in cerca di un movente per l’attacco di domenica sera al Centro culturale islamico di Quebec City, la capitale della provincia canadese francofona del Quebec. Una cinquantina di persone, tutti uomini tra i 39 e i 70 anni, erano in preghiera, come ogni domenica sera, quando un uomo armato è entrato appena dopo le 20, sparando all’impazzata, uccidendo sei persone e ferendone altre diciannove, almeno cinque gravemente.

UNA DELLE VITTIME aveva quattro figli e si era allontanato per andare a pregare solo per una manciata di minuti. Alexandre Bissonnette e Mohamed Khadir sono stati fermati della polizia e identificati. La polizia, in una serie di tweet, ha specificato che uno di loro è stato sentito come testimone. Un unico arrestato, dunque, identificato dallo stampa come il franco-canadese Bissonnette. Stando alla sua pagina Facebook, avrebbe simpatie per Trump, Le Pen e Israele.

Quebec City, la più antica città del Nordamerica e bellissima roccaforte dall’architettura francese, conta circa 540mila abitanti. Veglie di preghiera sono state organizzate in tutte le principali città canadesi, tra cui Toronto, Montreal, Vancouver, Calgary e Edmonton. I premier di numerose province del Canada si sono dichiarati sconvolti dalla sparatoria e hanno espresso la loro solidarietà alle famiglie delle vittime. Il primo ministro del Canada, Justin Trudeau – figlio di Pierre Trudeau, a sua volta primo ministro negli anni Settanta e controverso padre del multiculturalismo canadese – ha definito l’attentato «terroristico» e «atto codardo».

TRUDEAU, leader del partito liberale, il centro sinistra canadese, si è subito recato sul posto e ha aggiunto in una dichiarazione ufficiale, che «i musulmani canadesi costituiscono una parte importante del tessuto della nostra nazione e questi atti insensati non hanno posto nelle nostre comunità, nelle nostre città e nel nostro paese».

Anche il premier del Quebec, Philippe Couillard, che ha esteso la propria solidarietà alla comunità musulmana quebecchese, ha descritto il gesto «violenza barbarica» e ha affermato che deve essere considerato un atto di terrorismo.

LA MOSCHEA in questione era stata vittima di atti vandalici in passato. In particolare lo scorso luglio, quando qualcuno aveva lasciato davanti all’entrata la testa un maiale morto impacchettata come un regalo. Il fatto era stato considerato isolato. L’atmosfera nei confronti dell’Islam in Canada finora è sempre stata piuttosto tranquilla. Come riportato dalla stazione televisiva Global News, la comunità musulmana della vicina Montreal si è detta incredula che un evento di questa portata potesse accadere in Canada, anche se Samer Majzoub, presidente del Canadian Muslim Forum, ha dichiarato che l’islamofobia purtroppo esiste ed è in aumento in tutto il mondo. Majzoub non ritiene che l’attacco sia legato al bando all’entrata negli Stati uniti a cittadini di paesi di fede musulmana, firmato sabato scorso dal neo presidente Trump, ma che sia stato pianificato in precedenza.

IL CENTRO HA RICEVUTO ieri molte telefonate di richieste di informazioni, in molti hanno chiamato dicendo che non si sentono più sicuri e hanno chiesto se fosse il caso di mandare i propri figli a scuola. In Canada, dove esistono oltre novanta centri musulmani di preghiera, inclusi centri culturali e moschee, la popolazione di fede musulmana è il 3,2 percento. Nonostante la religione cristiana rappresenti la maggioranza, con quasi il 70% della popolazione, con la chiesa cattolica in testa, quasi il 24 % dei canadesi si considera senza religione, perciò l’Islam è la seconda fede del paese. Anche se Trudeau nel complimentarsi per la sua elezione aveva dichiarato a Trump che il Canada avrebbe continuato i suoi rapporti di scambio economico con gli Usa, ha subito condannato il bando del presidente Usa. Su Twitter si è affrettato a scrivere che «la diversità è la forza del Canada» e confermato che il paese continuerà ad accettare persone di ogni fede religiosa. La premier dell’Ontario Wynne e il sindaco di Toronto Tori hanno assicurato che l’Ontario e Toronto continueranno «ad aprire le le porte al mondo».

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